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Mon coeur mis a nu...

E da oggi di nuovo a Montalcino

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  1. Pensieri ad alta voce ritornando nella patria del Sangiovese in purezza

E così, come sono ritornato (e che giorni memorabili sono stati!) nelle “mie” amatissime Langhe del Barolo (a settembre sarò in quelle del Barbaresco e se ci riesco in Roero), eccomi tornare, purtroppo solo per un veloce blitz (oggi e domani) in un’altra località vinosa celeberrima, quella dove si produce il più grande Sangiovese in purezza d’Italia, ma che dico, dell’universo mondo. L’avete capito che dopo qualche anno di assenza sto tornando a Montalcino.

Intendiamoci, con quella splendida località delle crete senesi non c’è stata e non ci sarà mai, siamo nella splendida Toscana, non in Piemonte, la love history, infinita, intensa, appassionata, che mi legherò in eterno alle terre di Re Nebbiolo. Però Montalcino, e le vicende luminose ma anche squallide di Messer Brunello, di Brunellopoli e dintorni, hanno avuto un posto importante nella mia vita di cronista del vino.

Non voglio rivangare troppo quello che è stato. Per fortuna dopo quell’infame scandalo, dovuto, se vogliamo restare alle notizie ufficiali, alla spregiudicata sfrontatezza di alcune, nobili e in fondo ignobili, celebri aziende toscane, ma che in realtà (dicevano le carte dell’inchiesta, che io segretamente ebbi modo di scorrere) toccò oltre 50 produttori, noti e meno noti, nessuno più a Montalcino tarocca il Brunello. O quantomeno se per assurda ipotesi qualcuno lo facesse vorrebbe dire che ha trovato un modo ancora più diabolico e raffinato, tecnologicamente avanzato, per farlo in barba al buon senso, alla decenza, alla legge.

Francamente non ho mai capito, (al di là dei meri interessi economici, che erano forti nell’epoca in cui un 95/100 o più di Wine Spectator o del Wine Advocate e un tre bicchieri gamberesco cambiavano la vita di un produttore di vino e per ottenerli si era pronti a tutto – anche a mettere nel Brunello non solo il Sangiovese di Montalcino ma uve e porcherie di ogni genere), i motivi, why, warum, pourquoi, pecché, a Montalcino negli anni prima del 2008 abbiano tentato masochisticamente di mandare letteralmente a donne di facili costumi la leggenda del Brunello, la sua grandezza magica e inimitabile.

Ricordo bene e hanno uno spazio speciale nel mio cuore entrambi, anche se in misura diversa, le parole costernate prima che scandalizzate che due personaggi straordinari e indimenticabili come Franco Biondi Santi e Gianfranco Soldera, che mi onorarono della loro stima e considerazione, mi dissero nei giorni più bui di quel momento tragico, quando il trono di Re Brunello sembrava sul punto di crollare nel fango.

Ricordo bene tante cose, anche quella “simpatica” raccomandata di un avvocato che una delle aziende implicate nello scandalo ebbe la faccia di tolla (volevo dire d’altro..) di inviarmi chiedendomi 200 mila euro di danni per diffamazione e danno d’immagine. Poi tutto passò fortunatamente in cavalleria, ma me le ricordo ancora bene quelle notti da incubo (a mia moglie riuscii a non dire nulla anche se l’angoscia mi devastava) quando mi continuavo a ripetere: e mo’ che faccio?

Tutto passa però, ed eccomi oggi tornare nel bel borgo dove pure accanto a mascalzoni e farabutti ho conosciuto anche tante belle persone, ne cito solo alcune, Carlo Lisini, Roberto Guerrini di Eredi Fuligni, il conte Marone Cinzano, le sorelle Carli de Il Colle, il bravissimo e umile Luciano Ciolfi di San Lorenzo, il cui Brunello anche grazie a me presto sbarchera à Paris, il silenzioso Patrizio Cencioni di Capanna, Laura Brunelli. E poi tanti altri, Paolo Bianchini di Ciacci Piccolomini d’Aragona, le gemelle Padovani di Fonterenza, Caroline e Jan di Pian dell’Orino, l’affascinante Stella di Campalto, il presidente del Consorzio, quella vecchia lenza del Fabrizio Bindocci, i Bartolommei di Caprili, e vari altri, persino quel simpatico pirata del Sarrino Fanti i cui vini ho sempre trovato allegramente “stravaganti”, soprattutto quando Giacomino Suckling assegnava loro un comico 98/100.

So da chi non andrò e non andrei mai manco morto, diciamo, tanto per non fare nomi, un fratello e una sorella che non so chi sia più insopportabile dei due. Magari farò una telefonata ad una persona che persone bene informate mi dicono potrebbe essere il prossimo Sindaco del borgo. E se davvero lo diventasse, basta che il partito lo candidi e lo votano anche i sassi, poveri noi, Misericordia!…

Chi andrò a trovare? Beh, su suggerimento di Riccardo Silla Viscardi, ras del Brunello, andrò, non la conoscevo, da Jessica Pellegrini alla Fattoria del Pino, e poi dall’artefice del successo (meritato) di un’azienda, Le Potazzine, che ora, per i casi della vita, procede solo al femminile, con Gigliola e le sue belle figliole.

Parlo di Giuseppe Gorelli il cui Rosso di Montalcino, distribuito da quel talent scout che è il bergheimer Pietro Pellegrini, vale un viaggio. Sarò felicissimo di rivedere un uomo, prima che un bravo tecnico, che ho sempre stimato tantissimo. E poi mercoledì mattina in una cantina storica al cui proprietario ho detto con spudorata faccia di tolla: ciao sono Franco Ziliani, prepara un paio di bottiglie del tuo meraviglioso 1975 che ti vengo a trovare con due amici. Perché a Montalcino andrò in compagnia, di Giorgio Rinaldi gran dignitario del sinedrio dell’A.I.S. e con la bravissima Katarina “Kata” Andersson, mio braccio destro, che passeremo a prendere a Firenze.

Comunque vada, e andrà benissimo, a Montalcino arriverò sereno, orgoglioso di quello che ho fatto per difenderne l’onore e per niente, vi assicuro, under pressure, sereno e pacifico… perché, come cantava l’immortale divina Edith Piaf, Non, rien de rien, je ne regrette rien..

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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