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Degustazioni

Maremma Toscana rosato Doc Illario 2019 Fattoria di Magliano

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Diciamolo: uno dei 10-15 migliori rosati italiani, ma Slow Food non lo sa…

Ci sono lettori, poveretti (vi assicuro che sono veri non sto inventando) che mi scrivono: Ziliani, ma quando scrive un libro? La mia risposta è sempre quella: no grazie, al massimo mi leggerebbero in 12, ex moglie e figlia comprese, e non voglio avere sulla coscienza l’abbattimento di qualche albero per ottenere la carta che servirebbe a mettere nero su bianco le mie scempiaggini.

Questo il mio pensiero, non essendo peraltro persuaso di possedere il passo giusto, un sistema di pensiero tale da consentirmi non solo di raccontare con un respiro più ampio del semplice post o articolo, ma di attrarre un potenziale lettore. Non scrivo male, lo so benissimo, anzi, però quando leggo Camilla Baresani, Pietrangelo Buttafuoco (lasciamo stare Montanelli: altro pianeta) o Vittorio Feltri, mi viene la tentazione di prendere i computer e buttarli dalla finestra e dedicarmi alla contemplazione delle stelle. O al vecchio disegno di fare il clochard sotto un ponte lungo la Seine à Paris…

Pur con questa consapevolezza da qualche giorno però ha cominciato a pungermi vaghezza una strana idea, anzi una pazza idea per dirla con Patty Pravo, quella di scrivere un libro, una specie di guida, dove scegliere e raccontare quelli che secondo me sono i 100 migliori rosati o vini rosa, come oggi c’è il vezzo di chiamarli, italiani.

Penso già alla copertina del libro campeggiare in libreria in bella mostra insieme ai fondamentali capolavori di Adua Villa e della Italian wine girl Laura Donadoni, tra un libro di Alice Feiring, uno del bravo Alessandro Torcoli, In vino veritas ad esempio, la riedizione del fondamentale libro sul Barolo, Il Barolo come lo sento io, di Massimo Martinelli e le solite inutili, tantissime guide dei vini.

“Guardi Ziliani che un libro del genere esiste già”, salta su un mio immaginario interlocutore ad obiettare, “l’ha pubblicato Slow Food Editore, consta di 190 pagine e provano a venderlo a 14,90 euro. Titolo: I migliori 100 vini rosa d’Italia”.

Perdiana, ma davvero? Roso dal dubbio sono corso in libreria (vedi Amazon.it) e ho scoperto che quanto mi era stato detto era vero, che quel libro la casa editrice che ha dato alle stampe anche l’ultimo libro, bellissimo, del mio amico Oscar Farinetti, Serendipity, 50 storie di successi nati per caso, l’ha pubblicato. Morale: me lo sono procurato e la conclusione è che un libro tanto inutile, lacunoso, banale, ci voleva davvero del talento per metterlo insieme.

Quando poi sono andato a vedere quali 100 vini rosa costituissero la crème de la crème secondo la casa editrice chioccioluta mi sono messo a ridere. Nemmeno un asino patentato avrebbe potuto messere insieme una selezione più bislacca e scombiccherata. Manca clamorosamente il miglior rosato piemontese, il fantastico Elatis di Comm. G.Burlotto e manca il rosato di Nervi a Gattinara, quello di Diego Morra, mancano gran parte dei migliori Etna rosato, quelli di Graci, Palmento Costanzo, Benanti, Terre Nere e lo stupendo Millemetri di Feudo Cavaliere.

Manca il Riviera del Garda bresciano Rosa dei Frati di Cà dei Frati. La selezione toscana è comica, quella pugliese da rimandare a settembre o bocciare. In Calabria se la cavano correttamente a Cirò marina, ma ignorano lo splendido rosato Violet di Mariolina Baccellieri e propongono l’inutile rosato di Ceraudo. E non ci sono nemmeno lo spettacolare rosato di Nebbiolo della sarda Muscazega. E il Marche rosato di Cimarelli. E in Puglia il Sussumaniello Somarello di Masseria Croce Piccola.

Insomma un mezzo disastro, che mi è apparso ancora più disastroso quando oggi, stappando a distanza di qualche anno da quando l’avevo scoperto e ne avevo scritto nella mia rubrica settimanale che per circa tre anni condussi sul sito del Cucchiaio d’argento, un rosato di Sangiovese che con l’annata 2019 io considero e lo dico ad alta voce, uno dei 10-15 migliori rosati italiani, ovvero il Maremma Toscana rosato Doc Illario 2019 della Fattoria di Magliano, ho visto che sul libro, così come accade con l’Annas’s secret di Valditoro o il Lyncurio del Castello di Potentino, questo vino imperdibile non c’era.

bty

E come giudicare, se non malamente, una cosiddetta guida che scegliendo un Cerasuolo di Cataldi Madonna non seleziona il sensazionale Pié delle Vigne ma solo il Cerasuolo normale e poi non seleziona nulla di Laura Pasetti o di Pietrantonj, in Puglia ignora il CalaRosa di Borgo Turrito, in Liguria dimentica l’Ormeasco Sciac Tra di Lupi,  in Campania il Pedirosa de La Sibilla, e l’elenco delle assenze imperdonabili potrebbe continuare.

bty

Che disastro questa guida che non guida e ti guida fuori strada, quale dimostrazione di incompetenza da parte di questa pubblicazione premiata dal premiato (per dilettantismo allo sbaraglio) duo Gariglio – Giavedoni!

Mi consolo, pensando seriamente di contattare un altro specialista dei rosati come Angelo Peretti, alias Internet Gourmet, per “costringerlo” a fare finalmente qualcosa di comunicativo insieme sui vini rosa, e godendomi, questo fantastico Maremma Toscana rosato Doc Illario 2019 della Fattoria di Magliano, vino biologico, leggo in etichetta.

Per la descrizione dell’azienda vi rimando qui e poi ancora qui, e al sito Internet ben fatto della Fattoria di Magliano, e alla scheda di presentazione di un vino che, come tutti gli altri, porta la firma di quella bellissima donna ed enologa raffinata che è Donna Graziana Grassini.

Un Sangiovese in purezza, uve vendemmiate nella prima settimana di settembre, criomacerazione, affinamento sulle fecce fini per tre mesi, da vigne del 1998 e 2000 poste a 250 metri di altezza su terreno di medio impasto ricco di scheletro, esposte a est-ovest, con densità di impianto di 6500 piante ettaro, resa un chilo per pianta, e 12 mila bottiglie prodotte.

Gran bel vino, come ho detto via Whatsapp all’amico Lorenzo Scian, direttore commerciale dell’azienda e intellettuale con studi filosofici prestato al vino, e al telefono a Donna Graziana, che solo degli absolute beginners come gli autori della guida potevano omettere di selezionare.

Colore polpa di pesca, melograno pallido, con le sfumature del tramonto quando la luce evapora nel cielo, naso denso, fresco elegante, un perfetto mix tra frutti rossi, macchia mediterranea, rosmarino, sale e la mineralità che emerge, soprattutto dopo qualche anno, nel Vermentino Pagliatura.

Bocca delicata e intrigante, con un bel gioco dolce salato, gusto di pesca noce e pesca bianca appena accennato, poi è un trionfo di freschezza e di sale, di annuncio di mare e d’amore.

Perché è sempre l’amore, boia fauss, al centro della mia vita, in questa calda, intensa, vibrante estate del 2020, ad un mese da quando canterò una canzone famosa dei Beatles..

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Zuk

    18/08/2020 at 21:13

    Da semplice appassionato di vini rosa, concordo con lei: molti dei vini che ha citato avrebbero senz’altro meritato di essere inseriti nella Guida (dissento soltanto sul Rosato di Nervi/Conterno. Bevuto l’anno scorso al taste Alto Piemonte di Novara, non mi ha convinto, inducendomi a una lunga discussione con la cortese signorina al banco di assaggio. Seppur estremamente piacevole, l’ho trovato troppo francese con quel suo colorino cipria. Per me un rosato di nebbiolo è ben altra cosa). Quanto alla Fattoria di Magliano, purtroppo non ho mai avuto occasione di assaggiare il loro rosato, ma il vermentino è splendido, salino e minerale come dice lei, e ancor meglio il morellino Heba, dritto e snello, di grande bevibilità, senza la pesantezza che purtroppo caratterizza molti suoi omologhi. P.S.: lo scriva prima o poi quel libro, i lettori saranno molti più di quelli che pensa, e io sarei senz’altro tra questi.

    • Franco Ziliani

      18/08/2020 at 21:55

      lei é troppo gentile ma non voglio avere sulla coscienza il taglio di alberi per causa di un mio sfogo cartaceo. E poi di quello che scrivo e come lo scrivo interessa a 4 gatti. Gentili e affettuosi, lei compreso

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