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Enoriflessioni

Rosa (vino rosato) di Donnafugata a 25 euro? E la stampa di regime applaude

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Oggi voglio farmi “un’auto pompa”. Tranquilli non si tratta della dichiarazione pubblica di volermi dedicare, dannunzianamente, a pratiche autoerotiche. Che con la panza che mi ritrovo sarebbero peraltro problematiche…Voglio semplicemente farmi i complimenti da solo e mostrare ai miei dodici lettori, la differenza che passa tra informazione libera e informazione che quando sono di mezzo le grosse aziende, quelle che dispongono di fondi da destinare a pubblicità e attività di promozione e marketing, funge immediatamente da megafono, da cassa di risonanza.

Vi spiego. Viene diffusa, via comunicato stampa, la news che una nota casa vinicola siciliana, una che ha oltre trecento ettari di vigneto per una produzione intorno ai due milioni e mezzo di bottiglie, una che spende molto in advertising e pubbliche relazioni (capito mi hai…) sta per uscire con un vino nuovo. Ovviamente, visto che la tipologia ora è diventata di moda e vi si dedicano a produrne e commercializzarne anche aziende che in passato quel tipo di vino manco se lo filavano, si tratta di un rosato.

Ma non un rosato qualsiasi, perché l’azienda è modaiola e marketing oriented, bensì di un rosato griffato, con l’etichetta firmata da due noti stilisti di moda, uno siculo l’altro milanese, ovvero Dolce & Gabbana. Gli stilisti cari a Madonna, quelli che hanno fatto spot televisivi con Monica Bellucci, che sono stati condannati per evasione fiscale pagando oltre trecento milioni di euro a testa, e poi assolti.

Arriva il comunicato che annuncia la prossima uscita di questo rosato glamour e fashion e subito la stampa, certa stampa, quella sensibile agli advertising e fedele alla regola secondo la quale le aziende ricche e potenti bisogna tenersele buone e mai criticarle, pubblica l’annuncio. Così fanno Repubblica, il Corriere della sera, la più importante agenzia di stampa, l’Ansa. Il Sole 24ore pubblica un articolo che è più “soffietto” del comunicato stampa. La notizia ovviamente viene ripresa anche dalla stampa specializzata ed ecco puntualmente Wine News darle spazio. L’azienda, tanto per non fare nomi, si chiama Donnafugata (azienda sempre trattata bene dalle varie guide…), ed ecco come ha dato sul suo sito Web, dove da giugno avverrà la vendita on line del rosato griffato, la notizia.

Fino a qui storia di ordinarie “marchette”, pardon, comunicazioni puntuali delle novità relative ad un’azienda che fa i numeri, ora entra in gioco la differenza, di cui parlavo all’inizio, tra informazione libera, che cerca di informare i lettori ed esprime un proprio punto di vista, e informazione che quando ci sono di mezza i poteri forti tace. O stende tappeti rossi. 

Possibile, perdiana, che solo quel rompicoglioni del sottoscritto, abbia rilevato un aspetto del comunicato e dei vari articoli, ovvero che chistu rosatu griffatu, prodotto in sedicimila esemplari, verrà proposto in enoteca ad un prezzo intorno ai 25 euro? Possibile che nessuno abbia alzato il ditino e fatto notare che si tratta di un prezzo immaginifico, presuntuosetto anziché no? Ma chi sono quei fenomeno che spenderanno 25 euro per aggiudicarselo? Manco fosse un grande Cote de Provence di quelli importanti!! Per curiosità andiamo a vederci cosa costano online (lasciamo stare Château d’Esclans che con i suoi 55 e 85 euro per le due cuvées più importanti è fuori concorso) alcuni dei Rosé de Provence o Tavel o Bandol più rinomati. Come punto di riferimento scelgo il sito Internet Vinatis, che ha anche un’edizione italiana. Miraval, quello dell’azienda di proprietà di Angiolina Jolie e Brad Pitt, 16,85 euro. Domaines Ott, 22,65, il meraviglioso Bandol di Château de Pibarnon 21,49, Chateau de Minuty 23,36 euro.

E per restare in Italia, prendendo come riferimento un’enoteca on line come Tannico, Domaines Ott viene via a 19,50, il meraviglioso Mjère di Michele Calò a 10,90, Estandon a 13,90, l’Etna di Palmento Costanzo a 15,50, il Rosé di Pinot nero di Franz Haas a 18,50, il Marinetto 2018 di Sergio Arcuri (uno dei migliori rosati italiani) a 17,50, il rosato di Terrazze dell’Etna a 14,50, il Purple Rose del Castello di Ama a 17, un magnum del grande Valtènesi Chiaretto Rosamara di Costaripa a 22,50, il Tavel di Chapoutier a 16,50.

bty

E su Callmewine Etna Rosato di Palmento Costanzo a 13,50, il fantasmagorico Cerasuolo d’Abruzzo Pié delle Vigne 2018 di Cataldi Madonna (un capolavoro) a 17,80, l’Etna rosato di Graci a 15,80, il Mazzi di Rosa del Golfo a 13,80, il Rosa di Fonterenza a 14,80, l’ottimo Girofle di Severino Garofano 2018 in magnum a 21,90, l’Etna rosato di Terre nere a 18. Il mio amico Renato Gangemi, eccellente collaboratore di questo blog, e proprietario dell’Enoteca Vin-Canto a Zafferana Etnea (fa spedizioni in tutta Italia) propone chicche come l’Etna rosato di Benanti a 16 euro, Terra Costantino e Tenuta di Fessina a 18, Tenuta Bosco a 19, Barone di Villagrande, Pietradolce e Terrazze dell’Etna a 16, Girolamo Russo a 21, Tenuta delle Terre nere a 23, ma quelli sono tutti vini memorabili, mica un esordiente dalla qualità tutta da dimostrare.

Va bene che Madame Rallo, il cui Etna rosato è proposto da alcuni siti a 21,50, e va bene che la simpatica signora, bravissima cantante, deve pagare la consulenza dei due stilisti cari a Madonna, ma per la Madonna, che prezzo assurdo per questo suo rosato Rosa griffato! Nessuno lo dice? Beh, lo dico io e baciamo le mani!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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16 Commenti

16 Commenti

  1. Dario Bagni

    16/05/2020 at 10:59

    Sono d’accordo su quello che ha scritto su suo articolo, mi piacerebbe sapere in quanti conoscono i rosati che ha citato da Piberrnon a Miraval al Vigna Mazzi Ect. Nasce un rosato stile Ferragni, glamour il contenuto non sarà fondamentale. Ma c’è sempre la possibilità di non comprarlo 🙏🏾

    • Franco Ziliani

      16/05/2020 at 12:05

      la sua definizione “rosato stile Ferragni é da standing ovation. Mi inchino, applausi!

  2. giuseppe mennella

    16/05/2020 at 12:25

    Il contenuto dell’articolo mi piace, tanti nuovi approdi sulla versione Rose’
    cercano di vendere emozioni e meno sostanza.

    “Nasce un rosato stile Ferragni” una definizione che mi sarebbe piaciuto aver avuto

  3. Giovanni

    16/05/2020 at 13:08

    Pie delle vigne, fantastico!!ofena

  4. Giancarlob

    16/05/2020 at 16:07

    Però l’ etichetta è carina….

    • Eb2323

      17/05/2020 at 14:05

      Infatti è l’etichetta che costa.

      • Franco Ziliani

        17/05/2020 at 18:30

        e chi se ne fotte dell’etichetta firmata. A me e a voi consumatori interessa il contenuto, non un’etichetta firmata da due stilisti sopravvalutati e cari ad un certo mondo…

    • Eb2323

      17/05/2020 at 14:11

      Facciamo che mi bevo Chapoutier (anche damaged label) a 16.50 euro e le etichette le guarderò nella prossima vita.

  5. Ciro Di Carlo

    17/05/2020 at 08:57

    Bhe’c’è sempre la libera scelta…e, a guardar bene, se la Ferragni ha venduto mezzo litro di ACQUA a 8€ è “lecito” che una bottiglia di vino “alla Ferragni” ne costi 25…e potete star sicuri, 16mila gonzi li trovano. Noi, immagino, non saremo tra questi.

    PS. Dario Bagni, io ci penserei a brevettare la definizione di “vino alla Ferragni” 😁😁😁

  6. Alessandro Sanguineti

    17/05/2020 at 09:29

    Purtroppo, non e l’unico caso di “vini”,a prezzi indecenti e ci sono anche vini indecenti che costano cifre incredibili, basta non comprarli,vogliamo parlare di prosecchi? brodaglie da autoclavi? O “lambruschi”?ecc..vini da 3€a bottiglia, venduti a 15, che li vendano pure agli amici americani, cinesi ecc..ma nei tempi di crisi, ci si possono lavare i piedi,non diventa nemmeno aceto, unica mia eccezione qualche bottiglia di barolo, della cantina soc.di Castiglione galletto, o Barbera d’Alba doc, il resto, compro vino sfuso da piccoli produttori, gutturnio, barbera, anche lambruschi,che conosco,tappo a corona e via, il tutto costa circa 2€ a bottiglia, vini fatti in vigna,senza diserbi, schiarifiche,filtrazioni,quelli che i ciarlatani e affaristi enologici chiamano, naturali, indipendenti, anche loro solo per farsi pagare un vino da 2€ al litro, 20€, a parte certi vini invecchiati, che costano per ammortamento, tipo Brunelli,baroli ecc,non compro bottiglie, che superano i 7€, anche sui “pregiati” starei attento non c’è vino che vale più di 20/25€a bottiglia, parlo di vino e non di etichette firmate,bottiglie stilizzate,vini”da boutique, somellie?mi ricordano solo albanese, ed io di vini ne ho assaggiato tanti, anche modaioli, ma sono alla conclusione che, aveva ragione, un grande intenditore bergamasco,anche Lui, aveva capito e diceva che,il peggior vino del contadino e migliore dei migliori vini blasonati e di grandi cantine.

  7. Giancarlob

    17/05/2020 at 16:45

    Mi auto smentisco. Guardando bene, ho visto in bella evidenza il nome dei 2 stilisti: questo potevano evitarsela, così più che ad un vino fa pensare ad una bottiglia di profumo….

  8. Pierluigi Gorgoni

    19/05/2020 at 11:00

    grandissimo Franco!
    Tecnicamente mi sfugge qualcosa, ad esempio il metodo di produzione di questo rosato Dolce & Gabbana …
    Salasso?

    mi permetto di scrivere la mia, alla sequela di diversi fantastici rosati che citi (non sono un amante della categoria come lo sei tu, li bevo assai selettivamente) mi sento di aggiungere il Merlot Kretzer di Armin Kobler e ovviamente il Cerasuolo di Valentini (i cui prezzi iniziano ad essere speculativamente da capogiro)…

    • Franco Ziliani

      19/05/2020 at 12:59

      ti voglio bene ma dissento. nemmeno in Francia fanno un buon rosato di Merlot. il buon Kobler usi Pinot nero, Vernatsch o Lagrein

      • Pierluigi Gorgoni

        19/05/2020 at 17:16

        eh eh
        invece, il Merlot rosato di Kobler è davvero sorprendente, non averne pregiudizi, ed è un rosato pieno, polposo, carnoso ma vibrante al tempo stesso e di bellissime sfumature …
        Quanto ai vitigni, il buonissimo Kobler, credo debba fare di necessità virtù, la sua piccola azienda nella bassa-atesina non offre (mi sento di scrivere…) condizioni ideali per Pinot Nero, Vernatsch, Lagrein ma da oltre 150 anni ha rivelato, sul fronte dei vitigni a bacca scura, una grande attitudine per i vitigni bordolesi … Edmund Mach insegna…

        • Franco Ziliani

          19/05/2020 at 18:17

          se lo dici tu mi fido, Kobler, che conosco dai tempi quando aveva messo a punto un complesso sistema di valutazione (anche di noi degustatori) dei Pinot nero in gara nel Concorso del Pinot nero di Egna (ho dato il mio contributo a metterlo a punto e ho aiutato Peter Dipoli a selezionare i giurati) è un personaggio singolare, colto e molto “tedesco” più che Südtiroler. Proverò a contattarlo per chiedergli se a Bergamo possa trovare il suo vino…

  9. antonio

    24/05/2020 at 18:30

    co sti chiari di luna sai dove se lo mettono il rosato a quel prezzo…

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