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Editoriali

Ancora a proposito del Rosa di Donnafugata griffato Dolce & Gabbana

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Una modesta proposta per José Rallo

Innanzitutto grazie a tutti i lettori (siete stati tantissimi e avete reso questo articolo uno dei più letti degli ultimi mesi, insieme a quello sugli 80 anni di Angelo Gaja e a quello sullo scandalo della Cantina di Canneto Pavese scoppiato in Oltrepò Pavese 4 mesi orsono) dell’articolo che ho voluto dedicare alla notizia della prossima uscita del vino rosato Rosa della cantina siciliana Donnafugata in joint venture con gli stilisti Dolce & Gabbana.

Un grazie per le tantissime visite (per di più in una giornata domenicale che precedeva l’attesissimo avvio della fase 2 dopo i mesi di lockdown dovuti all’emergenza coronavirus) perché questo consenso dimostra che questo blog è più vivo e vitale che mai e che quando il sottoscritto scrive (come ho sempre cercato di fare) quelle cose che altrove non si leggono, che molti colleghi vorrebbero scrivere e in cuor loro pensano, ma non hanno il coraggio e gli attributi di farlo (e rinunciano a farlo per convenienza, conformismo o semplicemente, come faceva dire Alessandro Manzoni a Don Abbondio, se “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”), arrivano puntuali attenzioni e consensi.

E grazie, infine, perché tanto consenso ad un articolo avente come tema non l’acquisto da parte di ricchi investitori esteri di una tenuta a Montalcino (a proposito che fine hanno fatto le trattative per la vendita ai francesi del gruppo Lvmh del Castello Banfi di cui si è vociferato a fine gennaio?) o l’uscita sul mercato dei primi vini della selezione Cotarella per la Cantina La Versa o l’annuncio che la Michelin si è comprata il 100% di Wine Advocate o ancora che il famoso enologo consulente francese Michel Rolland ha deciso di fare i primi passi verso la pensione (dorata), ma l’uscita sul mercato del Rosa di Donnafugata dimostra che i rosati, i vini in rosa, come ama chiamarli uno dei suoi più grandi interpreti, l’abruzzese Luigi Cataldi Madonna, sono vini di cui oggi si parla, si discute e verso i quali cresce l’interesse.

Non solo quando l’asso pigliatutto, il miliardario francese Bernard Arnault, monsieur Lvmh si regala il domaine produttore del più costoso vino rosato del mondo, Château d’Esclans (importato in Italia da Gaja distribuzione) o quando leggiamo, e ci pieghiamo in due dal ridere, che un rosato di Planeta è stato inserito dalla rivista americana Vine pair in una comica e improbabile classifica dei 25 migliori rosati del mondo, ma quando si tratta di scegliere vini da  bere e portare in tavola. Questo anche se enoteche e ristoranti continuano ad essere molto restii nel proporli.

Bene, la notizia, con le sue possibili diverse letture, resta, ma io voglio andare oltre e mi permetto di lanciare alla proprietaria di Donnafugata, a José Rallo, marsalese, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal 2009, dal 2008 al 2010 presidente del comitato territoriale Sicilia di Unicredit e membro del Cda del Banco di Sicilia, nel 2007 invitata da Francesco Rutelli, all’epoca vice Presidente del Consiglio e Ministro per i Beni e le Attività Culturali a partecipare al viaggio di Stato in Giappone in occasione dell’inaugurazione della “Primavera Italiana 2007: L’arte del vivere e del creare” e nel maggio di due anni fa, nelle fasi che precedettero la nascita del disgraziato primo governo Conte, quello giallo verde con Salvini a braccetto con Di Maio, indicata dai boatos come possibile Ministro delle Politiche Agricole nel caso di un governo guidato dall’economista Carlo Cotarelli (autore di una spending review di fatto mai realizzata), una modesta proposta.

Lei, gentile Signora Rallo, è abituata alle sfide e ha dimostrato coraggio e capacità imprenditoriali e fegato, tanto da affrontare il palcoscenico di un luogo mitico come il Blue Note a New York per esibirsi, mostrando le sue riconosciute, notevolissime capacità di interprete di brani jazz. Bene, lei ha voluto lanciare il suo nuovo rosato griffato Dolce & Gabbana, e ha voluto metterlo in vendita ad un prezzo importante, 25 euro.

Ottimo, allora dimostri che non vale il detto “sotto il vestito niente”, che la sua non è stata solo una azzeccata (lo dimostra il fatto che ne sto scrivendo per la seconda volta, che sto parlando di lei, che le sto facendo, gratuitamente – Vino al vino non pubblica, a differenza di altri siti del vino, banner della sua azienda – pubblicità) scelta di marketing. Che lei non ha scelto la joint venture con i due stilisti solo perché crede che le etichette debbano in qualche modo “raccontare l’anima del vino”.

Lei va sul mercato con un rosato a 25 euro (meno caro solamente del rosato A che la Fattoria Aldobrandesca dei Marchesi Antinori propone ad un prezzo che porta una nota enoteca online a proporlo a 30,50 euro o del sommo Montepulciano Cerasuolo di Valentini che di euro ne costa circa 70)? Benissimo, allora accetti da un rosatista storico come il sottoscritto (bevo e scrivo di vini rosati almeno dal 1990 e non ho aspettato le mode per amarli, quando in Italia eravamo solo 4 gatti a rivendicarne la dignità) questa proposta.

Se la sente di proporre il suo Rosa in un wine tasting, blind tasting ovviamente, dove una giuria composta dal sottoscritto, da Angelo Peretti alias Internet gourmet, altro rosatista dichiarato, Massimo Di Cintio (autore illo tempore di una eccellente guida ai vini rosati), Daniele Cernilli (Doctor Wine, che lei conosce bene dai tempi della sua responsabilità di co-direttore della guida Vini d’Italia in quota Gambero rosso) e da un paio di wine writer residenti in Italia come Kerin O’Keefe di Wine Enthusiast o Katarina Andersson di Grapevine adventure e magari dall’amica Elizabeth Gabay, Master of wine, autrice del volume Pink: understanding the Pink wine revolution, che la invito a procurarsi e leggere se non l’ha ancora fatto, giudicherà dieci rosati, italiani ed esteri, top di gamma?

Con i potenti mezzi (anche economici) che Donnafugata ha non sarà impossibile per lei invitarci presso l’azienda, procurarsi i campioni dei vini in gara che sarà mia cura stilare (ci saranno di certo il Whispering Angel di Esclans e gli altri, Bandol, Tavel e Cote de Provence che ho citato nel mio articolo, oltre a qualche italiano top di mia predilezione) e organizzare questo rosé wine tasting.

Forza Donna José, io ho lanciato la proposta (a disposizione per chiarire meglio tutti i dettagli) a lei decidere se accettarla..

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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antonio
antonio
6 mesi fa

Eccellente come sempre ( l’articolo, no non il vino )..

Tendenza

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