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Clamoroso a La Morra! Roberto Voerzio accetta le barrique e passa alle botti grandi

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Una svolta rivoluzionaria che farà discutere

Cari amici di Vino al vino, di ritorno dalla sacra terra di Langa sono in grado di documentarvi fotograficamente uno scoop.

Uno dei portabandiera della nouvelle vague del Barolo, quel barricadiero, sempre pronto a salire sulle barricate, di Roberto Voerzio, quello i cui Barolo da vigne, spettacolari ed esemplarmente condotte, in quel di La Morra (dove, detto inter nos, non è che si facciano, salvo rarissime eccezioni, grandi Barolo, piuttosto dei “barolini”, come amava dire il Maestro Bruno Giacosa…), necessitano di mutui bancari per poterli acquistare in enoteca, al ristorante o in cantina (ma non fa vendita diretta) ha deciso, anche lui, come Mauro Mascarello (avete letto cosa combina nella sua cantina ghiacciaia in Monchiero?) di fare la rivoluzione.

Come può testimoniare il mio amico carissimo Giorgio Rinaldi, membro di giunta dell’A.I.S., delegato di Como, grand gourmet e da oltre un anno direttore della cantina Dosio in La Morra, che domenica mattina era presente alla confessione fattami tra le lacrime da quel ricciolone milanista (nessuno è perfetto) del Roby, Voerzio, il re dei Barolo Brunate, La Serra, Cerequio, Fossati Case Nere, Sarmassa, Rocche dell’Annunziata, Torriglione, uno che per un breve tempo, illo tempore, ha frequentato e condiviso le idee perverse della masnada dei Barolo boys, e che come loro ha adottato la famigerata botticella di rovere francese, la barrique (Bartolo Mascarello diceva “il ne faut pas faire des barriques, mais des barricades, parafrasando Robespierre), forse preso da qualche forma di coronavirus, oppure già, nonostante i suoi splendidi 67 anni, sulla strada della demenza senile, o più semplicemente, come gli ho detto io abbracciandolo, finalmente rinsavito, ha deciso di togliersi dalle palle i carati.

Preso da forma di umana pietas ho rinunciato a pubblicare le foto dove prende letteralmente ad accettate, ad impietosi e furibondi colpi di ascia, le sue botticelle (non prima di averle vuotate del prezioso oro nero, anzi rosso rubino) ma posso testimoniare, e Rinaldi (un cognome che è una garanzia) mi fa fede, che ho assistito a scene che voi umani non potete nemmeno immaginare mentre attaccava a colpi feroci decine e decine di carati oppure li destinava al loro migliore uso, fioriere, al grido di Avanti Savoia, viva la tradisiun!

Il futuro dei vini, splendidi, anche se un po’ estremi (350, 500 grammi per grappolo) di Roberto, sarà fatto solo di acciaio, cemento e naturalmente, come tutti i Barolo degni di questo nome, botte grande di Garbellotto.

Non posso che plaudire a questa scelta rivoluzionaria del compagno Voerzio (a proposito: giovedì ho fondato una sezione del partito a Monforte d’Alba intitolata al compagno Oscar Farinetti, nostro lider maximo) che restituisce un grande uomo e un grande barolista al consorzio (non quello del Barolo, Barbaresco, che è quella cosetta triste che è) dei saggi, delle persone di buon senso.

P.S.

Abbiamo festeggiato il grande passo, domenica mattina, prima di andare a pranzo, Giorgio ed io, in quel “postaccio” che è Felicin a Monforte d’Alba (dove non si riesce a mangiare meno di benissimo nemmeno facendo ubriacare Nino e la sua brigata di cucina, nemmeno facendo bere loro un flacone di Guttalax e allontanandoli dai fornelli e destinandoli a lunghissime sedute in bagno…), stappando una buta dell’ultimo capolavoro di Roberto Voerzio, un 2016 in anteprima, che costerà come un appartamento in via Maestra ad Alba, di un vino che Roby ha voluto, preso da un eccesso di egocentrismo, autodedicarsi, il Riserva RV 350.

Ovviamente, poiché sono un burlone e reduce da cinque giorni esaltanti nella sacra terra di Langa e con qualche ettolitro di Barolo nel sangue lo sono ancora di più, ho scherzato. Ma non troppo…. Boia fauss, viva la Langa, viva il Barolo siempre!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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