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Degustazioni

Bandol Rosé 2019 Domaine Tempier

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Un Rosé da sogno per sognare e toccare il cielo dei vini rosa con un dito…

Metti un pomeriggio a Parigi, tu innamorato pazzo, ma che dici, ebbro d’amore, per lei ovviamente, lei che ti ha trascinato con una specie di bacchetta magica da Milano alla capitale francese, dopo tre anni che non vi vedevate (e tu subito, dopo tre minuti che te la rivedevi di fronte sentivi il cuore cantare e capivi che il colpo di fulmine, il coup de foudre, non è solo una bella espressione, ma realtà vissuta sulla tua pelle…), ma ebbro d’amore anche per questa citta meravigliosa e unica, che ti trovi a fare visita ad un posto dove non dovresti andare, che non è per te, squattrinato stagionato cronista del vino che non sei altro, ma per quelli che hanno i dané, beaucoup d’argent.

Vai a visitare Le Bon Marché (dove a buon prezzo non c’è nulla e tutto è caro come il fuoco) fondato da Aristide Boucicaut nel 1838 (una specie di Oscar Farinetti della Belle Epoque) ti aggiri nel settore abbigliamento sgranando gli occhi per i prezzi, facendo altrettanto nel settore food (con prezzi che al confronto Eataly è economico e proletario), e finisci nello spazio, davvero grande e ben curato dedicato al vino.

E qui, tu che non dovresti spendere, che dovresti stare sciscio con le spese, visto che le entrate al momento, en attendant settembre, sono quelle che sono, il conto corrente vicino al rosso, ti lasci prendere dal tuo film, dalla tua histoire d’amour che sembra sceneggiata da Truffaut, e ti lascia andare, pensando “quando torni a pane e acqua per una settimana e vino, che quello non ti manca”, e decidi di fare il grande.

E scegli, hai solo l’imbarazzo della scelta, una bottiglia di Champagne, questa importata in Italia da Gaja, e poi tu che in quel momento vedi la vita in rosa avec Elle e canti La vie en rose manco fossi Ivo Livi, pardon Yves Montand, parti alla ricerca di un rosé con i controfiocchi.

Ne vedi tanti, Côtes de Provence soprattutto, ma anche il Rosé di Mas de Daumas Gassac, il Guilhem Rosé che hai bevuto tre anni fa al domaine, invitato, unico italiano, per una stupefacente degustazione verticale di Mas de Daumas Gassac blanc, ma poi chiedi al gentilissimo commesso: “pas de Bandol rosé Monsieur?”.

Lui mi guarda e mi dice pronto, ne ho uno dei migliori, ci spostiamo tre metri e vedi subito la bottiglia e fai un salto (non solo per il prezzo, 24,50 euro) ma perché ti trovi di fronte ad uno dei rosé più buoni che tu abbia mai bevuto, insieme al Bandol della Begude scoperto durante un wine tasting di Decanter in London, poi ritrovato à Paris, la prima volta che eri avec Elle ad una degustazione della RVF, e poi a Vinisud à Montpellier, nientemeno che il fiammeggiante Rosé del Domaine Tempier, domaine mitico che si trova, e prima o poi dovrai andarci caro il mio François, a Le Plan du Castellet.

Mamma mia, quelle grande histoire ce domaine che esisteva già sotto il regno di Louis XV e che ottenne la sua prima médaille d’or nel 1885! Tutto merito di una grande donna, Léonie Tempier, che fece ripiantare le vigne dopo i flagelli della fillossera e costruire la cantina.

Un posto magico quello dove si trova il domaine, benedetto da una serie di terroirs speciali che il bellissimo sito Internet del Domaine racconta così (e se non sapete il francese affari vostri, studiatelo, invece di farvi schiavizzare dalla lingua del business, l’inglese che sono costretto a parlare, male, qui in Croazia dove sto scrivendo): “toute la gamme des argilo-calcaires depuis les calcaires des gréseux du santonien, jusqu’aux calcaires et dolomies du trias, en passant par les rudistes.

Multiples et complexes, les terroirs du Domaine Tempier forment une mosaïque de parcelles aux sols d’une grande richesse géologique répartis sur 60 hectares. Les topologies et les expositions sont très variées et les vignes anciennes. La Bastide au Plan du Castellet, la Migoua, la Tourtine, Cabassaou… chaque terroir est observé et travaillé avec attention, pour en révéler tout le caractère au travers de quatre grandes cuvées.

La Bastide est l’âme du Domaine. Ici furent plantées les premières vignes de la famille Rounard-Tempier. Au Plan du Castellet, où les grands cyprès flottent comme les mâts d’un navire, les pieds de mourvèdre, grenache, cinsault et carignan s’étendent sur 7 hectares. Assemblé aux autres terroirs Tempier, le terroir de la Bastide entre aujourd’hui dans la composition du vin rosé et vin rouge de la cuvée Classique”

Faire le vin tel le paysage, ovvero produrre dei vini che fossero specchio del paesaggio, questa la mission di Lucien Peyraud quando creò l’azienda. Un rispetto del terroir che è parola d’ordine anche attuale, il filo rosso che collega il tutto e un’ambizione: lasciare che il paesaggio esprima tutto quello che ha da darci.

Oggi la gamma del Domaine comprende quattro rossi, un bianco ed il “mio” Rosé, una calibrata cuvée composta per il 50% circa da Mourvèdre, completata da parti diverse di Grenache e Cinsault. Vigne di 20 anni di età di media, vinificazione con macerazione pellicolare, fermentazione di acciaio o cemento, e da 6 a 8 mesi di affinamento prima dell’imbottigliamento.

Un Rosé che al Domaine dicono possa evolvere bene sino a cinque anni, ma di cui devo procurarmi qualche bottiglia ora che ho scoperto che c’è chi lo importa in Italia, la P.A. Selection di Enrico e Alessandro Pevarello in quel di Padova.

E così, in quella triste serata parigina dove lei mi aveva fatto già capire che tutto era finito, che l’indomani dovevo lasciare il nostro nido d’amore al cinquième étage, e che dunque non l’avrei mai sentita suonare il piano a casa sua a Milano, magari la Fantasia K 397 di Mozart, che lei avrebbe suonato meglio di Glenn Gould e di Emil Gilels, dopo lo Champagne di Pierre Paillard, mi sono stappato questo Bandol Rosé 2019, ancora fresco di imbottigliamento. E ho pianto, non solo sulla mia condizione di eterno pirla, tombé malheureusement amoureux, ma perché questo Rosé era pura poesia, infinita dolcezza, una carezza fatta vino in rosa.

bsh

Robe rosa pallido, corallo, luminosa e splendente nel bicchierino del tubo (non avevo trovato nulla di meglio in casa) dove l’avevo versato, e poi una tavolozza infinita di sfumature aromatiche, chiaroscuri pastello mezzatinta, agrumi, netto il mandarino, e poi rosa, cassis, rosmarino, timo, aromi da garrigue, da macchia mediterranea. E sale e pietra e sole…

Bocca carezzevole, delicata, frutta succosa e fresca, gusto avvolgente e cremoso, infinita armonia e bilanciamento perfetto tra frutto, sale, acidità, finale lungo e infinito. Che, almeno lui, non ti lascia mai e non ti fa sentire, come un pirla, triste solitario y final (come il protagonista del bellissimo romanzo di Osvaldo Soriano) in una malinconica serata, in una merveilleuse et charmante Paris fin juillet 2020…

Domaine Tempier
Peyraud, vignerons au Plan du Castellet,
Var, France, 1082, chemin des Fanges
83330 Le Plan du Castellet
Contact@domainetempier.com

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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