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Degustazioni

Bardolino Chiaretto classico Keya 2019 Guerrieri Rizzardi

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Un eleganteCôtes de Provence” in riva al lago di Garda

Buone notizie per gli amanti (diciamo appassionati, la parola amanti teniamola per altri pericolosi contesti…), dei vini rosa, quelli che ti fanno vedere la vie en rose mentre ne osservi le infinite sfumature cromatiche nel bicchiere e te li godi, magari in riva al mare o bordo piscina…

Sul Garda è arrivato un pezzetto di Côtes de ProvenceCalma, non fatevi strane idee, nessun proprietario di Domaines leggendari quali Ott, Minuty, Miraval, Esclans ha pensato di investire sul Garda e di produrre anche un Chiaretto, ma sul Garda i chiarettisti hanno portato un pezzo di Provence…

Guardateli i colori dei migliori Chiaretto gardesani, sponda veronese declinati in Bardolino o sponda bresciana declinati in Valtènesi, non vi sembra di trovarvi nel bicchiere un ottimo Côtes de Provence?

Poi basta portare il bicchiere al naso per capire che siamo sotto altri cieli, che i terroir, le uve, il savoir faire, l’ispirazione, la tavolozza delle sfumature aromatiche sono diversi, ma ormai very similari is the colour, ormai i migliori Chiaretto si presentano con quel colore che è diventato lo standard, il modello di riferimento per i rosé di tutto il mondo. Salvo splendide eccezioni: in Italia i migliori Cerasuolo come il trionfale Pié delle Vigne di Cataldi Madonna, en France quei rosé in abito da sera rosso che corrispondono al nome di Tavel e Bandol.

Tutto questo bel pistolotto per introdurvi ad un Bardolino Chiaretto classico 2019 bevuto qualche sera fa, che mi ha dato per un attimo l’impressione visiva di essere en Provence, di bere uno dei grandi rosé di quella terra unica e profumata di lavanda, rose, garrigue e sole.. La terra celebrata in quadri memorabili da Cézanne, Van Gogh, Renoir, Matisse, Chagall e poi Picasso, Klee, Mirò, Giacometti, e altri ancora.

Un Bardolino Chiaretto classico, colore rosa pallido, firmato da una delle aziende storiche dell’universo Bardolino, la Guerrieri Rizzardi, che i primi Chiaretto produsse nel 1896. Azienda che eccelle in qualsivoglia zona del Veneto produca, che sia Bardolino, che Valpolicella o Soave. E aggiungo sulla fiducia Valdadige, pur non avendo mai bevuto un loro vino prodotto in quell’area.

Questo Bardolino Chiaretto classico, che affianca il classico Rosa Rosae Igt, viene prodotto in 45.000 esemplari, ha un prezzo, esemplare, di sette euro e mezzo (i grandi provenzali costano il triplo), è una ragionata cuvée di Corvina 65% , Rondinella 15%, Sangiovese e Merlot, si affina da 1 a 9 mesi in vasche di acciaio inox e cemento termo condizionate e si chiama Keya.

Un vino che è subito piaciuto anche all’estero, tanto che la rivista austriaca Falstaff gli ha assegnato un punteggio di 94/100 (un po’ generoso, perché allora cosa dobbiamo dare a Minuty e Ott e Miraval?) piazzandolo al terzo posto in una vasta degustazione di rosati italiani.

Cosa sia questo vino lo lascio a loro, cosa che fanno splendidamente, raccontare:

“Il vino: KEY-A è un gioco di sillabe: “Chi-a-ret-to” pronunciato “Chi – a”.

Il nome indica anche ciò che rappresenta il vino, perché riteniamo che la vera forza della zona viticola del Bardolino sia nella produzione di vini rosati di livello mondiale, la chiave del successo della nostra denominazione. Fattori quali la posizione vicino al lago di Garda, il clima mite, i terreni sciolti e leggeri e la personalità delle uve Corvina e Rondinella, sono la ricetta ideale per questo grande vino rosato che, insieme al Bardolino rosso, sono la massima espressione enoica di queste terre.

Keya nasce come rosato e non come sottoprodotto del Bardolino rosso. E’ un lavoro fatto su misura: vigneti dedicati, dove raccogliamo le uve in anticipo per preservarne freschezza e vitalità. Dopo una breve e soffice pressatura fondamentali per raggiungere il colore e l’intensità volute, il mosto fermenta a basse temperature in vasche d’acciaio inossidabile: anche in questa fase, si cerca di preservare la freschezza e la purezza degli aromi.

L’etichetta: L’osella raffigurata in etichetta si ricollega a Venezia e veniva data in dono dal Doge della Repubblica Veneta ai dignitari che visitavano lo stato. Questa rara e particolare moneta risale all’epoca del Doge Loredan ed è in etichetta (insieme al corno dogale) in omaggio alla Contessa Maria Cristina Loredan, madre dei quattro fratelli Rizzardi. Il design celebra il contributo della Contessa alla storia del Bardolino ed è di auspicio a questo vino come chiave del successo della denominazione: non a caso l’etichetta ha la forma di una porta verso il futuro”…

Quanto a me, l’assaggio, ma che assaggio, ho seccato la bottiglia, ha detto questo: colore rosa pallido, salmone pallido, accenno di corallo, naso con un perfetto bilanciamento dolce salato, note di piccoli frutti rossi, agrumi, sale, pesca noce.

La bocca è fresca, viva, succosa e golosa, con una bella dolcezza di frutto e morbidezza cremosa, ma con acidità fresca e viva che tiene desta la materia e la ravviva.

Tutto bello ma quando leggo che Falstaff ho trovato nel vino queste note “fragola, delicata vaniglia al bourbon” mi piace pensare che de gustibus non disputandum est (e anche ovest) e che la fantasia di noi degustatori spesso è come il delirio di montaliana memoria, “sale agli astri ormai”. Voi provatelo ‘sto Keya e ditemi se non vi sembra di bere un elegante Côtes de Provence in riva al lago di Garda….

Guerrieri Rizzardi

Strada Campazzi,
37011 Bardolino (VR)
Tel.: +39-045-7210028
Email: mail@guerrieri-rizzardi.it
sito Internet https://www.guerrieri-rizzardi.it/it/homepage/

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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