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Enoriflessioni

Il Brunello di Montalcino ai tempi del coronavirus

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Lezioni di cucina d’autore

Come vanno le cose per il più grande vino base Sangiovese dell’universo mondo, per il più importante vino toscano, per uno dei più blasonati vini italiani, per un mito e una leggenda sul cui prestigio non sembra tramontare il sole, ai tempi (maledetti e difficili) del coronavirus?

Bene, si dovrebbe dire, l’annata in commercio, la 2015, del mitico Brunello di Montalcino è stata giudicata, prima e dopo Benvenuto Brunello, (la consueta presentazione che si è svolta tranquillamente, prima che scoppiasse il caos, a febbraio a Montalcino), di buon livello. La stampa ne ha parlato e i clienti, vecchi e nuovi, avevano iniziato ad acquistarla.

Nessuno (nemmeno i pirla, che pure nel mondo abbondano, anche in quello del vino) si sogna più di “taroccare” i vini, come avveniva tranquillamente (e tutti sapevano e tacevano, come nella Palermo anni 70-80) prima dello scoppio di Brunellopoli non mille anni fa, solo una quindicina d’anni o meno. Il Monte dei Paschi è meno potente di un tempo, anche se ha in mano, tecnicamente parlando, un sacco di aziende, investitori stranieri (ultimo caso quello di una potenza come la griffe francese del lusso LVMH che avrebbe messo gli occhi su Banfi) continuano a puntare gli occhi sulle aziende e spendono un sacco di soldi.

Un quotidiano influente come l’inglese The Telegraph, per la firma di Anthony Peregrine, arriva a scrivere “Non potrei pensare a un mondo senza Brunello di Montalcino, Sophia Loren, Vicenza, la Valle dei Templi di Agrigento e la Toscana”, e un numero sempre maggiore di produttori sceglie la via della produzione sostenibile e rispettosa dell’ambiente e alcune, prestigiose, diventano “un paradiso bio”.

Si passa il tempo, aspettando che finisca la quarantena, che i turisti da tutto il mondo (che non sono giocoforza arrivati per Pasqua) tornino a frotte nel borgo, che il business sul vino (fonte principale per l’economia ilcinese) torni a girare, che il Brunello (ed il troppo spesso dimenticato ottimo Rosso di Montalcino) ritorni a viaggiare e finire nei ristoranti (ora chiusi) di New York, Chicago, San Francisco, Washington. E in tutte le altre località internazionali dove Messer Brunello finisce nelle carte e sugli scaffali delle enoteche, nelle cantine di appassionati e collezionisti, riverito come il suo blasone richiede.

https://youtu.be/8SgU7aG7te8

E in questo modo di passare il tempo c’è chi si dedica a dare lezioni di cucina, come il baffuto Presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, noto gourmet e buongustaio, che come mostra questo video (on line su Youtube ma anche sul sito istituzionale consortile) ci mostra, con l’ausilio della consorte, come preparare le tagliatelle fatte in casa al ragù di cinghiale. Piatto che a casa Bindocci sanno preparare molto bene, lo posso assicurare, essendo stato, in tempi remoti, quando non era ancora il potente Presidente, ospite di casa Bindocci a pranzo.

Poi a Montalcino ci sarebbero altri personaggi del mondo del vino che hanno pensato bene di dedicare il loro tempo ad altre attività, ma meglio ignorarli (del resto perché fare loro gratuitamente pubblicità?) perché magari, perché escluderlo?, altrimenti possono arrivare a scriverti minacciandoti di querelarti per una “diffamazione” che è solo nella loro fervida fantasia e nella totale carenza, triste, di sense of humour…

Ma cosa volete pretendere? A Montalcino, scomparsi Gianni Brunelli, Franco Biondi Santi, Gianfranco Soldera, Nello Baricci, Diego Molinari della Cerbaiona, avendo ceduto Piero Palmucci Poggio di Sotto, non è che le persone dalle visioni e dalla mente illuminata abbondino, anzi. Ci sono parecchi bravi viticoltori e vinificatori, uomini e donne del vino (oh, mon Dieu, lasciamo perdere…) in gamba, altri/altre molto ma molto meno, ma per i geni accomodarsi altrove…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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