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Degustazioni

Villamagna Doc 2016 Torre Zambra

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Una piccola denominazione abruzzese da conoscere

Devo subito confessare la mia sublime ignoranza in materia di vini abruzzesi. Sono stato poco in questa bellissima regione enoica, credo solo tre volte, ma ho scritto spesso, di Pecorino, Passerina, Trebbiano, Montepulciano, anche dei metodo classico di Marramiero, ma soprattutto dei meravigliosi rosati, i Montepulciano Cerasuolo figli del Montepulciano, visto che la regione di D’Annunzio, Ennio Flaiano, Ignazio Silone, Pietro Cascella, tra gli altri è una delle regioni storiche dei rosati italiani.

E quindi ho scritto, cito a memoria e me ne dimentico qualcuno, dei Cerasuolo o vini rosa di Valentini, Cataldi Madonna, Ciavolich, Pasetti, Pietrantonj, Bosco, Orlandi Contucci Ponno, Lepore, Ausonia, recentemente ho scritto di quello buonissimo di Tenuta I Fauri, e conto di continuare a farlo.

Ho scritto meno, non essendo mai riuscito ad inquadrare perfettamente questa tipologia fondamentale nel panorama vitivinicolo abruzzese, del Montepulciano. Un vitigno unico e inimitabile, che si esprime appieno solo in ben precisi terroir e che non si può pensare di esportare ovunque.

Parlo del rosso. Una tipologia dove entrano vini molto diversi, non solo a seconda delle zone d’origine delle uve, ma del tipo di vino cui il produttore pensa. Ci sono Montepulciano freschi, beverini, diretti, da beva contagiosa e Montepulciano imponenti, strutturati, potenti, multistrato, massicci. Alcuni oppressi, secondo il mio palato ed il mio punto di vista, da una quantità di rovere francese e di aromi di tostatura esagerati (i nomi dei produttori? Sono notissimi e li conoscete tutti), altri potenti anche se hanno compiuto l’affinamento in botte grande, cemento o acciaio.

Mi piacciono i Montepulciano d’Abruzzo, quando ben fatti, ma non sono vini che mi capita spesso di stappare.

Torniamo alla mia pubblica confessione di ignoranza. Sapevo che a livello legislativo oltre alla Doc Montepulciano d’Abruzzo, con le varie sottozone, alla Montepulciano d’Abruzzo riserva, esisteva la Docg Colline Teramane, ma ignoravo che dal 2011 fosse nata la Doc Villamagna, riservata ai vini rossi “ottenuti dalle uve provenienti da vigneti che, nell’ambito aziendale, risultano composti dal vitigno Montepulciano almeno al 95%”. E non sapevo che detta zona “comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio del comune di Villamagna e parte dei territori confinanti dei comuni di Bucchianico e Vacri. I territori interessati dei comuni di Bucchianico e Vacri sono individuabili nelle zone circostanti la collina denominata “la torretta” (sita nel comune di Bucchianico)”.

Tutto questo finché, grazie alla gentilezza di Federico De Cerchio, patron della cantina Torre Zambra di Villamagna, classe 1987 (potrebbe essere mio figlio, la mia è del 1985…) e tornato da poco in azienda dopo esperienze varie di studio e di lavoro in Italia e all’estero, che ha voluto inviarmi quella bottiglia e altre da assaggiare, non mi sono imbattuto nella bottiglia di Villamagna Doc 2016.

Sono rimasto ammirato dall’aspetto e dalla presentazione, di stile e ispirazione perfettamente borgognoni nella grafica, nella forma e nei caratteri dell’etichetta, poi, qualche sera fa, abbinandola ad un piatto che non c’entrava nulla, un’ottima minestra d’orzo con speck preparata da quella gran cuoca di mia moglie, ho stappato e sono rimasto…

Mi aveva un po’ spaventato – non amo i rossi troppo alcolici, a meno che non siano Amarone della Valpolicella o Primitivo di Manduria o Gioia del Colle – l’indicazione di 15 gradi in etichetta, ma, che meraviglia…

Ma qualche parola prima ancora sulla Doc Villamagna e sull’azienda credo siano doverose. Ho letto, cercando su Internet, che le “origini della DOC “Villamagna” risalgono agli anni ’60, quando, ogni piccola realtà contadina del borgo medioevale di Villamagna nella provincia di Chieti, in Abruzzo, produceva nel proprio fazzoletto di terra le uve dalle quali otteneva un vino di colore nero pece, inconfondibile, necessario a soddisfare solo il fabbisogno della famiglia.

In tempi più recenti un gruppo di appassionati, armati di conoscenza e di amore per la propria terra, iniziarono studi e ricerche che hanno portato ad individuare, in un ristretto territorio nei comuni di Villamagna, Vacri e Bucchianico, una delle zone più vocate per la produzione di grandi vini rossi. È così che nasce questa prestigiosa denominazione d’origine controllata, volta a delimitare e proteggere questo territorio ed i suoi vini che profumano di un’arte antica, legata al valore della terra, e ad un vino “cosi come lo si faceva una volta”.

Torre Zambra, invece, è una cantina che nasce nei primi anni Sessanta, del 1961 la prima vendemmia, per iniziativa di Laurentino De Cerchio che di ritorno da un brutto periodo di prigionia in Germania fece ritorno a Villamagna nel 1947 e “prese in gestione l’azienda agricola e iniziò la sua attività di viticoltore, reimpiantando i vecchi vigneti andati distrutti ed iniziando la costruzione della cantina”.

Il territorio di Villamagna “ha una tradizione plurisecolare nella coltivazione della vite, attestata dal suo stesso nome (“villa magna” significa infatti “grande podere”), ed è da sempre considerato come il più vocato per la produzione di uve Montepulciano. Le colline sue colline godono di un microclima unico che le rende fra le più vocate al mondo alla coltivazione della vite. L’estrema vicinanza al mare e alla montagna fa si che vi siano bruschi sbalzi termici fra il giorno e la notte e tra le diverse stagioni. Queste particolari caratteristiche climatiche rendono i vini bianchi molto profumati e i vini rossi complessi e adatti ad un lungo invecchiamento”.

Le colline dove sono coltivati i vigneti di Torre Zambra sono in perfetta esposizione sud-est, fra i 120 e i 200 metri di quota. I terreni sono calcareo-argillosi, ricchi di humus e sostanze nutritive. A Torre Zambra hanno da sempre valorizzato i vitigni autoctoni, quali il Montepulciano, il Pecorino, la Passerina e il Trebbiano, e li hanno fatti conoscere in tutto il mondo. L’azienda lavora “con tenacia per preservare lo stile di vinificazione tradizionale della nostra regione, preferendo le fermentazioni spontanee all’aggiunta di lieviti, la maturazione dei vini in vasche di cemento rispetto a quelle di acciaio e l’affinamento in tonneau da 550 litri rispetto alle barrique da 225 litri”.

bdr

La gamma dei vini comprende diverse tipologie: Villamagna Doc e Villamagna Doc riserva, Montepulciano d’Abruzzo riserva Vigneto Brune Rosse, la serie dei vini, Montepulciano d’Abruzzo DOC – Riserva / Montepulciano d’Abruzzo DOC / Cerasuolo d’Abruzzo DOC / Trebbiano d’Abruzzo DOC / Passerina / Pecorino, da vigneti Colle Maggio, e la serie dei vini, Montepulciano d’Abruzzo, Cerasuolo, Trebbiano, dai Vigneti Madia, i più giovani dell’azienda.

Tornando al nostro misterioso Villamagna, va detto che “soltanto i migliori appezzamenti di terra vengono classificati come Villamagna. Si trovano tutti con esposizione a Sud e Sud Est tra I 150 e i 200 metri di altezza su terreni ricchi di humus. Il mix di terreno ed esposizione garantisce una maturazione ottimale delle uve che permette di ottenere vini potenti, con un alto contenuto alcolico ed adatti ad un lunghissimo invecchiamento”.

I Villamagna sono “da uve Montepulciano in purezza. Le rese per ettaro sono inferiori ai 120 q.li, e tutti i grappoli sono selezionati manualmente e trasportati in cantina in piccole cassette di legno. La vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata di 28 – 30 °C, con una lunga macerazione delle bucce per 45 giorni. L’affinamento procede per sei mesi in cemento e per dieci mesi in tonneau di rovere francese. La metà dei legni utilizzati è nuova mentre per l’altra metà si utilizzano botti di secondo e terzo passaggio. Il periodo di riposo si conclude con sei mesi in bottiglia”.

Ed eccoci finalmente al nostro Villamagna Doc 2016, 15 gradi, prezzo in enoteca (un po’ eccessivo a mio avviso) variante tra i 20 e 25 euro, che al mio assaggio ha fornito queste, molto positive, impressioni: colore rubino molto intenso concentrato, naso fitto, potente, selvatico, di grande densità e grassezza, con sfumature di pepe nero, ciliegia, prugna, cacao e cioccolato nero, leggere note tra il cuoioso e l’animale, un naso per certi versi un po’ stile Amarone.

Al gusto, grande impatto immediato, notevole densità e potenza, lunga concentrazione e ricchezza, tannini ben sostenuti ma non aggressivi, un frutto succoso, di grande terrosità, largo e voluminoso, di grande persistenza.

Un vino non da vegani, ma da carnivori, che l’azienda consiglia di abbinare a maiale con prugne e purè di mele, ma che io abbinerei anche ad un cinghiale, ad una bistecca fiorentina, e carni rosse in genere.

E ora, dopo questo lungo articolo, provate a dire che non conoscete il Villamagna Doc!

Torre Zambra
Viale Regina Margherita 24
66010 – Villamagna (CH) tel. 0871 300917 e-mail info@torrezambra.it Sito Internet https://torrezambra.it/

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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