Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Enovarie

Produttori di Langa nei Colli Tortonesi per amore del Timorasso

Pubblicato

il

Una love story tutta da scrivere…

La notizia è clamorosa. Un gruppo di notissimi produttori di Barolo e Barbaresco ha deciso di produrre un vino bianco importante, un vino da invecchiamento. Non hanno scelto, come decisero di fare nei primi anni Ottanta Angelo Gaja (e altri), di piantare Chardonnay. E nemmeno di produrre Rheinriesling come hanno fatto altri barolisti come Vajra e Ettore (Sergio) Germano. Hanno pensato di puntare su un bianco da uve autoctone.

E dopo aver scartato il Cortese (l’uva del Gavi), la Favorita o l’Arneis (uva identitaria del Roero che impiantata in Langa non dà gradi risultati) oppure la Nascetta, che viene bene solo a Novello, hanno puntato su un’uva che non è originaria delle Langhe. Hanno puntato sul Timorasso, un’uva autoctona della provincia di Alessandria, coltivato nelle Valli Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, a poca distanza da Tortona, località posta a metà strada tra Pavia e Alessandria, un’uva che ha rischiato di sparire anche solo 35 anni fa.

Un vitigno bizzarro e prezioso che si è salvato, ha moltiplicato il numero di ettari vitati, si è fatto conoscere in Italia e nel mondo grazie al lavoro di un personaggio speciale. Un vignaiolo geniale come Walter Massa, celebre produttore di vini diventati famosi come il Costa del Vento (da un vigneto piantato nel 1990), il Montecitorio e lo Sterpi.

E’ tutto merito della “visione” che Massa ebbe, e che si trasformò nel primo vino da Timorasso messo in commercio nel 1987 come vino da tavola, in tempi in cui tutti anche in Piemonte, piantavano Chardonnay e Cabernet e la valorizzazione dei vitigni autoctoni era solo una bella idea e nulla più, se oggi il Timorasso è diventato una cosa importante.

Merito suo se quelli nati dall’uva Timorasso – uva difficile da coltivare perché ha bisogno di mille attenzioni – oggi sono diventati tra i vini bianchi più originali ed intriganti del panorama italiano. Perché particolari e diversi dagli altri, perché espressione di un forte legame vitigno-terroir come c’è tra il Nebbiolo e la Langa albese, tra Nerello Mascalese ed Etna, Sangiovese e Montalcino.

Oggi accanto a Massa sono emersi tanti altri piccoli produttori di qualità (Mariotto, La Colombera, Andrea Mutti, Pomodolce, I Carpini, Boveri, Alessandro Bressan, Marina Coppi), tutti impegnati a produrre un bianco unico, minerale, profondo e dotato di un’acidità importante, che migliora lasciandolo in bottiglia.

I numeri dimostrano meglio delle parole la crescita. Secondo i dati forniti dal Consorzio Colli Tortonesi, che conta su 62 soci, i produttori di uve sono passati da 31 del 2009 ai 132 del 2019, gli ettari vitati da 25 ettari di 11 anni fa (nei decenni precedenti non superavano quota dieci) ai 175 di fine 2019. La crescita della superficie vitata prevista è di altri cento ettari nei prossimi tre anni, per arrivare all’obiettivo finale di 350 ettari. E ovviamente il valore delle vigne (e le cifre che bisogna pagare per acquistare qualche ettaro) è molto aumentato.

Si è lavorato sul Timorasso facendo nascere la sottozona Derthona (antico nome di Tortona) della Doc Colli Tortonesi. La sottozona del Derthona comprende 46 Comuni su un’area lunga 50 chilometri e larga 25. A circa 35 chilometri c’è la Liguria ed è proprio la vicinanza del mare uno degli elementi alla base di una biodiversità pressoché unica. 75 quintali per ettaro la resa in uva, 4000 ceppi per ettaro la densità minima, la messa in commercio al primo settembre dell’anno successivo alla vendemmia per “Derthona” e dal terzo anno successivo alla vendemmia per “Derthona Riserva”.

Ma i langhetti perché sbarcano nei Colli Tortonesi? E’ semplice spiegarlo. Perché sono rimasti colpiti dal lavoro di Massa & Co, perché hanno capito la grandezza del Timorasso e perché vogliono ampliare la gamma dei loro rossi con un bianco importante e perché i vigneti nella zona del Timorasso non costano un occhio della testa come a Barolo e dintorni. Dove i prezzi hanno superato il milione di euro (1.063.000 di franchi) ad ettaro.

I loro nomi sono tutti importanti, Pio Cesare, Vietti, Borgogno, Oddero, Rivetti, Luca Roagna. E altri si dice si possano aggiungere..

Alcuni come Vietti sono già in commercio con i loro primi vini, il 2018 nel caso di Vietti, vinificato in acciaio, dal 2014 al 2017 per Roagna, che ha scelto anche la strada particolare dell’affinamento in legno ed è andato in commercio con prezzi quasi da Barolo, oltre 30 euro.

Gli altri usciranno chi a settembre (Rivetti, con 15 mila bottiglie del 2019 ottenuti dai primi 5 ettari dei complessivi 24 che verranno piantati nei prossimi anni) e chi negli anni a venire. Pio Boffa (Pio Cesare), che coglie una similitudine tra la zona del Barbaresco e quella del Timorasso, ha acquistato 2 ettari e mezzo ed è in trattativa ancora per un altro ettaro e ha fatto prove di vinificazione con o senza macerazione con uve fornite da Elisa Semino della Colombera e usciranno tra 5-6 anni.

Pietro Viglino Oddero, figlio di Cristina Oddero, e la cugina Isabella hanno acquisito un terreno di 1.4 ettari sito nel comune di Monleale, nel corso del 2019 hanno preparato il terreno, facendo drenaggi, scasso e livellamento e a marzo hanno piantato le barbatelle. Nel 2019 hanno dato una mano nella coltivazione di un vigneto già in produzione di un coltivatore locale e hanno vinificato le uve di Timorasso per la prima volta a La Morra per una produzione di 2019 di circa 2000 bottiglie che uscirà tra un anno.

Andrea Farinetti della Borgogno di Barolo ha vinificato dal 2015 la prima annata da uve acquistate nella zona di Monleale e dal 2019 da uve di vigne di proprietà. Il potenziale è di 18.000 bottiglie, di cui 5000 di Derthona riserva cru. Roagna nei prossimi anni programma un lavoro intenso andando rivendicando non solo Derthona superiore ma il nome del singolo cru Montemarzino.

bty

Una cosa è certa, che di Derthona, di Timorasso, dei Colli Tortonesi, e di questi bianchi da lungo invecchiamento prodotti da vignaioli autoctoni o da langhetti folgorati sulla via del Timorasso si sentirà un gran parlare, e soprattutto si berranno grandi vini nei prossimi cinque, dieci anni. E per chi avrà la fortuna di poterlo fare, anche nei decenni a venire. Viva il Timorasso!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy
IT Partner: Vanilla Innovations, Inc.