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Degustazioni

La Principessa Coralia Pignatelli e i vini di Castell’in Villa

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Un giovane talento ci racconta una storica azienda chiantigiana

Bentornato al giovane Giorgio Bozzia, classe 1990, che dopo aver esordito su questo blog due mesi fa raccontandoci la Barbera d’Asti Bricco della Bigotta di Giacomo Bologna oggi ci porta in una delle aziende storiche del Chianti Classico, Castell’in Villa, regno della Principessa Coralìa Ghertsos in Pignatelli della Leonessa.

Buona lettura!

Il Chianti Classico occupa da sempre un posto speciale nel mio cuore, essendo uno dei vini preferiti da mio padre ed è quello che maggiormente ho visto sulla tavola di casa. Chianti vuol dire parlare di un’area piuttosto ampia e molto variegata, Chianti Classico invece significa parlare di una zona più specifica e limitata, regolata da un disciplinare che obbliga i produttori ad utilizzare almeno l’80% di Sangiovese nei propri vini per fregiarsi di questo titolo.

Oggi vi voglio parlare di un Chianti Classico prodotto a Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena, il più senese, dei territori chiantigiani.

Questo territorio fa parte della zona vitivinicola del Chianti dal 1932, si tratta di una terra di confine, perché il suo territorio è diviso tra la sottozona dei Colli Senesi e quella del Classico, di cui è il comune più meridionale. In questo comune i profili delle celebri colline della regione si addolciscono e lasciano spazio ad un orizzonte ampio e profondo, dove il sole è presente a lungo. Qui la terra è caratterizzata da tufi, sabbie, galestro e argille i quali danno origine a vini potenti, eleganti, sapidi e con notevoli potenzialità di evoluzione.

In questo comune si trova l’azienda Castell’in Villa di proprietà della principessa Coralìa Ghertsos in Pignatelli della Leonessa. Lei, di origini greche (come la sua amica Corinne Mentzelopoulos proprietaria di Château Margaux), si sposò col principe Riccardo Pignatelli della Leonessa, già ambasciatore della Repubblica Italiana ad Algeri.

La coppia acquistò il borgo medievale nel 1967, una proprietà la cui estensione è di circa 300 ettari, di cui 54 atti a vigneto e 32 ad oliveto, come “buen retiro” per concludere in questo piccolo paradiso la loro esistenza terrena. Produrre un po’ di vino doveva essere uno dei loro passatempi (oggi l’azienda produce in media 120.000 bottiglie). Fu però nel 1985, quando mancò suo marito, che lei decise di dedicarsi anima e corpo al vino. Già qualche anno prima la principessa aveva iniziato a intraprendere la strada che l’avrebbe portata poi a produrre alcune delle migliori espressioni di Sangiovese. Pochi anni dopo l’acquisto della tenuta, decise di affidarsi alla consulenza del tecnico del Chianti Geografico Antonio Pacini e ad uno dei migliori e più famosi enologi italiani, Giacomo Tachis. Quest’ultimo fu più un amico della coppia che un consulente al loro servizio, perché in quel periodo era ancora alle dipendenze degli Antinori e quindi si dovette limitare a dare pochi (ma sicuramente preziosissimi) consigli.

Alcuni dichiarano che questa cantina e la sua proprietaria siano dei “tradizionalisti”, cosa che per me non è affatto vera. Pensate che la prima annata vinificata come Chianti Classico fu quella del 1971 e la prima barrique entrò in azienda nel 1973! Furono tra i primi in zona ad utilizzare le vasche in acciaio refrigerato per la fermentazione (1976) e tra i primi ad impiegare una selezione dell’uva in vigna. Fu la principessa stessa a scendere in vigna con i suoi contadini, sempre nei primi anni ’70, per obbligarli a fare una selezione dei grappoli. Un procedimento inusuale a quell’epoca perché per i viticoltori sacrificarla era un peccato. Per questi motivi può essere considerata una modernista in questo settore e in quel territorio!

In numerose occasioni la principessa ha dichiarato di amare il Sangiovese e questo amore si manifesta in pieno nei suoi vini: tutti 100% Sangiovese, tranne il “Vin Santo” ed il “Santacroce”.

Caratteristica peculiare di questa cantina è il lungo affinamento che i vini subiscono prima di essere immessi sul mercato, l’idea della proprietà è che il Sangiovese sia un vino ricco di sfumature che però non riesce ad esprimere fin da subito e quindi viene lasciato ad affinare a lungo nelle cantine della proprietà. Il loro Chianti Classico è immesso sul mercato dopo 4 anni dalla vendemmia mentre la Riserva dopo 5 anni.

Merita interesse anche il loro incrocio tra Cabernet Sauvignon e Sangiovese (50 e 50) che dopo essere maturato in barrique per 18 mesi dà vita ad uno squisito esempio di Super-Tuscan, il Santacroce IGT. L’azienda ha anche un proprio “cru”, il “Poggio delle Rose” che si rifà a quelli tipici della Borgogna. Prodotto esclusivamente da una selezione di Sangiovese coltivato nel omonimo vigneto da cui prende il nome e successivamente affinato in barriques nuove del noto produttore Radoux per più di 18mesi.

Il mio primo incontro con questa realtà è stato nel 2017 a “Terre di Toscana” quando per la prima volta ne assaggiai i vini. Durante l’evento, passando tra i vari espositori, mi capitò di notare la figura della principessa Pignatelli, una signora austera ed elegante nel suo tailleur grigio fumo di Londra adornato con una splendida spilla in oro e pietre preziose, che trasmetteva un certo distacco dal contesto in cui era inserita, congiuntamente a una forte ed orgogliosa presenza verso i propri prodotti.

Incuriosito mi avvicinai al banco di degustazione e le chiesi se potessi assaggiare i suoi vini che con grande gentilezza mi offrì, ma era talmente indaffarata che purtroppo non riuscii a scambiarci nemmeno due parole. Appena a contatto con il mio palato il suo Chianti Classico mi ha stregato e fatto capire che era veramente inutile parlarne, la pienezza sensoriale che suscita richiede rispetto e soprattutto di goderne in silenzio.

Da allora solamente in poche occasioni mi capitò di incontrare i vini di questa casa, anche se intatto rimase l’interesse nella mia mente, almeno fino allo scorso settembre, mentre trascorrevo una breve vacanza a Panzano in Chianti. Con grande piacere mi capitò di parlare spesso dei vini di Castell’in Villa con vari produttori e ristoratori della zona e mi ha sorpreso sentirli riferirsi alla proprietaria con grande stima, rispetto ma anche vicinanza chiamandola semplicemente “la Principessa”, così a forza di parlarne e sentirne parlare la mia voglia di poter degustare nuovamente questi vini non ha fatto che crescere.

Per inciso, nel caso vi doveste trovate vicino a Greve in Chianti vi consiglio vivamente un pranzo al “Ristoro di Lamole”, un’ottima cucina toscana, una ricca cantina gestita da un bravissimo Samuele Gangemi e una vista panoramica unica e spettacolare su tutta la vallata rendono questo locale una sosta obbligatoria!

Purtroppo questa breve vacanza durò troppo poco per riuscire ad andare fino a Castelnuovo Berardenga da Panzano, così fui costretto a rinunciarvi. Il tarlo continuò a scavare nella mia mente e questa primavera, mentre la Dallara Automobili (l’azienda in cui lavoro) era chiusa a causa del lockdown, mi sono dedicato allo studio (naturalmente del vino), alla pulizia e al riordino della mia cantina.

Mentre riordinavo mi sono messo a curiosare tra le bottiglie di mio padre (lui è perfino più geloso di me riguardo le sue bottiglie) e ho trovato un esemplare di Chianti Classico del 2012 e una di Riserva del 2009, ovviamente di Castell’in Villa! Bene, ora avevo tra le mani le bottiglie, ma dovevo trovare un modo per convincerlo a farmele aprire. Lo dovetti pregare, parlargli del vino e della cantina, raccontargli di quanto volessi bere quel nettare prelibato e alla fine…trovammo un compromesso, avremmo aperto le due bottiglie per il compleanno di mia madre (per fortuna sarebbe stato solamente dopo un paio di settimane).

Così iniziai il conto alla rovescia e la sera prima del fatidico giorno andai in cantina a prendere le bottiglie, le portai in casa dove le deposi in piedi così da far precipitare le particelle solide…il giorno dopo le aprii con molta cura un paio d’ore prima di iniziare la mia degustazione tenendo costantemente monitorata la temperatura…

Veniamo quindi alla degustazione dal Castell’in Villa Chianti Classico 2012, è composto al 100% da uve di Sangiovese. Si tratta di un uvaggio di diversi vigneti della proprietà il cui succo viene fatto maturare in botti tradizionali del Chianti Classico per 12mesi. Il grado alcolico è di 13,5%.

Il vino si presenta di uno splendido rosso rubino con riflessi granati, trasparente e molto vivace. Al naso è complesso e di ottima qualità, risaltano fin da subito i profumi di rosa e di viola mammola, per seguire con profumi di amarene e frutti di bosco sfumando in fine su note terrose, speziate e di cuoio. In bocca è di corpo, intenso ed equilibrato con una trama tannica molto piacevole ed un finale persistente.

Il magistrale bilanciamento tra acidità e morbidezze unito al naso, così piacevole e stuzzicante, fanno sì che non si smetterebbe mai di berlo, anche se riusciste ad appoggiare il calice sul tavolo non resterebbe immobile a lungo perché son sicuro che dopo poco ne vorreste bere ancora! Un vino perfetto per accompagnare un pranzo tra amici ed una Fiorentina, l’unico difetto è che finisce sempre troppo velocemente!

Il Castell’in Villa Chianti Classico Riserva 2009, 100% Sangiovese, frutto dei migliori vigneti della proprietà, viene fatto invecchiare in botti di rovere per 2-3anni. Il grado alcolico è di 14.5%.

Si presenta rosso granato con lievi riflessi aranciati, dotato ancora di una grande luminosità e vivacità. Colpisce per la sua ampiezza olfattiva, in questo caso la rosa e la viola sono appassite, le amarene sotto spirito, la speziatura è più marcata e più incisiva la nota minerale, il tutto seguito da note di cuoio, iodio, legno e liquirizia si capisce fin da subito che ci troviamo di fronte ad un grande vino. In bocca è robusto, caldo, intenso, estremamente equilibrato come i suoi tannini, di una qualità eccellente.

Per me si tratta di un vino da meditazione, ha un approccio più intimo rispetto al “fratellino”, si sorseggia con parsimonia cercando di svelare tutte le sue virtù, è potente ma che colpisce per eleganza e finezza, ricorda uno di quei purosangue Andalusi, cavalli di razza, nobili e potenti ma dotati di una grande grazia.

Concludo dicendo che per me i vini della Principessa Coralìa sono davvero emozionanti, il suo Chianti Classico lo trovo perfetto per la sua tipologia di vino, ottimo rapporto/qualità prezzo per un vino complesso e strutturato ma dotato di grande bevibilità mentre il Riserva invece è un grande vino. Ho la convinzione che la Principessa ed i suoi prodotti rappresentino una vera pietra miliare per il loro territorio e vi invito a provarli e farmi sapere cosa ne pensate!

Ci tengo a ringraziare Beatrice Baudino, Samuele Gangemi e Massimo Maccianti per le informazioni e l’aiuto che mi hanno fornito per la stesura di questo articolo.

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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