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Enovarie

Banyuls Rivage 1998 Vin doux naturel Domaine Vial Magnères

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L’ho già detto e non mi stanco di ripeterlo che la mia cantina (che in verità sarebbero due…) fanno miracoli… Bottiglie dimenticate da “secoli” quando riemergono dall’oblio fanno sentire così alta la loro voce, alta e perfettamente intonata, da incantarti come fosse il canto delle sirene…

Ultimo esempio di questo straordinario potere che quei luoghi freschi e umidi il giusto e soprattutto bui e quieti hanno e sulla loro capacità incredibile di esaltare quelle bottiglie, il loro contenuto, il lavoro lungo e paziente del vignaiolo che ne è stato artefice, è solo di qualche giorno fa.

Stavo guardando sistemate in posizione orizzontale nelle cantinette di plastica sovrapponibili dove si trovano una serie di bottiglie d’epoca quando mi sono imbattuto in questa. Ma da dove arrivi, le ho chiesto… L’etichetta, bianca, semplice, poco più di un biglietto da visita su normale bordolese chiara riportava questa dicitura: Banyuls Rivage 1998 Vin doux naturel Domaine Vial Magnères.

Un Banyuls blanc sec? Io sono un patito, considerandolo, insieme al Maury, il più grande vino da cioccolato dell’universo mondo, del Banyuls Hors d’Age, e ricordo di aver assaggiato poche volte, sicuramente nel corso di qualche Vinexpo à Bordeaux e molto più probabilmente al magnifico salone Vinisud di Montpellier, i Banyuls blanc e sec.

Insomma, anche senza riuscire a ricostruire mentalmente come questa bottiglia di Banyuls Rivage 1998 del Domaine Vial Magnères Clos Saint-André di Monique e Bernard Sapéras (cuvée formata per l’80% da Grenache blanc e per il 20% da Grenache gris, da vigne di oltre 70 anni) sia arrivata dans ma cave me la sono portata e casa e l’ho stappata – si trattava sempre di una ventiduenne – con ogni cura.

Tappo tolto senza fatica e in perfetto stato, vino versato con studiata lentezza nel bicchiere e subito… che meraviglia, parbleu!

Davanti a me, miracoli del savoir faire del vigneron, del terroir meraviglioso e unico di Banyuls, dei terreni scistosi ricchi di sali minerali, della vicinanza del mare, del potere unico del Grenache blanc e gris, un capolavoro di suadente, cremosa eleganza, un bianco dolce naturale freschissimo, intatto, in forma smagliante, oro antico – giallo appena ambrato, dalle sfumature aromatiche di una fragranza, di un nitore, di una complessità (albicocca, miele, frutta secca uvetta, zafferano, mandorla) a comporre un naso cremoso avvolgente caldo ma fresco, un gusto avvolgente, cremoso, una vera carezza sul palato, di un’eleganza inaudita, di una piacevolezza estrema, lo ripeto, in forma perfetta, ancora vivo, senza alcun segno di ossidazione, che mi ha lasciato senza fiato.

La fortuna ha voluto che avessi a disposizione (dono di un cognato cui in cambio ho fatto assaggiare questa meraviglia) dei formaggi di capra di diverse stagionature, per un abbinamento perfetto.

Ripresomi non senza fatica dal soggiogamento causato da questo Banyuls Rivage arrivato a me risalendo i corridoi del tempo, ho fatto le mie ricerche internettiane, ho scoperto il sito Internet (chi non ne ha uno oggi? Solo Angelo Gaja…), aziendale, questo, mi sono letto la fiche technique dell’annata attualmente in commercio del vino, la 2017 (mica il mio 1998) e forte del mio francese che ho iniziato a studiare quasi 59 anni fa a Milano e che coltivo come Roberto Voerzio cura le sue vigne, ho scritto al produttore facendogli i complimenti per la bottiglia gustata e chiedendogli se avesse un importatore italiano.

Ero sicuro di no, ben sapendo che i vins de Banyuls e Maury anche se importati in Italia da Première Italia, Cuzziol, e magari da qualche altra società che non conosco, non godono, stranamente (sono i migliori, sono imbattibili, sono meravigliosamente buoni) di un grandissimo successo. La gente, soprattutto ora che i ristoranti e le enoteche (causa i decreti del governo – che preferisco non definire – di tale Conte Giuseppi) sono ancora stupidamente chiusi, non se li strappa di mano. Anche se un Banyuls o un Maury sono imbattibili, sensazionali, da eno-orgasmo, su un tortino caldo al cioccolato, sulle varie preparazioni dove il cioccolato sia protagonista. Oppure, mi dice l’amico Mario Federzoni, ma io non ho ancora provato, su acciughe del mare Cantabrico come quelle importate da La Fenice disponibili sul sito con vendita on line (anche dell’omonimo meraviglioso prosciutto spagnolo) Patanegra.

La mia sorpresa è stata scoprire, dalla risposta arrivata dal domaine di Banyuls, che i vini, almeno una loro piccola parte, ovvero Banyuls Traditions 4 ans, Banyuls Gaby Vial 7 ans, Banyuls cuvée Rimage 2017, Banyuls blanc cuvée Rivage 2015 e Banyuls blanc cuvée Rivage Ambré sono importati in Italia e nientemeno che da uno dei migliori importatori di vini esteri in assoluto, ovvero Sarzi Amadé. Un importatore super di cui mi basta dire che importa gli Champagne di De Sousa, Goutorbe e Bédel, i vini alsaziani di Zind-Humbrecht, e poi quelli del Domaine de la Grange des Pères in Languedoc,  per tacere dei vari Bordeaux e Sautèrnes, Bourgogne (alcuni nomi su tutti: Armand Rousseau, Bonneau du Martray, Domaine Comte George de Vogue, Clos de Lambrays, Dugat-Py, Méo-Camuzet) nonché l’ottimo Château de Beaucastel a Châteauneuf du Pape.

Cosa posso aggiungere dunque se non invitarvi caldamente e convintamente, da “ultras” dei Banyuls e Maury, a procurarvi al più presto, che siate ristoratori, enotecari, giornalosti o semplici cultori di Bacco come me, i Banyuls del Domaine Vial Magnères e tutti gli altri citati (compreso il Maury di Mas Amiel) ? Perché se non vi affascinano vini straordinari e unici come questi, beh, vi meritate Prosecco e Tavernello (quello di cui sono stati recenti testimonial tre sommelier con il pelo sullo stomaco, il “fenomeno” Luca Gardini, tale Pipero nonché un certo A.G. da Firenze) a vita!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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mennella
mennella
6 mesi fa

Articolo arrivato con un anno di ritardo.
Ad inizio luglio 2019 ho passato una settimana (in compagnia) a scarpinare tra castelli Catari
e monasteri e chiese del Canigou.Con beve passeggiata a Banyuls e Collioure.
Fortuna che in cantina ho portato due Maury del 2014 (una gia’ bevuta).

Tendenza

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