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Enovarie

Benvenuto a Domani, il nuovo quotidiano di De Benedetti

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E io, di destra, invito a leggerlo e sostenerlo

Forse qualcuno tra i miei quattro lettori, i più fanatici e trinariciuti, quelli con l’anello al naso, quelli che “ragionano” per default, senza ragionare, con schemi mentali fossilizzati e polverosi, secondo i quali uno di destra, quale io risolutamente sono (una destra talmente a destra che finisce inevitabilmente a sinistra) non dovrebbe mai parlare, se non demonizzando e vomitandogli contro insulti, uno o qualcosa di sinistra. E qui potremmo aprire una parentesi, e una discussione lunghissima, citando il grande Giorgio Gaber, su cosa sia la destra e cosa la sinistra oggi…

Ciò detto, a costo di lasciare “di palta” qualche lettore, voglio apertamente invitare i lettori di Vino al vino a sostenere (in quale modo? Semplice, acquistandolo in edicola o abbonandovi), Domani, il nuovo quotidiano, diretto dall’ottimo Stefano Feltri e finanziato da una vecchia volpe dell’editoria e della finanza italiana, l’ingegner Carlo De Benedetti, che si è affacciato sul mercato da tre giorni.

Per me basta sapere che collaboratrice di questo nuovo giornale è la più grande scrittrice italiana, commentatrice di costume, ovvero Camilla Baresani, autrice di capolavori (oh yes, capolavori come Gli sbafatori, La cena delle meraviglie, Sbadatamente ho fatto l’amore, Il plagio, L’imperfezione dell’amore e l’ultimo, strepitoso, Gelosia) che oggi ci ha regalato un excursus su “cafonissima riccanza”, dal titolo Ci vuole un po’ di odio anche per esibire la ricchezza, letteralmente da standing ovation, per decidere che, anche se l’editore non mi entusiasma e la linea politica immagino non coinciderà con le mie idee, io leggerò Domani. E invito voi a fare altrettanto.

Perché lo faccio? Semplice, perché non sono stupido, solo mentalmente libero, perché condivido il celebre motto attribuito a Voltaire, ma pare non suo, “Je ne suis pas d’accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu’à la mort pour que vous ayez le droit de le dire”, che tradurrei in sintesi con “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”, sono persuaso, con George Hegel, che “possiamo essere liberi solo se tutti lo sono”, e con George Orwell, l’autore di 1984 e del Grande Fratello, secondo il quale “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”, e infine perché penso, citando uno dei miei Maestri, con Indro Montanelli, Giovanni Guareschi, Ennio Flaiano, ovvero Leo Longanesi, che “non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”, e la libertà è accettare il confronto di idee. Anche con le idee che non ci piacciono, che non condividiamo. E io, anticonformista per natura, disprezzo conformisti, tartufi, leccaculo, opportunisti, ipocriti, falsi e bigotti di ogni tipo. Che anche nel mondo del vino non mancano.

Quando chiudono un giornale, una rivista, o anche solo (e ne hanno chiuse tantissime in Italia negli ultimi anni) un’edicola o una libreria, è un giorno di lutto. Quando apre un quotidiano, un blog di libera informazione, una rivista, è un giorno di festa.

Ecco perché, considerando che abbiamo tutti bisogno, dopo questo annus horribilis, di pensare di avere un futuro, un domani, batto le mani al nuovo quotidiano Domani, faccio gli auguri al direttore Stefano Feltri, 36 enne modenese e non imparentato con il grande Vittorio, a tutta la redazione e ai collaboratori.

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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