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Degustazioni

Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande 2017 Barone di Villagrande

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La finestra sull’Etna di Renato Gangemi

Sono felice di salutare il ritorno dell’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, (che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono), con un articolo su un Etna bianco molto interessante, l’Etna bianco Superiore Contrada Villagrande dell’azienda Barone di Villagrande di Milo.

E’ il consueto appuntamento mensile dove l’enoteca Vin-canto ci porta alla scoperta dell’Etna del vino, soprattutto di quella meno conosciuta.

Buona lettura!

Era il 1968 quando venne riconosciuta la Doc Etna e fu Carlo Nicolosi Asmundo, nonno di Marco Nicolosi, attuale enologo, direttore di produzione e titolare di Barone di Villagrande, una delle aziende più antiche sull’Etna, a scrivere il disciplinare.

L’Azienda si trova all’interno di un territorio molto particolare, unicamente nel comune di Milo, piccolo paese pedemontano, collocato sul fianco sud-est dell’Etna, tra il mare e l’imponente cono di Sud-Est del vulcano. Ma perché questo territorio è così particolare? Per quali caratteristiche? Cosa ha portato Carlo Nicolosi Asmundo a delineare solo questa zona ed a conferirle la denominazione doc “Superiore”?

Cerchiamo di scoprirlo facendo delle ipotesi: a mio parere i motivi possono essere almeno quattro. Per primo, il territorio di Milo, trovandosi sul versante est, guarda il sorgere dell’alba, ed il sole sulle vigne è presente fino alle prime ore pomeridiane, quindi l’esposizione conferisce un’ ottima insolazione. Secondo, nelle calde giornate di luglio e agosto si beneficia quasi sempre di una gradevolissima brezza di mare, considerato che ci si trova a soli 8 km dallo Ionio e di conseguenza le uve non soffrono come in altri contesti ed in più si arricchiscono di sapidità.

Terzo, un giorno l’enologo Salvo Foti, girando tra i suoi vigneti, mi fece notare la forte presenza di “ripiddu”: sono i lapilli, che a seguito  dalle esplosioni dai crateri, ricadono in forma di fertile e sottilissima ghiaia sui terreni adiacenti. In questo territorio, come detto prima, il cratere di sud-est, molto attivo negli ultimi decenni, fa sentire la sua presenza, tanto che le uve ne traggono una forte mineralità.

Quarto. Questa zona è tra le più piovose d’Italia e c’è spesso umidità e nebbia; qui il Carricante trova il suo habitat preferito e ideale, mentre il Nerello Mascalese, vitigno in assoluto considerato più rilevante sul vulcano, in queste particolari condizioni non riesce ad arrivare a maturazione completa. Sono pochi e selezionati i vini denominati “ Etna Bianco Superiore” in produzione, in considerazione anche dell’esigua superficie di territorio ad essi dedicata, in riferimento agli appena mille ettari vitati che costituiscono l’ intera doc Etna. Tra questi speciali vini ne ho selezionato uno che credo rispecchi al meglio il territorio: l’Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande di Barone di Villagrande. Il vigneto dal quale proviene è un magnifico anfiteatro di terrazzamenti, posto nella parte sud-est di Milo, orientato verso il mare, ad una altitudine di 700 metri. I vitigni utilizzati sono il Carricante per il 90% (il disciplinare ne chiede minimo l’80%), mentre il restante 10% sono vitigni autoctoni come il Catarratto e la Minnella.

Il vino affina per dodici mesi in botti di rovere ed un anno in bottiglia. Alla vista è di colore giallo paglierino; al naso, un’esplosione di frutta bianca, ginestra, zagara, mandorle, con percentuali ed intensità variabili in base all’annata, se più o meno calda, mentre in bocca è sempre elegante, equilibrato e persistente, sostenuto ed esaltato dalla tipica mineralità e freschezza etnea. Un vino da abbinare a piatti di pesce sia crudo che cotto, magari al forno, formaggi freschi o semi stagionati, carni bianche. Senza alcun dubbio è da considerarsi un’autentica eccellenza dell’Etna.

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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