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Degustazioni

Etna rosso Millemetri & Etna Rosso 2012 Feudo Cavaliere

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Due vini per tomber amoureux dell’Etna in modalità Rosso

Lo confesso, se mi fosse consentito in sorte di rinascere e di avere un’altra vita di scorta (non preoccupatevi, è solo un’ipotesi, non vi toccherà un Franco Ziliani 2, un incubo quasi peggiore del Conte 2…), chiederei ai potenti Dei di farmi rinascere in Sicilia. Francuzzo in effetti suona bene, visto che di battesimo faccio Francesco.

Chiederei di rinascere in Sicilia e precisamente non a Palermo, Agrigento, Marsala o Pantelleria (luoghi magici, questi due, dove non sono mai stato), bensì in quella città culla di antica civiltà e storia che è Catania. Solo se abitassi nella città dell’Elefante o nei suoi dintorni potrei difatti dedicare trent’anni della mia vita professionale di cronista del vino a studiare (così come ho cercato di fare con i vini di Langa) e approfondire in ogni aspetto la conoscenza della zona vinicola più stimolante e interessante che c’è oggi non solo in Sicilia, ma nell’Italia tutta, l’Etna.

Mi sceglierei come Maestri e ciceroni Salvo Foti, i fratelli Benanti, chiederei lumi ad aziende storiche come Marchese di Villagrande, e poi al barone Franchetti, a Frank Cornelissen e poi passerei giorni e giorni sulla Muntagna, girando versante per versante, cercando di cogliere il mistero, la magia, l’unicità di queste vigne vulcaniche che si spingono sino ad altezze da autentica viticoltura di montagna, anzi, di Muntagna, e ubriacandomi (moderatamente) dei vini che in questo posto unico al mondo vengono prodotti.

Vini espressione di uve identitarie come il Carricante ed il Nerello Mascalese, ma anche di altre come il Pinot nero, che (grazie al lavoro sperimentale e pioneristico di Giacomo Tachis) in questi terroir unici ha trovato un insospettabile habitat.

In attesa di ricevere questo dono dai potenti Dei, (un sogno per alcuni, un incubo per altri direbbe il mago Merlino) continuo ad assaggiare, a 1360 chilometri distanza, meno di due ore di volo, tutti i vini dell’Etna che posso.

Lo confesso, ho maturato una particolare predilezione, tra le cinque tipologie di vini prodotti, bianchi, rossi, rosati, spumanti metodo classico e vini da vitigni alloctoni, per i bianchi da uve Carricante (illustrazione sfolgorante del concetto di mineralità) e per i rosati, epifania della grandezza di Re Nerello Mascalese, mentre sui rossi, attendo ancora la folgorazione… Anche se lo confesso di non aver ancora provato vini celeberrimi come il Magma di Cornelissen, le ultime uscite di Benanti, e quelli che, secondo guide ed esperti (reali o presunti tali) di Etna wines, sarebbero i vini top.

C’è sempre qualcosa, a parte i prezzi da fuori di testa di alcuni vini di punta (a quel prezzo, scusate, ma io bevo Barolo…), che non mi finisce fino in fondo di convincere sugli Etna rosso, forse un uso non ancora perfettamente calibrato dei legni (ho qualche dubbio la soluzione siano la barrique o i tonneau: è difatti la prova di Etna del celebre enologo consulente, il toscano Carlo Ferrini, l’Alberelli di Giodo, di cui ho scritto qui, non mi ha entusiasmato…), una capacità non ancora diffusa di trovare l’equilibrio nell’affinamento, ma il colpo di fulmine, di quelli che ti stordiscono e ti stendono come un knock out, non è ancora scattato.

Ho già da qualche tempo in cantina, in attesa di procurarmi (credo che settembre sarà il periodo giusto) l’Idda, frutto della joint venture Gaja – Graci, gli Etna bianco e rosso dei due barolisti, il Contrada Montedolce di Davide Rosso e il Villa dei Baroni di Carranco – Andrea Farinetti, (figlio del grande “mercante di utopie” Oscar), sbarcati sulla Muntagna.

Ho anche l’Etna rosso e l’Arcuria di Graci, ma in attesa dell’autunno (e magari di un viaggio estivo sulla montagna incantata) un primo segnale d’amore, l’avvio di un feeling più convinto con gli Etna rosso l’ho avuto bevendo due 2012, due vini stupendi prodotti da una donna fantastica cui devo l’emozione di un grande Etna bianco e soprattutto di un Etna rosato da sogno. Di cui ho scritto recentemente qui.

bty

Parlo di Margherita Platania e della sua tenuta Feudo Cavaliere, proprietà della famiglia Platania D’Antoni dal lontano 1880, posta sul versante Sud del vulcano, con vigneti degradanti da 1000 a 900 metri d’altezza, in un clima d’alta colina, con notevoli escursioni termiche e terreni ovviamente vulcanici, sabbiosi e ricchi di minerali, che comprendono la storica “Vigna del Cavaliere”. Azienda citata dal grande scrittore nato a Napoli, ma lungamente vissuto e morto a Catania, Federico De Roberto, nel suo capolavoro del 1894 intitolato “I Viceré”.

Margherita, i cui vini conto di introdurre entro l’anno (come lo saprete a tempo debito) sul palcoscenico di Parigi, la ville lumière, non si accontenta di produrre un solo Etna Rosso, ma te ne sciorina due, uno, il Feudo Rosso, affinato solo in acciaio, il secondo, tenendo sempre bene a mente che con l’uso del legno tostato il carattere boisé si accentua molto ed i tannini diventano troppo aggressivi, e che ci vogliono almeno 4/5 anni di tempo in bottiglia per avere delle soddisfazioni, è il Millemetri, Nerello Mascalese 100%, da vigne poste sul versante Sud a 950 metri di altezza, allevate ad alberello e cordone speronato, su terreni composti di sabbie vulcaniche e “ripiddu”, ricchi di minerali tendenzialmente acidi, ben esposti e ventilati. Raccolta delle uve a fine ottobre inizio novembre e affinamento che “si completa in barrique di rovere francese di primo passaggio (15%) e di secondo e terzo la rimanente parte”.

Li ho provati insieme i due Etna Rosso di Feudo Cavaliere e ho ricavato l’impressione che se uno, il “base”, è uno sprinter, ma ad andamento lento, il secondo, il Millemetri, è un fondista che emerge alla distanza.

Ecco le mie note di degustazione in questo confronto che è stato davvero emozionante, pieno di incantesimi, spari e petardi… Cercando di cogliere l’odore di spezie che ha il buio…

Colore del Rosso, rubino brillante luminoso, un rubino che tende al rosato di certi Cerasuolo d’Abruzzo; colore del Millemetri un rubino più intenso e profondo. Profumi: Rosso, lamponi, ribes, un tocco leggero di fumé, Millemetri, entrano in gioco anche prugna, liquirizia, e un tono più caldo e profondo, che ti fa entrare lentamente nel bicchiere, che si concede, ma con qualche ritrosia ed esitazione.

bty

Bocca fresca, sapida, minerale, “sgarzolina” e allegra per il Rosso, una bocca tutta mineralità dove l’acidità ha un ruolo importante, Millemetri più caldo, carnoso, denso e avvolgente, con un tannino quasi nebbioleggiante che lancia segnali della propria presenza, che c’è ma non disturba mai. Un Millemetri che profuma di Borgogna e Barolo, più austero e misterioso.

Due grandi interpretazioni, in Rosso, della Muntagna e del Nerello mascalese, due grandi vini: applausi, standing ovation, orejas y musica! Due vini che ti fanno innamorare, anche in siculo…

Feudo Cavaliere       

Contrada Cavaliere

95038 Santa Maria di Licodia CT  

Tel. 348 7348377    

Email feudocavaliere@tiscali.it  http://www.feudocavaliere.it

n.b. non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblogwww.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Margherita Platania

    29/05/2020 at 12:43

    Grazie Franco, non è facile trovare le parole giuste per ringraziare dei tanti complimenti ricevuti.
    Sono lusingata e felice che si parli così di un vino dell’Etna e naturalmente ancor di più visto che i vini protagonisti sono i miei Rossi.
    Sapere di aver suscitato emozioni, che chiaramente traspaiono tra le righe, è il regalo più bello che io potessi ricevere dalla lettura del tuo articolo.
    Essere riuscita a condividere la mia sincera passione mi emoziona. La strada della mia ricerca è molto intrigante ed ancora lunga chissà quanto.Fare vino sull’Etna è una bellissima esperienza, che mette alla prova tutti i giorni. una sfida continua forse faticosa ma certamente stimolante.
    Un contesto territoriale durissimo di grande fascino che là dove viene rispettato e non profanato riporta l’uomo alla sua giusta dimensione nella natura e produce un senso rigenerante di benessere
    Chi mi conosce sa che non amo l’autocelebrazione ed il parlare di me. La mia è una esperienza molto semplice che muove i suoi passi dal rispetto, dall’osservazione e dall’assecondamento dell’ambiente in cui lavoro e dalla consapevolezza del privilegio che mi è stato concesso di operarvi.
    Lo scopo della mia missione non è solo fare vino ma è far vivere e conoscere il mio territorio, la sua storia e la mia azienda nella sua splendida unicità. Fare vivere alle persone e far sperimentare le emozioni che questo luogo trasmette. Il vino, le degustazioni, le visite ed altri eventi sono gli strumenti golosi per condividere con gioia tutto ciò.
    Grazie ancora Francuzzo !

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