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Enovarie

Calabria rosato Marinetto 2019 Sergio Arcuri – Maremma Toscana rosato Anna’s Secret 2019 Val di Toro

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Beh, lo confesso, provo una certa soddisfazione quando scorrendo l’archivio, direi piuttosto vasto, dei miei articoli pubblicati da 21 anni a questa parte (dall’indimenticabile esperienza di Wine Report in poi..) in Rete, scopro di aver avuto fiuto nel puntare su certe aziende e certi vini.

Questione di fortuna, certo, ma spero anche una certa capacità, data dall’esperienza di 36 anni di giornalismo del vino (quell’esperienza che manca giocoforza a cialtroni giovani rampanti con arroganza al cubo e pelo sullo stomaco che pensano di sapere tutto e di poter fare la barba a noi con i capelli grigi…), nel saper discernere il grano dal loglio e capire se un determinato produttore ha “la stoffa”, se ha cose interessanti da esprimere, se ha talento, savoir faire e terroir validi (senza quelli non si va da nessuna parte), per tirare fuori vini meritevoli di attenzione da parte del consumatore, o se oppure sia abile solo nel fare marketing, pubbliche relazioni o, peggio ancora, nel vendere fumo…

La soddisfazione poi diventa ancora maggiore se i “cavalli” su cui si è puntato, pardon, i vini, fanno parte di quella particolare tipologia dei vini in rosa di cui mi picco (e posso documentarlo con centinaia di articoli) di essere un tenace sostenitore e di cui scrivo, perché li bevo e perché mi piacciono, almeno dal 1990, se non prima.

In questo caso posso tranquillamente battermi da solo una mano sulla spalla e dirmi “bravo Franco”, ci avevi visto giusto.

Questo ragionamento mi è venuto recentemente naturale riassaggiando, ad anni di distanza da quando ne scrissi per la prima volta, rispettivamente sette e cinque anni orsono (sembra ieri) in uno spazio settimanale dedicato ai vini in rosa che fortemente volli e che condussi per tre anni almeno su un popolarissimo sito Internet di cucina, quello che prende il nome dal celeberrimo libro di cucina, Il Cucchiaio d’argento, su cui tante donne hanno imparato e imparano ancora a cucinare.

Ricordo distintamente quando, in viaggio con direzione Montalcino, verso Parma decisi, con una certa sfrontatezza di mandare un messaggio (allora si usavano gli SMS non Whats’App) a Stefano Caffarri, curatore delle pagine Web del Cucchiaio, di cui apprezzavo e apprezzo le doti raffinate di scrittura, l’abilità di fotografo del food e le capacità (beato lui, io sono scarsissimo) ai fornelli, da vero chef, per proporgli una rubrica settimanale sui rosati.

Ricordo benissimo la sua pronta risposta positiva, i pochissimi soldi che l’editore aveva detto di potermi riconoscere per ogni articolo (20 euro, su cui pagare le tasse ovviamente) e la mia gioia, nonostante disponessi già dal 2006 di questo blog e di Lemillebolleblog per “sfogarmi”, per poter godere su una pagina Web di grande visibilità e molto letta, di uno spazio fisso, dove provare a raccontare ai lettori che i vini rosa erano una cosa seria e che si potevano bere tutto l’anno, non solo d’estate. Magari a bordo piscina, al mare, al lago, o in barca…

Come tutte le belle avventure anche questa durò poco, l’editore, attento ai bilanci, dopo tre anni decise che gli articoli sul vino non facevano abbastanza audience, che i 40 euro settimanali che mi venivano riconosciuti (al pezzo sui rosati dopo un po’ se ne aggiunse uno sui vini bianchi) rischiavano di compromettere la sanità del bilancio aziendale e quindi sospese la collaborazione. E fu così geniale da far sparire dall’archivio e dalla home page del sito Internet, come potete vedere, ogni riferimento alla sezione vino (dove oltre al sottoscritto scrivevano anche Caffarri e il bravo collega marchigiano Francesco Annibali), è scomparso, anche se, misteri di Internet, vi assicuro che tutti i pezzi sono ancora fortunatamente online.

Provate a linkare qui e poi ancora qui e, voilà, vedrete perfettamente visibili i pezzi che allora scrissi, pubblicati il 30 aprile 2013 e il 27 marzo 2015, sui due rosati di cui voglio parlarvi oggi e che riassaggiati ad anni di distanza, con annate diverse ovviamente, mi sono apparsi ancora più buoni. E mi hanno fatto pensare di avere un certo fiuto nello scegliere vini validi e nel proporli all’attenzione di chi legge.

Essendo tutto ancora online (ma non diciamolo ad alta voce, che magari quelli della Editoriale Domus li fanno sparire del tutto) i pezzi rimando a loro la presentazione delle due aziende e dei due vini, che sono rispettivamente il Calabria rosato Marinetto 2019 di Sergio Arcuri a Cirò Marina in Calabria e il Maremma Toscana rosato Anna’s Secret 2019 Val di Toro orgoglio di Anna Maria Cruciata nella sua azienda a pochi chilometri di distanza da Grosseto.

Se vi fidate di me, vi posso dire che sono due rosati da applausi, da sballo, uno, il calabro, figlio di quella grande e generosa uva, base del Cirò, che è il Gaglioppo, l’altro, il toscano, con bottiglia civettuola stile Provence, espressione di Messer Sangiovese.

Procurateveli, provateli e mi impegno solennemente a rimborsarvi il costo delle bottiglie se non vi saranno piaciuti.

bty

Il Marinetto è il consueto rosato un po’ “cazzuto”, molto masculo e tosto, una sorta di vino rosso in rosa, più vicino, non nel colore che è decisamente più chiaro, ad un Bandol o ad un Tavel che ad un Valtènesi Chiaretto o ad un Cote de Provence.

Tredici gradi e mezzo (e si sentono) colore melograno intenso, brillante e luminoso, naso caldo, compatto, fitto, avvolgente, di grande densità, con note di agrumi, melograno e lampone in evidenza, bocca ricca, piena, intensamente vinosa, gusto largo e pieno, per un rosato di potenza da abbinare non solo ai piatti della cucina cirotana e calabrese ma più semplicemente ad una bella parmigiana di melanzane.

Con l’Anna’s Secret siamo invece di fronte ad un rosato toscano, maremmano, che parla provenzale, una gradazione alcolica contenuta a 12,5 gradi, un bellissimo colore rosa pallido, corallo, petalo di rosa, profumi elegantissimi, delicati, fragranti, di pesca bianca, ciliegia e lampone, e di fiori rosa, con una nota leggermente affumicata, pietrosa, in evoluzione.

La bocca è succosa, rotonda, delicatamente persistente, la vinosità calibrata, il gusto cremoso, suadente, con un magnifico equilibrio tra la dolcezza del frutto, l’acidità e una bella vena minerale.

Un rosato che vedo benissimo in abbinamento al vitello tonnato, a primi con verdure, melanzane e pomodori ripieni o grigliati.

Due vini in rosa da applausi che erano già molto buoni anni orsono e ora, con l’uscita 2019, sono diventati ancora più buoni. Chapeau!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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