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Degustazioni

Langhe Chardonnay 2019 Brezza

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C’è poco da fare, come le roi Gaja insegna, la magica Langa, che sia quella del Barbaresco o quella del Barolo (non c’è differenza) è un pozzo di petrolio, una terra promessa per il vino.

Magica non solo perché sottoterra, d’inverno, nasce il più buon tartufo del mondo (altro che Périgord o Norcia!) quello bianco, il tartufo bianco d’Alba, e perché è il terroir dove crescono i più grandi rossi italiani, Barolo & Barbaresco, ma perché come insegnano la nocciola tonda gentile, il porro di Cervere, per tacere dei formaggi, Bra, Raschera, Castelmagno, Robiola di Roccaverano, Murazzano Dop, e poi i topinambur, sono terre dove basta gettare un seme per ricavare dei gioielli, delle bontà uniche.

E così accade per i vini. Non solo sono, le Langhe, la terra d’elezione del Nebbiolo, e poi del Dolcetto, della Barbera, della mia amatissima Freisa, del Pelaverga, e poi di bianchi autoctoni come Favorita & Nascetta, e Arneis (che ha la sua terra d’elezione nel vicino bellissimo Roero) di bollicine metodo classico di qualità targate Alta Langa (e non) ma anche le uve internazionali, penso al Merlot Pissota del mio amico Roberto Voerzio, al Sauvignon Viridis di Comm. G.B.Burlotto, al Pinot nero Campo Romano dei Poderi Colla, al Cabernet franc di Teresio Brangero Cantina Oriolo, fanno la loro degna figura.

Intendiamoci, la Langa fa miracoli ma non è la Bourgogne, (è meglio: le donne sono più belle e si mangia molto meglio e si scrive meglio, Fenoglio, Pavese, Lalla Romano, Nico Orengo, Davide Lajolo insegnano e in Borgogna non si sono inventati un Oscar Farinetti…) e Pinot noir e Chardonnay fanno quello che possono. Ma non saranno mai Gevrey Chambertin, Nuits Saint Georges, Mersault, Montrachet, etc…

Sullo Chardonnay, dagli anni Ottanta, soprattutto Monsù Gaja con i suoi Gaja & Rey ed il Rossy Bass docet, si fanno ottime cose. E anche Barale, Elio Grasso e Cordero di Monfalletto Monfalletto tirano fuori vini molto validi. Più dello Chardonnay Piodilei del buon Pio Boffa che ho sempre trovato troppo legnoso, anzi overoaked che fa più fino.

Ma pur avendo visitato cantina, ristorante e albergo tante volte, sentendomi sempre a casa mia, non ricordavo che i miei amici Brezza, il mitico “baffo” Oreste ed il figlio Enzo (purtroppo juventino, ahilui…), accanto agli stupendi Barolo, Barolo Cannubi, Barolo Sarmassa, Barolo Castellero, Barolo riserva Sarmassa Vigna Bricco, a Nebbiolo e Barbera d’Alba Vigna Santa Rosalia, Dolcetto d’Alba, Langhe Nebbiolo, Langhe Doc rosato (di Nebbiolo) producessero anche uno Chardonnay nella loro azienda agricola con cantina in Barolo proprietaria di vigneti in Barolo già dal 1885 oggi condotta in agricoltura biologica certificata dalla quarta generazione.

E così ieri sera, decidendo di stappare il loro Langhe Chardonnay 2019 sono stato proprio bene e dopo una giornata di fatiche, di spostamenti e riorganizzazione delle mie cantine (spostamenti progressivi del piacere per dirla con il grande regista francese Alain Robbe-Grillet), non correndo il rischio di un controllo del tasso alcolico trovandomi a casa, ho apprezzato bicchiere dopo bicchiere e la buta se ne andò. Mentre con la mente ed il cuore pregustavo già la felicità assoluta del mio riabbraccio con la Langa, mercoledì 24, dopo tre dolorosi e difficili anni di lontananza…

Enzino Brezza produce il suo Chardonnay, affinato in acciaio, da una vigna di Barolo del 1991 e una parte a Monforte d’Alba del 2010, e si avvale di un terreno particolarmente adatto con una percentuale del 33% di sabbia, del 42,6% di limo e solo il 24,4% di argilla. Meno di 4000 piante ad ettaro, una produzione di 70 quintali per ettaro, per uno Chardonnay che è molto più interessante e appealing di tanti che nascono in zone vocate per i bianchi come il Friuli Venezia Giulia e l’Alto Adige.

Colore paglierino oro intenso e brillante, naso fragrante, aperto, allegro, con buona densità e ricchezza, con note di pesche gialle, mela e agrumi in evidenza e una bocca insospettabilmente larga, piena, succosa, grassa e consistente, con perfetto equilibrio tra frutto e acidità, e una bella vena sapida e minerale, perché con Barolo e Monforte d’Alba non si scherza. Ma si gode, anche con semplice Langhe Chardonnay in acciaio. Come diceva il buon Giacomo Bologna, ai suma! Ci siamo amici miei, questa è la Langa, the land of miracles

Azienda Agricola
Brezza Giacomo e Figli
Via Lomondo, 4 – 12060 Barolo (Cn)

Tel: 0173 560921

Email: brezza@brezza.it
sito Internet https://www.brezza.it/

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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