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Degustazioni

Dromos bianco 2018 Mariolina Baccellieri

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Un bianco calabrese profumato di sole ma fresco e vivo

Allegria bella gente, buone notizie da una delle regioni più belle e disastrate d’Italia, un posto che avrebbe tutte le credenziali per essere un paradiso (mare meraviglioso, montagne dove crescono funghi porcini tra i più buoni che abbia mai mangiato, colline stupende, una natura ancora selvaggia e incontaminata) ma che invece spesso, perché le strade sono sgarrupate e insufficienti, c’è un solo aeroporto funzionante, Lamezia Terme, e la situazione dell’ordine pubblico un bel casino, visto che a comandare (cosa che fa ormai anche in Lombardia e in Valle d’Aosta) è quella merda di cosa sozza che corrisponde al nome di ndrangheta.

La good news è che in Calabria, la regione di cui, come avrete sicuramente capito, sto parlando, le piccole aziende di qualità ormai crescono come i funghi sulla Sila a Camigliatello silano e dintorni (se capitate in zona non perdetevi una sosta all’Edelweiss ristorante dell’Hotel Aquila) e accanto ad un nome storico, un macigno, un’ancora saldissima come Librandi, a Cirò Marina (i Cirò boys capitanati dal mio amico Sergio Arcuri, produttore del super rosato Marinetto) e altrove la qualità cresce. Questo a dispetto dei mille problemi che lavorare in una regione impestata dalla delinquenza organizzata, da decenni di politica corrotta, collusa, incapace (speriamo ora negli attributi della nuova governatrice, la tenace Jole Santelli), comporta.

L’ultima mia scoperta risale a fine 2019 quando, grazie ad un “cazzeggio” su Facebook, una chiacchierata con i lettori stuzzicati dalla mia proposta di indicare quali vini rosati avrebbero abbinato ad una parmigiana di melanzane, un lettore mi segnalò il rosato, Violet, di una vignaiola calabrese a me ignota, Mariolina Baccellieri. Una Signora che produce intorno alle 30mila bottiglie.

Ve la faccio breve, con la mia notoria faccia di tolla milanese contattai la produttrice, che giustamente non sapeva chi fossi, mica sono Cernilli, Parker, Suckling, o Galloni, la implorai di mandarmi una bottiglia e una volta scolata allegramente insieme alla mia ex moglie, abbinata ad una pizza Eliana made, annotai (non avevo ancora ripreso ad aggiornare questo blog) questo pensiero sulla mia pagina FB: i coglioni dicono…i vini calabresi, troppo alcolici, mancano di eleganza…storditi che non sono altro!

Sono tanti ormai i vini, bianchi rossi e rosati, che dimostrano come nella terra della ndrangheta e della sardella e della nduja, qualità, eleganza, piacevolezza, lavoro e legalità siano tutt’uno.. ne ho già scritto su Wine report, Vino al vino ecc.

Ultimo esempio questo meraviglioso rosato Violet di Mariolina Baccellieri Gaglioppo e Nerello mascalese sposati in una vecchia vigna in quel di Bianco.

Uno dei migliori rosati del Sud che abbia provato (bottiglia finita tra me ed ex moglie) negli ultimi anni.. e di rosati qualcosa ne capisco ancora..

Grazie Mariolina, evviva la Calabria!

Il Violet, che vi consiglio assolutissimamente di procurarvi, è un rosato rosa salmone-corallo ottenute da uve  Nerello e Gaglioppo e vi assicuro che è uno sballo assoluto.

Mariolina, ormai la chiamo così visto che in seguito ci siamo parlati al telefono diverse volte, è una produttrice di Bianco in provincia di Reggio Calabria, che proseguendo il lavoro avviato dal padre Vincenzo, che fin da piccola la conduceva nelle vigne e la introduceva alle croci e delizie dell’essere viticoltori, si è fatta un nome grazie ai suoi vins de pays da dessert, meditazione o goduria enoica, Greco di Bianco e Mantonico (ne parleremo presto), ma che dai suoi vigneti su terreno calcareo ricco di minerali, piante da frutto e profumi mediterranei, tra cui la liquirizia, vigne che accolgono vitigni autoctoni che hanno in media trent’anni con delle zone “ad alberello” che hanno più di cinquant’anni, ottiene anche un rosso come il Piroci, ma con il contributo dell’enologo Giuseppe Liotti ottiene risultati di assoluto rilievo con due vini bianchi dai nomi suggestivi, Siccagno e Dromos. Il Siccagno é un vino bianco nato da una felice intuizione di vinificare in secco e con vendemmia anticipata a fine agosto le uve di Greco bianco di Bianco, solitamente destinate alla sola produzione di passito.

Il Dromos invece, di cui ho degustato, ma che dico, bevuto, il 2018, è un bianco secco ottenuto per il 60% da Greco bianco di Bianco, e per il 40% da un’uva, Guardavalle, di cui non so assolutamente nulla se non che è presente nel cirotano, che ha germogliamento e maturazione tardiva, che dà freschezza e acidità al Greco, che di suo tende ad essere grasso e consistente. Una cuvée di vigna, perché  la Baccellieri ha nelle vigne insieme le due varietà.

Mi sono avvicinato al Dromos un po’ timoroso, perché recentemente avevo bevuto un bianco base Greco di un altro bravo produttore calabrese ed ero rimasto sconcertato dall’eccessivo grado alcolico e da un controllo non perfetto della materia che rendeva il vino opulento, importante, ma più spettacolare e stile “stupiamo le guide” che beverino. Invece, ‘stu Dromos, solo 12 gradi e mezzo, mi è piaciuto senza sé e senza ma.

Colore oro antico, splendido, brillante, luminoso, grasso nel bicchiere, mostra un naso fitto, solare, denso, caldo e avvolgente, tutto mandorla e pesca bianca ma con una bella vena minerale e sapida.

La bocca è larga, sontuosa, cremosa ma con una freschezza e un sale spettacolari, un gusto lunghissimo, caldo quasi come un rosso anche se spinto da una bella acidità fresca.

Non sarà facile procurarvelo, ma fate uno sforzo e visto che in Italia ci sono anche i corrieri (mi raccomando evitate TNT) portatevene a casa qualche bottiglia, senza dimenticare il rosato Violet, il cui 2019 Mariolina ha imbottigliato da poco. Evviva la Calabria e la calabrisella di Bianco!

Mariolina Baccellieri

Via Concordia 4

Bianco RC

Tel. 335 524 4570

Mail info@baccellieri.net

Sito Internet www.baccelieri.net

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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