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Degustazioni

Evviva il Carricante, che dei bianchi dell’Etna è il profeta

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Una degustazione rivelatoria di bianchi della Muntagna

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo articolo dedicato ad una magnifica degustazione di Etna bianco fatta lo scorso 11 luglio, un evento organizzato dal comune di Milo insieme alla delegazione AIS di Taormina e alla ViniMilo, la più antica manifestazione sull’Etna dedicata ai vini e alla gastronomia del vulcano.

Bravissimo Renato come sempre, buona lettura!

Se la mappatura dei terroir di elezione dei  più famosi vini rossi, riconosciuta a livello mondiale, riesce generalmente a mettere tutti  d’accordo,  con zone indiscutibilmente vocate all’eccellenza come la Toscana, il Piemonte ed il Veneto per l’ Italia o la Borgogna, il Bordeaux , il Médoc, ecc. per la Francia, forse non può dirsi ugualmente quando si parla dei grandi vini bianchi del mondo. Sicuramente un posto nell’Olimpo dei bianchi  lo occupano la Mosella,  l’Alsazia, di nuovo la stessa Borgogna ed in Italia certamente il Friuli, la Liguria, il Lazio e la Campania (e aggiungo io il Süd Tirol f.z.) ma è altrettanto certo che esiste una regione, in Italia, la quale rappresenta, probabilmente meno di quanto le sia riconosciuto oggi, ed a torto,  la patria elettiva ideale di vini bianchi semplicemente immensi. La Sicilia.

Grillo, Inzolia, Catarratto, le aromatiche uve Malvasie e Moscato, sono solo alcune delle varietà che concorrono in una produzione di vino bianco siciliano che rappresenta il  53% del totale rispetto ai rossi e rosati.

Una zona in particolare, in un territorio davvero speciale per le sue caratteristiche geografiche, geofisiche, geomorfologiche, climatiche ed ambientali  riesce a generare grandi vini bianchi con un solo vitigno, il Carricante.

Siamo ancora una volta sull’Etna, dove il Carricante riesce ad arrivare a maturazione anche ad altitudini notevoli, trasmettendo al contempo ai vini tutta la mineralità del terreno lavico e la sapidità dovuta alle brezze marine della vicina costa ionica. Condizioni uniche in un terroir irripetibile: ecco perché il Versante Est della Montagna, quello esposto verso il mare Ionio ed in particolare la zona della DOC Etna circoscritta all’interno del comune di Milo, fu scelto nel 1968 per ricevere, all’ interno del disciplinare, l’esclusività della dicitura Etna Bianco Superiore.

L’Etna DOC rappresenta appena il 3% del vino prodotto nella regione Sicilia ed  il solo comune di Milo ad oggi ha impianti vitati per  circa ottanta ettari di superficie, con un potenziale che può arrivare al massimo a centoventi ettari. I vini etnei sono quindi indiscutibilmente una chicca; questi pochi ma brillanti Etna Bianco Superiore sono una vera chicca nella chicca.

Lo scorso 11 luglio abbiamo partecipato ad un evento organizzato dal comune di Milo insieme alla delegazione AIS di Taormina e alla ViniMilo, la più antica manifestazione sull’Etna dedicata ai vini e alla gastronomia del vulcano. Con la presenza di tutti gli attuali produttori di Etna Bianco Superiore, che hanno portato le loro attuali annate in commercio, proviamo a commentarli uno per uno.

Il primo vino in degustazione è il nuovo Contrada Rinazzo 2018 della gloriosa Cantina Benanti, alla sua prima uscita ufficiale. Il vigneto si trova nella parte alta di Milo, a circa 800 metri di altitudine, appunto in Contrada Rinazzo. Un impianto giovane, con una bellissima esposizione ad est che vanta un panorama mozzafiato verso il mare. Il vino si presenta già molto interessante; la prima cosa che emerge è lo stile Benanti: quell’eleganza misurata e sottile che contraddistingue i vini di questa cantina.

A differenza del pluripremiato Pietramarina, Etna bianco superiore storico e che  esce in commercio dopo almeno 4 anni dalla vendemmia, il Rinazzo è disponibile dopo due anni. Giallo paglierino, al naso si esaltano note di zagara ed erbe aromatiche, in bocca è secco, verticale, con una delicata sapidità e mineralità. Un vino che può solo migliorare nel tempo.

Il secondo vino è l’Affiu 2018 dell’ Azienda Eredi Di Maio, anch’esso prima annata in commercio. “Affiu” ( Alfio in siciliano) è il nome del nonno, coltivatore vitivinicolo, della famiglia Di Maio-Patanè. Gli eredi, in particolare i giovani cugini, Luca e Marco Patanè ed Andrea Di Maio hanno ripreso e riportato ad antichi fasti  le vecchie vigne di proprietà del nonno, una buona parte delle quali sono a piede franco.

I vigneti sono collocati in quattro diverse contrade e la loro altitudine oscilla tra i 580 e i 900 m slm. La parte principale della proprietà  è situata in contrada Caselle, considerata tra le più prestigiose in assoluto. Il vino ha già una grande personalità. Al naso offre sentori floreali di zagara di arancia, ginestra e soprattutto uno spiccato fruttato, anche esotico. In bocca grande acidità, freschezza e sapidità. Un vino che rappresenta al meglio l’Etna bianco Superiore e che può senz’altro avere una soddisfacente longevità.

Il terzo vino è l’Etna Bianco Superiore 2018 di Tenuta delle Terre Nere.  Azienda del versante nord, che ha acquistato terreni  di recente a Milo, nella parte bassa.  Alla vista si rivelano subito preziosi riflessi giallo dorati, mentre al naso la diversità rispetto ai primi due vini degustati si percepisce subito,  grazie ai sentori di albicocche e arancia candita, miele e vaniglia che ne sottolineano il passaggio in legno.  In bocca si presenta con una buona acidità ma soprattutto con la sapidità tipica di questi vini.

Il quarto vino è il  Kudos 2018, novità dell’ ultim’ora firmato insieme da Federico Curtaz ed Eredi Di Maio. Sorprendente! Le uve provengono dalle migliori selezioni dei vigneti di Rinazzo e Caselle, entrambi vigne vecchie ed a piede franco. Affinato in legno come il precedente, presenta una intensità olfattiva maestosa, con gradevoli sentori di frutta gialla matura, di frutta tropicale, di miele d’ arancia. In bocca è fresco, sapido, e con una lunga persistenza.

Il quinto vino è il Prima Zappa 2018 della famiglia Calcagno di Passopisciaro. L’Annata 2018 si pregia della denominazione Superiore; le uve sono state acquistate da vigneti di Milo. Il vino al naso è delicato, con sentori floreali ed erbacei interessanti, mentre in bocca si percepisce una buona sapidità e mineralità.

Il sesto vino è l’Etna Bianco Superiore di Barone di Villagrande 2018. Con tale nobile cantina si entra religiosamente nella storia della Doc Etna, in quanto fu Carlo Nicolosi Asmundo, l’allora proprietario, a scriverne il disciplinare. I vigneti sono in contrada Villagrande, ad una altitudine di circa 600/700 metri, in uno degli anfiteatri più belli dell’Etna esposti verso il mare. 90% di Carricante e 10% di uve autoctone bianche del territorio, prima fra tutte la  Minnella, per un vino che in base all’annata può presentare mille diverse sfaccettature organolettiche. Zagara di limone, frutta bianca, gelsomino e ginestra deliziano l’olfatto, mentre in bocca è secco, con una spiccata acidità, sapido e persistente.  Affinamento solo in acciaio. Vino di grande equilibrio, imperdibile.

Il settimo vino, ancora di Barone Villagrande, è il “Contrada Villagrande”, il cru della storica cantina. Stesso uvaggio del primo, ma con una selezione ancora più accurata e pregiata, con un affinamento che prevede 12 mesi in botti di castagno. Il vino al naso esprime una sofisticata eleganza, con sentori floreali spiccati ed opulenti note di frutta bianca, completati da un finale mandorlato. In bocca emoziona: gradevole la freschezza, sontuosa la mineralità, lunga la persistenza. Eccellenza del territorio.

L’ottavo vino è il Vigna Don Paolo dell’attuale Sindaco di Milo, Alfio Cosentino. In questo vino la prima cosa che risalta è lo stile del maestro enologo Salvo Foti. Le caratteristiche organolettiche sono diverse, rispetto agli altri; al calice si nota un paglierino più carico, al naso esplodono potenti sentori di frutta matura, di fieno falciato, di timo. In bocca si percepisce la macerazione più lunga sulle bucce. Fresco e sapido, con una buona persistenza.

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Nono vino è il Vigna di Milo dei Vigneri di Salvo Foti.  Che dire, il maestro Foti porta la bandiera dell’Etna bianco Superiore, se ricordiamo soltanto che è sua la prima firma sul vino più conosciuto al mondo di questa categoria, il Pietramarina di Benanti, oggi purtroppo non in degustazione. Ma soffermiamoci su questo Vigna di Milo, creatura a tutt’oggi figlia di Foti. La vigna si trova in contrada Caselle; buona parte dell’impianto è giovane, ad alberello. Il terreno è molto ricco di “ripiddu”, ovvero uno strato superficiale formato  da lapilli lavici, che vengono espulsi periodicamente dal vulcano Etna. La vista mare da questa proprietà è infinitamente suggestiva. Il vino si presenta giallo paglierino intenso con riflessi dorati mentre al naso è ricco di sentori di frutta matura che ricordano la mela cotogna, gli agrumi, la mandorla. Non mancano di certo le note erbacee, soprattutto di timo e di rosmarino. In bocca è fresco e gradevolmente sapido. Struttura importante per un vero fuoriclasse.  

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Decimo ed ultimo vino in degustazione. Si tratta di Nuna, l’ Etna bianco DOC (non Superiore!) dell’Azienda Tenute di Nuna, alla sua terza annata di produzione. Si è scelto di premiare con la partecipazione di oggi un vino che si trova al di fuori del territorio di Milo solo per una cinquantina di metri, ma che può comunque vantare tutte le caratteristiche dei suoi vicini Etna Superiori. I vigneti infatti ricadono nella frazione di Fornazzo, a 900 metri di altitudine,  in territorio del Comune di Sant’Alfio. L’ impianto di Carricante è giovane, predisposto a Guyot ed esposto verso il mare. Al naso è intenso ed ammaliante, con i suoi sentori di pesca bianca e susine, zagara e ginestra, una gradevolissima percezione fumé, note di pietra focaia ed una spiccata acidità in bocca che sembra voler sfidare alcuni vini della Mosella. Sapido e con finale persistente.

Milo, con le sue pregiate manifestazioni internazionali è già oggi una rinomata Città del Vino, una culla che custodisce con orgoglio l’ essenza di un territorio straordinario, impreziosito dai suoi vini sublimi, percorrendo a grandi passi la strada di quella affermazione mondiale che i grandi bianchi dell’ Etna meritano, sostenuti dalla consapevolezza che quella stessa quintessenza unica ed inimitabile che li contraddistingue è anche l’ unica in grado di superare se stessa.

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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