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Vedere la vita in rosa bevendo rosati dell’Etna

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Etna’s Five Roses e dintorni

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo articolo dedicato alla tipologia dei vini dell’Etna che amo di più i meravigliosi rosati da Nerello Mascalese.

Continua dunque l’appuntamento mensile dove l’enoteca Vin-canto ci porta alla scoperta dell’Etna del vino, tra aziende note e altre meno conosciute. Grazie a Renato e viva la Muntagna!

La meritata salita alla ribalta dei vini rosati è ormai cosa nota nel meraviglioso mondo enologico, ma con molta probabilità è più sull’ Etna che altrove che questa tipologia di vini riesce a raggiungere altissimi livelli qualitativi.

Il Nerello Mascalese, re dei vitigni autoctoni della “Muntagna”, sa vestirsi  di infinite sfumature di rosa,  regalando bouquet che sprigionano profumi di estrema eleganza. E’  straordinaria la versatilità alla vinificazione di questi gradevolissimi vini.

La storia ci racconta che i vecchi contadini sull’Etna amavano coltivare vigne composte da uvaggi misti, di uve a bacca bianca e nera, così da poterne consumare una parte come uva da tavola ed al contempo favorire la biodiversità delle specie, dando più possibilità di riuscita alla raccolta in caso di problemi dovuti ad una singola tipologia di uva.

Questi vigneti misti, se vendemmiati e vinificati insieme, producevano un vino rosso chiaro che i contadini chiamavano “vinurussu” a differenza del vino prodotto da sole uve a bacca nera che invece veniva chiamato “vinuniuru” (vino nero).

Il vino rosso (russu in siciliano) non era altro che un rosato carico prodotto però da varietà come Nerello Mascalese, Minnella, Alicante, Catarratto, Moscato o Grecanico; ancora oggi ci sono aziende che producono questi vini da vigne miste, come ad esempio il Susucaru di Frank Cornelissen o il Vinudilice di Salvo Foti. Vini eccellenti, prodotti appunto da vigne vecchie ancora esistenti.

Il rosato di oggi è un’ altra cosa. Nasce dal Nerello Mascalese in purezza e viene vinificato con le tecniche di macerazione o salasso. Le aziende etnee però hanno idee molto diverse sui tempi di macerazione e sui relativi risultati ottenuti in termini di colore, tannini e persistenza. Alcune cantine hanno perfino sfidato il disciplinare della DOC, che indicava una determinata sfumatura cromatica per la produzione dell’Etna rosato DOC.

Le aziende vinicole del Consorzio oggi sostanzialmente si dividono in due gruppi: quelle che hanno sposato lo stile “Provenza”, producendo quindi dei rosati molto tenui dal colore buccia di cipolla, e quelle che invece sono rimaste legate ad una produzione di rosati dal colore più intenso e carico.

Nel primo gruppo, primo fra tutti, c’è il rosato di Tenuta delle Terre Nere ed a seguire Graci, Girolamo Russo, Tenute Bosco o Terra Costantino. Per questi vini i tempi di macerazione sulle bucce non superano le 4 ore. Nel secondo gruppo invece possiamo annoverare Benanti, Terrazze dell’Etna, Theresa Eccher con il suo Ariel, o Alice Bonaccorsi con il suo Rosso Relativo; in questi casi i tempi di macerazione sulle bucce possono raggiungere le 14 ore.

I rosati Etnei si abbinano praticamente a tutto: dall’aperitivo alla pasta alla norma, dagli spaghetti con le vongole a splendide grigliate di carne o di pesce…

Sono vini dai sentori olfattivi netti di rose selvatiche, fragoline di bosco ed erbe aromatiche, con una spiccata freschezza e l’immancabile mineralità tipica dei vini etnei, che li rende vini di grande struttura e personalità.

Consigliare i rosati ai clienti è sempre un piacere, che  Vin-Canto ha concretizzato dedicando due eventi speciali in enoteca, chiamati appunto Etna’s Five Roses, con la presenza dei produttori etnei ed un notevole successo ed apprezzamento dei partecipanti.

Provando a selezionarne alcuni tra i più rappresentativi, possiamo valutarne tre appartenenti al versante nord e tre provenienti invece dal versante sud-est.

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Come accennato prima, Marco de Grazia di Tenute delle Terre Nere è stato tra i primi a produrre un rosato in stile “Provenza”. Prodotto da Nerello Mascalese prelevato da  vigneti collocati nel versante nord ad altitudini che variano tra i 600 e i 900 metri, è vinificato in bianco con pressatura soffice.

Il vino si presenta di colore buccia di cipolla ed al naso ha eleganti sentori di fragola e ciliegia. In bocca è armonico con una spiccata acidità.

Rimanendo nello stesso territorio, anche Girolamo Russo presenta un rosato stile Provenza, da uve provenienti dalla contrada San Lorenzo, posta nel versante nord tra i 650 e i 780 metri di altitudine. Rosa cipria con riflessi che tendono all’arancio, al naso note di melograno e fragoline, con ricordi di ginestra. In bocca esalta la mineralità e la sapidità sostenute da una buona struttura. Un vino di grande freschezza e dal finale persistente.

Chiudiamo il versante nord con l’Ariel di Theresa Eccher. Siamo nel territorio di Randazzo, 900 metri di altitudine, il Nerello Mascalese è coltivato in una vigna di circa vent’anni. Colore Rosato pieno, brillante di luce propria, intenso e complesso. In bocca elegante, equilibrato e fresco.

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Passiamo al rosato di Benanti, prodotto da Nerello Mascalese da vigneti posti nel versante sud-est, tra i 400 e i 600 metri di altitudine. Il colore rosa antico è dato dalla macerazione delle uve per almeno 12 ore; al naso è intenso, delicato, con sentori che vanno dal floreale, ove prevale la ginestra al fruttato, con sentori di more e ciliegie. In bocca è fresco, sapido ,minerale e leggermente tannico, con una buona persistenza. Un vino da abbinare a piatti a base di pesce, pizza o formaggi, ottimo da servire come aperitivo.

Rimanendo in zona incontriamo Terra di Costantino, con il suo Rosato deEtna, prodotto con Nerello Mascalese ed una piccola percentuale di Nerello Cappuccio, coltivati ad una altitudine che va dai 450 ai 550 metri, da alberelli di almeno 40 anni. Colore rosa tenue, al naso emergono i sentori di fragolina di bosco, viola e rosa. In bocca è fresco, delicato e gradevole, di grande beva.

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Salendo il vulcano verso il paese di Milo, intorno ai 700 metri di altitudine, troviamo la storica cantina di Barone di Villagrande. Nel Rosato che rappresenta un vero gioiello per l’azienda, oltre al Nerello Mascalese, viene aggiunta una piccola percentuale di Carricante, vitigno autoctono a bacca bianca. Alla vista si presenta colore buccia di cipolla ed al naso ha sentori floreali decisi e persistenti di agrumi e pompelmo rosa. In bocca deciso ed elegante, interessante la complessità, richiama facilmente il sorso, pieno e gustoso.

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Parlando di rosati etnei è doveroso ricordare il Rosato di Pietradolce, di Graci, di Tenute Bosco con il suo Piano dei Daini o di Palmento Costanzo con il suo Mofete o ancora Tenute di Fessina con l’Erse o il Romice di  Calcagno, prodotti nel versante nord, mentre il Millemetri di Feudo Cavaliere, l’Aitho di Falcone o il Nerosa di Cantine di Nessuno sono altri esempi eccelsi di rosati prodotti nel versante sud-est.

Un’ultima citazione la meritano alcuni Metodo Classico Rosè molto interessanti, prodotti da Nerello Mascalese. Su tutti la cantina Murgo, che ha sempre puntato sugli spumanti di alta qualità, ma andranno assaggiati anche le prossime uscite di “Sosta Tre Santi” di Cantine Nicosia e “Lamorèmio” di Benanti. Nel versante nord, infine,  la Cantina Russo ha consolidato negli anni la produzione del suo “Mon Pit”, metodo Classico Rosè da Nerello Mascalese e Cappuccio.

Le “Rose” dell’ Etna sono davvero tante, ammalianti come le luci del tramonto che si distendono sul vulcano, inebrianti come i profumi di una sera d’ estate siciliana e succose come pesche mature appena raccolte.

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. oreste

    16/07/2020 at 16:53

    quindi l’illustre vinudilice, probabilmente la punta di diamante dei rosati etnei, sarebbe in realtà un rosso etneo di fattura “tradizionale”?
    Cosa ne pensa riguardo alla scelta delle bottiglie trasparenti?

    • Franco Ziliani

      16/07/2020 at 17:13

      in Provenza 9 aziende su 10 usano bottiglie chiare e trasparenti per i loro rosé, non mi scandalizza quindi che anche produttori di splendidi rosati dell’Etna le usino

      • oreste

        17/07/2020 at 08:43

        grazie!

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