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Enoriflessioni

Uffici stampa: marchette o comunicazione spacciata per informazione?

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Il comunicato stampa più inutile e stravagante del 2020-2021 by Klaus Davi

Domanda secca: a cosa servono alle aziende vinicole, diciamo nell’80/90% dei casi, gli uffici stampa ai cui servizi, perché facciano comunicazione e promozione sui loro vini, talvolta ricorrono?

Diciamo, diplomaticamente, che servono a far circolare i soldi, a farli passare dai conti correnti dei produttori vinicoli a quelli delle agenzie, delle p.r. che forniscono le loro prestazioni.

In tantissimi casi, anche se esistono fior di professionisti che la comunicazione la sanno far bene (voglio citare ad esempio Federica Schir, Stefano Malagoli, Katia Cilia, Eva Ploner, Anna Barbon, Riccardo Gabriele, i primi che mi vengono in mente e di cui apprezzo il lavoro serio e capace) quelli spesi per gli uffici stampa sono soldi buttati via.

Questi uffici stampa inoltre, oltre a far sprecare denaro ai loro committenti sono specializzati anche nell’inviare comunicati stampa di assoluta inutilità, come quello che ho ricevuto oggi e che voglio farvi il regalo, abbiamo tutti bisogno di ridere di questi tempi, di farvi leggere nella sua integrità.

Detto comunicato, riguardante una “ricerca realizzata dall’associazione ‘Donne e qualità della vita‘, guidata dalla dottoressa Serenella Salomoni” (che mi sono informato, è psicologa, psicoterapeuta e sessuologa, il che rende la cosa interessante..) , mi è arrivato da un’agenzia creata da un personaggio celebre, uno che vediamo spesso ospite, petulante più che mai e autore di interventi che si potrebbe anche fare a meno di ascoltare, come il signor Sergio Klaus Mariotti, giornalista, opinionista, sondaggista, pubblicitario, saggista, più noto come Klaus Davi.

Dalla sua agenzia, che ha clienti di ogni tipo, e che nel vino ha la celeberrima tenuta Ornellaia dei marchesi Braccobaldi, pardon, Frescobaldi, ho ricevuto questa perla, che a mio avviso si aggiudica il premio di comunicato stampa più bislacco, inutile e involontariamente comico del biennio 2020-2021.

Non bastasse l’inutilità, il comunicato si fa notare anche per il fondo “marchettaro”, perché oltre a citare, guarda caso, Ornellaia (cliente di Davi) la ricerca ci dice che ci avrebbero salvato dalla depressione da coronavirus vini di soliti noti come Ferrari, Donnafugata, Castello di Brolio di Baroni Ricasoli, Gaja, Villa Sandi. Poi ce la si tira un po’ e si finge di essere esperti citando Gravner, Biondi Santi, Pieropan, ma che dire se non prorompere in un gigantesco ma chi se ne frega?

Cari produttori di vino, perché buttate via soldi che sarebbe meglio spendere per curare meglio le vigne, per attrezzatura tecnica in cantina, per realizzare siti Internet che siano ben fatti e soprattutto aggiornati, e se proprio vi avanzano dei soldini per affidare la vostra comunicazione non all’agenzia del massmediologo modaiolo caro ad un partito dell’attuale maggioranza di (mal)governo ma a professionisti capaci?

Suvvia, intanto leggete e rotolatevi dalle risate anche voi!

Coronavirus: psicologi, vini italiani hanno salvato da depressione

Secondo ricerca un bicchiere aiuta a combattere l’ansia da Covid

Un bicchiere di vino è salvifico per la salute, può servire anche a controllare i problemi di obesità, frenando l’accumulo di grassi nel fegato e nell’organismo, trattenendo la glicemia bassa presente nel sangue, aiutando anche coloro che hanno un alto livello di colesterolo. Ma, secondo numerosi studi psicologici, è anche una fenomenale alimentatore di positività e di ottimismo, importantissimi in una fase così delicata. Non è un caso che secondo la ricerca realizzata dall’associazione ‘Donne e qualità della vita‘, guidata dalla dottoressa Serenella Salomoni in collaborazione con il movimento ‘Io sto con il made in Italy’ presieduto da Klaus Davi, al di là delle ipotesi scientifiche sulle sue qualità prettamente ‘curative’ tutte da dimostrare, resta il fatto che il vino abbia una fondamentale funzione terapeutica a livello psicologico. In questi due mesi di lockdown forzato gli italiani, pur gravati dalle difficili condizioni economiche, hanno comunque continuato a bere e acquistare vino, nonostante tutto. Secondo gli esperti che hanno condotto lo studio, realizzato su 625 italiani, uomini e donne tra i 25 e 65 anni, il vino continua a essere un toccasana importantissimo per il fisico e per la mente: in primis, per il 65% del campione, favorisce l’aggregazione o, in questo particolare periodo, le relazioni interpersonali, con degustazioni virtuali per esempio; per un buon 55% agevola e incoraggia il dialogo, molto importante in un momento così delicato dove molti potrebbero chiudersi in sé stessi; stempera le angosce (42%); incentiva il buonumore e la rilassatezza (39%); smussa, al contrario, l’aggressività (33%).

Non solo. Stando alla ricerca il consumo di un bicchier di vino in queste fasi di isolamento serve anche ad alimentare la creatività (58%), stimola la concentrazione (48%), contrasta le crisi depressive (45%), trasmette una visione più positiva del futuro (38%) ed è di ottima compagnia per le chiacchierate virtuali con gli amici online (29%).
Ogni vino, grazie anche alle sue componenti, ha le sue peculiarità ma durante la quarantena la preferenza è andata ovviamente ai prodotti tricolore, apprezzati in tutto il mondo. E, nonostante le difficoltà, la popolazione non ha voluto rinunciare ai vini top, magari riscoprendo bottiglie che erano in cantina o sullo scaffale da qualche anno oppure scegliendo i cosiddetti “secondi vini” di blasonati brand, meno “expensive” ma comunque sempre di grande qualità. Così un grande fine wine come Ornellaia, la celebre tenuta toscana di Bolgheri premiata anche dalla Bibbia enoica ‘Wine Spectator’, si è distinto per il suo carattere solare che ha trasmesso fiducia e benessere al tanti appassionati vinicoli. Chi invece ha voluto dare un tocco di frizzantezza alla quarantena si è buttato su un Ferrari Riserva Lunelli Brut, re degli spumanti italiani. Chi aveva bisogno di fiducia ha preferito affidarsi a un Brunello di Montalcino di Biondi Santi, sinonimo di qualità certa, vino che non tradisce mai le attese. Molti hanno dovuto anche avere coraggio in questi mesi e un vino che ha rappresentato questo stato d’animo è stato sicuramente il friulano Ribolla Gialla Anfora di Josko Gravner, coraggioso e innovativo al tempo stesso. In tanta amarezza c’era bisogno pure di dolcezza: in questo senso il passito Ben Ryé di Donnafugata è stato il più gettonato. Un bianco come il Soave Classico “La Rocca” di Pieropan ha invece aiutato gli italiani a trovare momenti impagabili di relax grazie alla sua freschezza e leggerezza quasi estiva. Altro prodotto prestigioso è il Montefalco Rosso Doc di Arnaldo Caprai che interpreta al meglio il carattere della forza, sia della sua terra d’origine, l’Umbria, sia del popolo italiano in questa cattività. Non poteva mancare il Prosecco, sinonimo di allegria e spensieratezza, così importanti in questo momento: il Prosecco Superiore di Cartizze Brut DOCG “La Rivetta” di Villa Sandi è il preferito. Spazio poi al Barolo, lo “Sperss” di Gaja, dal carattere testardo e di razza, che ha ricordato agli italiani che anche un carattere tosto può aiutare nelle difficoltà. Si chiude in bellezza con il Chianti Classico Gran Selezione DOCG Castello di Brolio di Barone Ricasoli, cioè la casa che diede vita alla formula di questo grande vino, che sa di magia, quella magia che il nostro popolo è riuscito comunque a far sopravvivere nonostante le avversità.

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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6 Commenti

6 Commenti

  1. Pierluigi Gorgoni

    19/05/2020 at 20:52

    ma c’è qualche connessione tra il manigoldo D.B. e Klaus Davi ?

    • Franco Ziliani

      19/05/2020 at 22:15

      direi proprio di no… Klaus Davi non si perde con quello sfigato

      • Pierluigi Gorgoni

        20/05/2020 at 09:12

        Strano… perché se ho ben capito chi sia il manigoldo … in un suo tweet recente tagga proprio il Davi Klaus … ma magari non ho capito io …

  2. giuseppe mennella

    20/05/2020 at 09:26

    Trovo piu’ stupefacente che abbiano fatto un sondaggio intervistando 625 persone
    e su questo hanno tratto delle percentuali su cui analizzare le “proprieta” del vino.
    Poi i nomi dei vini consigliati non stupiscono piu’ di tanto.

  3. Giancarlob

    25/05/2020 at 23:33

    La sagra della banalità.

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