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Degustazioni

Mjere Igt Salento rosato 2019 Michele Calò

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Puntualmente, ogni anno, il numero uno dei rosati base Negroamaro

Cari rosatisti (so che siete tanti e che crescete sempre di più, a dispetto dei pirla che affermano che i vini in rosa sono “vinelli”, roba da donne, vini figli di un Bacco minore, mentre minorati sono invece quelli che lo sostengono), oggi voglio raccontarvi di un grandissimo rosato pugliese, e salentino, che conosco e amo da oltre 25 anni (la prima volta lo assaggiai nel lontano 1995 in cantina da loro). Un rosato che più volte ho sostenuto essere il numero uno dei rosati base Negroamaro (più un 10% di Malvasia Nera Leccese) e sicuramente uno dei migliori 10-15 vini in rosa italiani.

Questo rosato portentoso, da vigne ad alberello situate nella zona più tipica del Salento e precisamente nei comuni di Tuglie, Sannicola, Alezio in provincia di Lecce, è il Mjère dell’azienda Michele Calò di Tuglie, che Fernando e Giovanni Calò, figli del grande Michele Calò, ogni anno riescono nell’impresa di rendere sempre più buono.

Di competitors il Mjère in Salento ne ha tanti, dal classico Girofle dell’azienda di Severino Garofano a Copertino oggi condotta dai figli Renata e Stefano, al Grecia di Paolo Leo, al Rohesia ed il “base” di Paolo Cantele, al Metiusco di Palamà (che potete trovare in vendita sull’enoteca on line Wine Point), al Rosa del Golfo di Damiano Calò, a tanti altri che è inutile citare tanti sono,(ho grande curiosità di assaggiare nei prossimi giorni il Susumaniello Askos di Masseria Li Veli di Cellino San Marco) ma alla prova assaggio questo rosato puntualmente vince.

Quella di Fernando e Giovanni è un‘azienda di cui scrivo benissimo da illo tempore, come dimostrano una serie di articoli, che potete leggere qui, qui, qui e poi ancora qui. E infine qui.

Come ho scritto e come amo ripetere, per me l’Alezio Rosato Mjere (dal latino Merum, ovvero vino vero), è uno di quei rosati da “bordo piscina” come amo definirli, o “bordo lago di Garda”, che basta aprirli per “seccarli” subito a tavola, per stappare una bottiglia finirne per berne due, abbinati a qualsiasi cosa, tanto va bene su tutto a prescindere.

Un vino, mi ripeto, che non ha nulla da invidiare ai migliori Cerasuolo top, ai vini in rosa dei gardesani chiarettisti (forse non ha l’eleganza suprema di certi Etna da urlo) e farebbe capire anche ai francesi, quelli dalla Cote de Provence di Tavel e Bandol e Collioure, (che come diceva Paolo Conte “s’incazzano” e non solo ad essere sconfitti da Bartali), come anche in Italia si possano produrre rosé di livello internazionale. Senza complessi di inferiorità verso nessuno.

Un rosato 2019, pura espressione salentina, figlio della virilità del Negroamaro ammorbidita e ingentilita dalla dolcezza della Malvasia nera, spettacolare e spettacoloso, che, inutile nasconderlo “a me mi piace”. E mi piace assai.

Per procurarmelo (a Bergamo dove vivo non riuscivo a trovarlo) ho dovuto fare un po’ i salti mortali, ma alla fine l’ho trovato, pagandolo il giusto, 9,90 euro, proposto dall’eccellente enoteca online sita in Lecce, Wine & More di Marco Guido, dove non trovate solo il Mjère dell’ultima annata ma anche, a ben 19,90 euro, sempre meno dell’annunciato Rosa griffato Dolce & Gabbana di Donnafugata, una speciale selezione o riserva (non so come chiamarla) dell’annata 2016, talmente preziosa e rara che i fratelli Calò non ne fanno menzione (sono un po’ timidi…), sul loro sito Internet

bty

Per descrivere questo splendente 2019 (la cui seconda bottiglia acquistata voglio vedere in evoluzione – mi piacerebbe sentire anche l’altro loro rosato, affinato in legno il Cerasa, annata 2018, che chiederò a Gesù Bambino di regalarmi per Natale…) avendo confrontato i miei appunti con quelli di qualche anno orsono riferiti all’edizione 2014 ho pensato di poterli sostanzialmente riproporre pari pari, integrandoli con qualche annotazione di oggi.

Colore melograno scarico, corallo brillante luminoso, con sfumature da alba salentina, naso pieno, vivo, succoso, con note di erbe aromatiche, liquirizia, ciliegia, accenni di lamponi in evidenza, una bella vena agrumata e sale, a formare un bouquet spettacoloso per eleganza e forza d’impatto.

E poi densità, profondità e grassezza in bocca, viva, succosa, con bella polpa e articolazione, una coda lunga vibrante e una vinosità perfettamente calibrata. Un rosato che ha carne sale, freschezza ampio sviluppo, bellissima materia ricca e terrosa, con un equilibrio, una piacevolezza che lasciano senza parole.

bty

Perché questo Mjère degli amici (io li considero ancora tali, loro sembrerebbe di no…) Fernando e Giovanni viene dal cuore vivo del Salento, è “lacrima” e sangue del Negroamaro e della Malvasia allevate con la forma storica e sacra dell’alberello salentino, perché è vero, come l’amicizia e come l’amore…

Michele Calò 

Via Masseria Vecchia 1

73058 Tuglie LE

Tel. 0833 596242

Email info@michelecalo.it

Sito Internet http://www.michelecalo.it/

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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5 Commenti

5 Commenti

  1. Marco Raimondi

    24/05/2020 at 21:20

    Dovresti scrivere un libro, caro Franco; forse una collezione dei preferiti, da te, produttori e vini Italiani…pure con foto dei paesaggi, le cantine, ed i personaggi.

    • Franco Ziliani

      24/05/2020 at 21:41

      grazie Marco, ma sarebbe un libro (ammesso e non concesso che trovassi un editore) che venderebbe al massimo dieci copie…

  2. giuseppe mennella

    25/05/2020 at 10:24

    Bassa provocazione per Franco, libro si ma doppia firma:

    autori: Chiara Ferragni e Franco Ziliani
    titolo: I rosati da trend

    Mi fa piacere che il Mjere sia sempre fra i grandi rosati italiani, purtroppo
    da me non si trova. Ho avuto la fortuna di comprarlo in azienda nel 2004
    accompagnato nella visita e negli assaggi da Michele Calo’.

    • Franco Ziliani

      25/05/2020 at 11:56

      mi sa che di prima mattina hai già alzato il gomito… Lasciamo che il libro lo scriva la Ferragni, regime degli influencer…

  3. giuseppe mennella

    25/05/2020 at 12:58

    Tornando sobrio …

    la proposta di Marco sarebbe interessante e apprezzata, anche se poi le degustazioni
    andrebbero aggornate, ma io di sicuro ho tanti suggerimenti messi parte e annotati
    (a partire da quelli di wine report) di tante aziende descritte da Franco, e come
    frequentatore mi piacerebbe avere sempre nuovi suggerimenti.

    grazie di essere ritornato

    ps: sui social e gli influencer credo di essere piu’ estremo di te

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