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Degustazioni

A’ la recherche del gioiellino nascosto nel Castello di Potentino…

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What a fantastic woman Charlotte Horton!

Mentre io sono in Croazia a indorarmi le chiappe tra mare e sole e a scoprire quale straordinaria cosa sia Coral wine, a bere e mangiare come un porcello e a leccarmi le ferite di una meravigliosa disavventura parigina, che ripeterei da capo senza alcun rimpianto, la nuova editor di questo blog, la grande Katarina Andersson di Grapevine Adventures, la Swedish wine girl, torna a raccontarci una stupenda due giorni trascorsa insieme a Giorgio Rinaldi e lei tra Montalcino e Seggiano. Dove sono tornato, dopo diversi anni, ad abbracciare un’amica speciale che conosco da qualcosa come 17 anni, the English princess Charlotte Horton.

https://youtu.be/HRvAre-gN_g

Un incontro e un’esperienza bellissima, come ”Kata” racconta, come sempre, alla grande… Buona lettura…

Un pomeriggio di luglio in auto con due uomini di vino (o semplicemente divini?) si partiva da Montalcino, felici dopo aver bevuto del Brunello annata 1975 di Lisini da urlo, in direzione di un castello… Era un viaggio per me ‘fuori nel blu’ che è un modo in svedese (ma forse anche in altre lingue) per dire che si fa un viaggio in un posto sconosciuto, verso nuovi orizzonti…into the big unknown

In verità, non era così unknown perché sapevo che si andava da un’amica di Franco, Charlotte Horton, la proprietaria del Castello di Potentino ed ero sicura che ci si arrivava perché Giorgio Rinaldi era al volante. Ma anche se avevo visto delle foto di Castello di Potentino, non mi ricordavo bene come era e non conosco bene la zona di Monte Amiata dove è situato.

Quando eravamo arrivati sotto al castello e camminando su verso l’entrata mi sembrava di essere entrata in un mondo fiabesco o comunque un mondo dove il tempo scorre più lentamente. Una ragazza ci ha aperto il grande cancello per farci entrare nel cortile interno e dopo nel castello. E’ davvero un posto magico con una vista meravigliosa sulla valle e le colline circostanti.

https://youtu.be/Ciq9Sefqun8

Stando in quel cortile così pieno di storia e sapendo che la proprietaria Charlotte è inglese e di una famiglia di storytellers di un livello superiore (più su questo in seguito…) non potevo non pensare…lo so non ha niente a che fare con Toscana e Potentino…insomma mi venivano in mente scene in testa dal film Ivanhoe. Questo è un film che facevano sempre vedere in Svezia nel pomeriggio dell’1° gennaio, quando tutti erano stanchi a casa dopo Capodanno. Da bambina e adolescente in Svezia guardavo sempre Ivanhoe in modo fedele ogni Primo gennaio, perché ero infatuata di Anthony Andrews e anche perché mi piace da sempre la storia. Sono una persona seria ehh…

https://youtu.be/mFuxq_J1VuA

(Ammetto che guardavo sempre anche The Scarlet Pimpernel, cioè La Primula Rossa, che davano a Pasqua dove Anthony Andrews è il nobile inglese che si traveste per salvare le famiglie aristocratiche francesi dalla guillotine durante la rivoluzione francese. Che eroico. 😉 )

La storia del terroir perduto…

Quindi se si dovesse raccontare questa visita al Castello di Potentino alla maniera dei crociati o di Sir Walter Scott, sarebbe una storia di Katarina L’Avventuriera diVina che va in cerca del terroir perduto con i suoi due protettori, Franco L’Esploratore diVino e Giorgio Il Cavaliere diVino. Il terroir perduto si trova a Potentino sotto la salvaguardia della benevola Charlotte, Lady (signora) of the Castle.

https://youtu.be/O5b7tgkdFH0

Comunque, come magari avrete capito, volevo arrivare a dire che il Castello di Potentino, il cortile interno e i paesaggi attorno ti fanno sentire come se fossi entrata in un time capsule e catapultata indietro nel periodo delle crociate o del Medioevo. E’ un posto veramente incantevole.

Ma continuiamo ora di parlare di vino…

Il terroir ritrovato nel nuovo millennio…

Castello di Potentino è stato acquistato dalla famiglia di Charlotte Horton nel 2000, e in quel periodo il castello era in uno stato cadente e hanno fatto un lavoro impressionante per riportarlo alla sua vecchia gloria. Non avevano paura di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro e questo non era il primo castello e tenuta vitivinicola che hanno messo a posto. Castello di Montepò nella zona di Scansano è stato il loro primo progetto che poi hanno venduto a niente di meno che a Jacopo Biondi Santi. Il figlio del grande Franco.

Chi è la famiglia di Charlotte Horton vi chiedete ora magari?

Charlotte Horton e il suo fratellastro Alexander Greene sono nipotini dello scrittore inglese Graham Greene. Fanno parte di quel gruppo di inglesi che come dice Marella Caracciolo Chia nel suo articolo Reviving a Centuries-Old Abandoned Castle and, With It, a Way of Life in New York Times Style Magazine, fanno parte di quel ‘bohemian tribe reminiscent of the British expatriates in Italy’ che sono al centro del racconto “A Room With a View” di E.M. Forster da cui è stato ricavato un bellissimo film di James Ivory

Oggi i proprietari del castello sono Charlotte Horton e il suo fratellastro Alexander Greene che l’hanno trasformato in un gioiellino nascosto dove la viticultura e la produzione di vino si concentra attorno al terroir ed è anche diventato un centro di cultura ad alto livello. 

Come ho già detto nel mio articolo in inglese An Italian Rosè Wine That Makes You Sparkle, qui l’arte di fare vino ha il suo origine nell’era degli Etruschi. Ci sono un micro-terroir e un clima unici nella zona sotto il Monte Amiata dove il Castello di Potentino è situato, con una biodiversità straordinaria, venti che arrivano dal mare, un’escursione termica importante e con terra vulcanica. Inoltre, hanno trovato delle pietre in diversi posti nel terreno che si sono rivelate essere concime fossile ottimo per la viticultura.

Un’altra cosa interessante che Charlotte Horton ci ha raccontato e che è tipica delle zone con terra vulcanica, è che ci sono palmenti sparsi nel terreno che fa parte del Castello di Potentino. Charlotte e Alexander hanno rivalutato tutto questo terroir, si potrebbe dire che hanno saputo ritrovare quel patrimonio storico e agricolo che è l’essenza di Castello di Potentino. Tutto questo rende i loro vini molto particolari e interessanti.


Una degustazione che era un viaggio nel terroir locale…

Nella degustazione con Charlotte Horton al Castello di Potentino, abbiamo assaggiato vari vini – sia rosé che vini rossi – fatti con le tre varietà Pinot Nero, Sangiovese e Alicante. Charlotte dice che per lei è importante dare un’espressione propria alla varietà nel vino. Nei vigneti interviene il meno possibile e cerca di tenere tutto il più naturale possibile. Nella cantina, per quanto riguarda i vini rossi, fanno quasi tutti la fermentazione in tini troncoconici grandi di legno e dopo maturano per tre anni in legno. Lei continua a dire che questo fa sì che riesca a capire come “la pianta distilla questo terroir” perché seguono tutti lo stesso processo in vigneto e in cantina. Fa degustazioni così che, in un modo didattico, riescono a far capire come il terroir parla attraverso i suoi vini.

Tutti i vini e soprattutto i vini rossi hanno una bella freschezza, frutta, struttura, sapidità, balsamicità ma anche una speziatura che, come nel Piropo Rosso di Pinot Nero 2015, è della varietà e non del legno. Giorgio qui ha specificato che secondo lui la barrique spesso soffoca la speziatura della varietà, mentre quando si usano le botti grandi vengono fuori proprio le spezie varietali.

Tutti i vini sono veramente buoni ed è proprio un piacere berli ma quello che ci ha sorpreso è stato proprio l’Alicante, cioè il Grenache, e come sembra aver trovato la sua ‘heimat’ nel terroir del Potentino. Abbiamo assaggiato il loro Balaxus Rosso di Alicante 2014 che è una vera rivelazione. Il 2014 ha una complessità e una struttura impressionante con note che spaziano da frutta come susine a un tocco più verde e balsamico di menta, macchia mediterranea (quella cosa che per un bel po’ di tempo al corso sommelier non capivo che cosa voleva dire…;-)), pepe nero, una sensazione fumé che fa pensare al te di Lapsang come ha detto Charlotte, dei tannini presenti ma che non disturbano, freschezza e sapidità.

Chiaramente anche il Sangiovese di Potentino ha un’espressione unica. Abbiamo assaggiato due vini di Sangiovese, cioè il Sacromontino 2019 e The Winemaker’s Release 2010. Sacromontino 2019 è un Sangiovese fatto in una bottiglia da un litro con tappo a corona come nei vecchi tempi. La scelta del tappo a corona è anche un po’ come una reazione al periodo che stiamo vivendo in questo momento del Coronavirus.

The Winemaker’s Release 2010 è un vino proprio elegante e di corpo con frutta rossa, macchia mediterannea, note di sottobosco, liquerizia, speziatura, note carnose, di cuoio e sempre la sapidità quasi di mare molto presente.

Cena con una vista magica…

La sera è poi continuata con una cena nella loggia in una parte del cortile dove hai una bella vista delle colline circostanti dove il verde è quasi un po’ selvaggio. Più calava il buio, più magica e quasi romantica diventava la vista…anche se sì, è vero che non si vedeva molto. Ma si percepiva la presenza della natura…

La cena buonissima era stata preparata dai ragazzi giovani di vari paesi (europei in questo momento) che fanno parte del bel progetto di Charlotte Horton che ospita giovani per fare uno stage di circa tre mesi a Potentino. In questi mesi imparano varie cose del lavoro agricolo e del lavoro in una tenuta come Potentino e l’importanza della sostenibilità. C’era anche una ragazza danese quando noi eravamo lì, quindi dava una sensazione di casa dato che io sono originaria della città più sud della Svezia – Ystad – che è molto vicino a Danimarca.

Siamo andati a dormire sazi e contenti e pronti, o almeno Franco e Giorgio erano pronti, per la partenza presto la mattina dopo. Per me, io era abbastanza uno zombie che alle 6.30 di mattina non è molto presente…

Comunque, è un posto dove bisogna tornare presto…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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