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Garantito... da me!

Garantito… da me! Campi Flegrei Falanghina 2018 La Sibilla

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Oggi voglio parlarvi di un vino bianco che amo. E’ un vino bianco del Sud, espressione di una delle regioni italiane a maggiore vocazione, storica, per la produzione di bianchi da vitigni autoctoni.      

Di quale regione si tratti penso l’abbiate facilmente capito, è la Campania. Quali altre regioni italiane (non solo del Sud) possono vantare una triade di formidabili vitigni autoctoni come Fiano d’Avellino, Greco di Tufo e Falanghina? Per non citare poi Coda di Volpe, Asprinio di Aversa, Pallagrello bianco, Biancolella e Forastera di Ischia, il Caprettone del Vesuvio…

Oggi non ho scelto di proporvi un vino dell’Irpinia, di Ischia o di Capri (a proposito, ho bevuto di recente l’annata 2018 di Scala Fenicia, azienda seguita tecnicamente dal bravissimo enologo pugliese Giuseppe Pizzolante Leuzzi, di cui due anni fa avevo elogiato il 2016). E nemmeno dell’Asprinio di Aversa (e del Gragnano) di Martusciello, di cui ho parlato un mesetto fa. Ho deciso invece di portarvi nella zona bellissima dei Campi Flegrei, una vasta area di natura vulcanica che giace a nord ovest di Napoli.

Una zona che presenta una ventina tra crateri ed edifici vulcanici, alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive o, nonché sono causa del fenomeno del bradisismo (molto riconoscibile per la sua entità nel passato nel cosiddetto tempio di Serapide a Pozzuoli). Il termine Flegrei, deriva dal greco flègo, che significa brucio, oppure ardo.

In questa zona due sono le uve che caratterizzano una produzione piccola ma estremamente qualificata: in rosso il Per’ e Palummo, che dà vita a vini godibilissimi, dal fruttato succoso e saporito, e in bianco la delicata, fragrante Falanghina, un vitigno antichissimo il cui nome deriva dal greco falangos e dal latino phalange.

Di Falanghina se ne ne producono un po’ in tutta la Campania, dalla provincia di Caserta (Roccamonfina) al Sannio Beneventano (Taburno, l’areale vocatissimo di Sant’Agata dei Goti dove l’ingegner Leonardo Mustilli ha fatto tantissimo nei primi anni Settanta per riscoprirla e rilanciarla nell’azienda che porta il suo nome e oggi viene condotta dalla figlia Paola), ma la zona che io prediligo è quella dei Campi Flegrei, (resa nota anche da una bella canzone di Edoardo Bennato), in provincia di Napoli.

Due (oltre a quella di Martusciello) sono le cantine produttrici di Falanghina che amo. Quella di Michele Farro, di cui ho scritto dapprima (del Piedirosso) su WineReport e poi, della Falanghina, su questo sito.

L’altra, è la cantina La Sibilla di Bacoli, dove la famiglia di Vincenzo Di Meo, produce ottimi vini da terreni di origine vulcanica, franco sabbiosi con presenza di ceneri e lapilli, con vigneti allevati a guyot con 5000 piante ettaro esposti a sud ovest e situati da 50 a 350 metri di altezza.

La Sibilla produce tre diverse Falanghina Campi Flegrei, il base, una speciale selezione, denominata Cruna Delago, da uve di un vigneto particolarmente vocato, che a differenza del base si affina sur lie non per soli sei mesi, ma per nove. E poi la Falanghina Domus Giulii, prodotta con una vinificazione che prevede fermentazione a temperatura controllata con bucce e vinaccioli con affinamento sulle bucce per 5 mesi e sur lies per ulteriori 7 mesi, seguita da una maturazione in bottiglia per 12 mesi.

E poi, ma ne scriverò presto, produce uno splendente Piedirosso dei Campi Flegrei base, la selezione Vigna Madre, ed il rosso Marsiliano, con un blend di vitigni autoctoni dove il Piedirosso è abbinato al Marsigliese, un vitigno che i Di Meo stanno recuperando.

A me già la “normale” Falanghina della Sibilla piace sempre – è un garanzia, un must, un classico, ogni volta che la stappo.

E così è andata con l’annata 2018, che ho aperto solo qualche sera fa in abbinamento a dagli spaghetti con pomodoro e tonno, capperi e acciughe preparati, con la consueta perizia da cuoca, da mia moglie.

Colore paglierino brillante, multiriflesso, con sfumature verdoline, si impone subito con il suo bouquet inconfondibilmente vulcanico, petroso, leggermente sulfureo, minerale, diritto e nervoso, eppure elegante e soave, delicato, impreziosito da “soffi” di nocciola, fiori bianchi, agrumi e da sale in abbondanza.

Ancora meglio al gusto, dove s’impone scattante, nervosa, dinamica, di bella verticalità, ricca di sapore e salata sul palato, perfettamente bilanciata in ogni sua componente, dal frutto delicato all’acidità precisa ma non aggressiva, al nerbo che ad ogni sorso invoglia a passare al successivo e a gustarne la persistenza verticale, la finezza, la piacevolezza che ti fa stare perfettamente a tuo agio.

Se mi volete dare ascolto, un vino su cui ci metto la faccia. Garantito… da me!

La Sibilla 

Via Ottaviano Augusto 19

80070 Bacoli (Napoli)

Tel.081 8688778
Email info@sibillavini.it
Web http://www.sibillavini.it/

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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