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Degustazioni

Marchesi Pancrazi: un grande Pinot nero toscano

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Torna su Vino al vino Zombiwine, alias Giuseppe Balzano con un bell’articolo (sta finalmente imparando…, portate pazienza…) su alcuni dei pochi Pinot nero toscani interessanti, (insieme a quelli del Mugello) quelli prodotti nella tenuta a Bagnolo di Montemurlo (provincia di Prato) su terreni di origine vulcanica dall’azienda agricola Marchesi Pancrazi.

Mi fa piacere pubblicare questo articolo, perché dell’azienda e del suo Pinot nero avevo scritto, qualcosa come 19 anni fa, sul mio eroico sito Internet Wine Report.

Buona lettura! 

Decomposti e decomposte, buondì e ben tornati in mia compagnia: siamo in quarantena e tutti stiamo diventando emotivamente ipocondriaci! Non so voi, ma io ho bisogno di staccare la spina e farmi un bicchiere che mi emozioni e mi racconti una storia.

Quando voglio viaggiare scelgo un vitigno che possa portarmi a volare alto, alzo il volume dello stereo al massimo e apro un Pinot nero.

Parafrasando tutti i miei professori di filosofia: se l’Aglianico è aristotelico, ergo profondamente attaccato al mondo terreno, allora solo un vitigno è platonico e quindi legato al mondo del metafisico: il Pinot nero.

Vitigno che deve il suo nome alla forma del piccolo e compatto grappolo che sembra, appunto, una pigna; trova in Borgogna la sua terra promessa ma poi si è diffuso un po’ ovunque.

Nonostante sia uno dei vitigni più difficili da domesticare e da trasformare in interprete del territorio, è capace di risultati che sfiorano le leggi della magia.

In Toscana l’azienda Marchesi Pancrazi (3 rossi e un rosato) quando negli anni Settanta dovette reimpiantare il vigneto di Sangiovese che storicamente si coltivava nel comune di Montemurlo (in provincia di Prato), incorse in un fortuito errore: il vivaista si sbagliò e forni delle barbatelle di Pinot nero.

Solo negli anni 80 si resero conto che non era Sangiovese e decisero, piuttosto che espiantare e ripiantare, di diventare interpreti di questo vitigno.

Oggi sono una realtà centro italiana di spicco nazionale e capaci di accompagnare il più burbero vitigno al mondo verso la sintesi col territorio.

L’azienda Marchesi Pancrazi è inscindibile dal luogo in cui si trova ovvero da villa Bagnolo, costruita tra il XVI e il XVII secolo.

Fu rimodernata verso il 1742, quando venne probabilmente definito l’aspetto della facciata oggi visibile, e poi di nuovo a fine del secolo e nell’Ottocento.

L’azienda produce 4 vini di cui un rosato, oggi ve ne presenterò due che sono speculari e in eterno conflitto per consegnare ai posteri un’identità territoriale completamente diversa.

Il primo vino della nostra analisi è:

Marchesi Pancrazi Monte Ferrato Pinot nero toscano Igt 2018 13%.

Ottenuto dalle vigne ai piedi del Monte Ferrato – quelle stesse vigne originariamente protagoniste dell’errore da parte del vivaista-, questa sorta di clone di pinot nero è quello che solitamente si ritrova in Oltrepò Pavese.

Affina in barriques di 3° e 4° passaggio per 12 mesi.

Il colore del Pinot Nero è sempre e comunque un evento: perfettamente trasparente e dotato di una luminosità abbagliante, sembra di fissare l’occhio di bue che illumina un attore in scena.

Di un colore rubino che rifulge la luce e la trasforma nella disperazione del vento quando la primavera non vede nessuno in strada a poter gioire del profumo delle violette.

Il naso è fresco e affilato come il canto di una donna che in un attimo (o forse in un secolo) canta l’ultima neve d’inverno.

Molto ben definito, si altera un frutto piccolo e acerbo quel che basta per essere croccante; dotato di una paletta aromatica complessa che mi ha ricordato l’odore degli ultimi giorni dell’inverno.

Frutto e erbe di montagna.

Sorso: è un ottimo rosso da aperitivo; un vino che bevi o come defaticante o come protagonista in una situazione in cui piuttosto che il volume cerchi la definizione; invece che il suono di una chitarra distorta qui c’è una Maton acustica sotto le mani di Tommy Emmanuel.

Un vino che mi ha molto colpito e che ho impiegato parecchi giorni a decifrare.

Questo bellissimo vino fa da apri pista al

Marchesi Pancrazi Pinot nero Villa Bagnolo 2015

Ottenuto dalle vigne della Villa di Bagnolo, in prossimità del torrente omonimo a 150 s.l.m., nelle quali è presente il Pinot Nero in diversi cloni, provenienti dalla Borgogna.

Affina in barriques di 1° e 2° passaggio per 18 mesi.

Visivamente è un gioiello dalla trasparenza traslucida…se il mare dei Caraibi fosse rosso è così che me lo immaginerei; un cuore luminoso, trasparente e etereo che degrada in un unghia che sembra la sfumatura di un banco di nebbia acquerellata.

Naso: se Monte ferrato risulta compresso e complesso, qui siamo dinnanzi a un bicchiere che parte calmo e delicato con solo una bella nota fresca che si alza dal manto nevoso; è un attimo, l’attimo in cui ci giriamo e ci rendiamo conto che lì, al limite della foresta, un cervo ci guarda. Poi l’ossigeno e il tempo si prendono per mano e scatta una scintilla; come la nascita di un tuono in un cumulonembo e la freschezza si sintetizza e si contrae e ivi compare leggerissimo come in un sogno un bosco.

Fruttini rossi, piccoli e lontani, siamo in mezzo alla radura e siamo investiti da mille odori .

L’alcol (12,5%) c’è e si percepisce la sua vibrazione calda ed avvolgente che si mischia alla parte finale dell’esame olfattivo in cui dal bosco entriamo in un fumoir dove una pipa è stata fumata da poco e ha lasciato il suo ricordo sui mobili di legno e sulla tappezzeria di pelle, mentre sulla scrivania resta fumante una tazza di te oolong pronta per esser sorbita.

Questo, amici miei, è la bellezza del Pinot nero, per buoni quaranta minuti vi porta in un altro luogo e voi state li come al cinema e vi sentite adolescenti dinanzi alla prima tetta.

Sorso: il sorso è avvolgente, dotato di una bella e calda acidità che si sposa a una buona dolcezza mentre i tannini sono presenti ma lontano lontano in sfilata contemplazione ieratica.

Che dirvi? Un’azienda che mi ha molto colpito e di cui ho ancora 2 bottiglie (me le sto tenendo per una prossima recensione) che credo che aprirò per festeggiare la fine della pandemia.

Se dovessi consigliare un album (anche se so che nessuno ascolta mai i miei consigli) c’è un incredibile band inglese che si chiamano Still Corners, un delicato duo che naviga fra indie rock e elettronica: ascoltate il brano “The trip”!

Se volete acquistare trovate questa azienda su Tannico che però non ha tutte le referenze.

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Giancarlob

    21/04/2020 at 19:36

    “(sta finalmente imparando…, portate pazienza…)”: dai Franco, di che lo leggi divertito anche tu ! 🙂
    Cordiali saluti a tutti bergamaschi, Giancarlo

    • Franco Ziliani

      21/04/2020 at 20:02

      E tu leggi l’articolo già corretto da me…vedessi l’originale..

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