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Degustazioni

Controguerra Passerina 2018 Maurizi

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Il ritorno (provvisorio) di Zombie wine

Torna (forse questo sarà per qualche tempo l’ultimo articolo su Vino al vino, occorre che anche le persone, come la frutta e la verdura, maturino e decidano di fare le cose sul serio, non prendendole sottogamba…) Giuseppe Balzano, alias Zombie wine, con un articolo su un bianco abruzzese, una Controguerra Passerina 2018 di un piccolo produttore, Maurizi.

Buona lettura.

Mi sono imbattuto in un luogo d’Italia che mi ha strappato via un pezzettino d’anima grazie ai suoi superbi vini. Questo luogo risponde al nome di Controguerra e si trova in Abruzzo. Ed è titolare di una denominazione con diverse tipologie.

Luogo vitivinicolo da sempre, ma che, negli ultimi anni, grazie a un cambio generazionale, è sempre più proiettato verso un futuro di rinnovamento.

Dove si trova Controguerra?

Siamo in provincia di Teramo a soli sei chilometri dal confine con le Marche e a undici dalla riva del mare: quest’ultimo dato assicura un microclima unico che rende da sempre questo luogo perfetto per la viticoltura.

L’influsso del mare mitiga il clima rendendo il ciclo stagionale meno duro.

Non è un caso che le aziende qui presenti, anche se numericamente non moltissime siano tutte degne di nota.

L’azienda Maurizi (non ha sito Internet, non cercatelo) coltiva in proprietà e in gestione quasi 10 ettari di vigneto nell’agro di Controguerra dove come abbiamo detto l’influenza del mare e della montagna creano un microclima unico.

I loro vini sono la summa di 50 anni d’esperienza e secondo me qualche bottiglia in cantina bisognerebbe averla, poiché il loro percorso si sta facendo davvero interessante.

L’obiettivo è abbassare sempre di più l’uso di prodotti di sintesi in vigna e creare vini personali e dalla spiccata bevibilità. 

La sfida non riguarda solo il vino, la loro idea di agricoltura attraversa anche l’olio, i ceci, il grano.

Ad esempio con il loro grano (che non viene trattato col glisofato) realizzano a loro volta la pasta creando cos’ un circolo virtuoso di produzione.

Il voler realizzare un agricoltura col più basso impatto possibile li ha portati a fare delle scelte  che in alcuni casi sono così semplici quanto funzionali.

Un esempio riguarda la legatura della vite: invece di utilizzare fascette di plastica che inquinano (e che oggi purtroppo usano in moltissimi) loro utilizzano il metodo antico della legatura con i cirri: qui non c’è filosofia ma solo e semplice buon senso.

Così come la gestione della cantina li ha portati a ottenere vini tecnologicamente corretti ma senza rinunciare a creare vini vivi e unici.

Questo risultato avviene grazie alla scelta di eseguire le fermentazioni con i lieviti  spontanei presenti nelle uve.

Consapevole che trattasi di pratica che a molti fa venire l’orticaria al solo sentirla nominare, posso assicurarvi che a Controguerra più di un azienda segue tale pratica.

Le fermentazioni spontanee sono pratica abbastanza normale con vitigni a bacca rossa, molti si spaventano invece sui vitigni a bacca bianca i quali sono teoricamente più delicati.

Questa passerina dal colore del tramonto si offre al naso con un introduzione di agrumi maturi cui poi si aggiunge, a mo’ di contrabbassista, una mela rossa croccante e un tappeto fiorito.

Forse potrà sembrare un profilo un po’ semplice, eppure in questa semplicità c’è la bellezza di questo vino e anche la sua credibilità: semplice non vuol dire scontato, semplice non vuol dire sciapo, semplice vuol dire comprensibile.

Delicatezza e equilibrio!

Il grande lavoro del padre Giuliano e del figlio Morgan è stato proprio quello di creare un vino che riesca a farsi leggere con chiarezza e bersi con voluttà.

La  gradazione alcolica di 12,5% ci restituisce un vino dalla bella spalla acida; quando il liquido si diffonde sulle pupille gustative ci restituisce quell’agrumato percepito al naso con netta precisone chirurgica e una leggerissima e piacevole nota amara propria del varietale.

Un vino comprensibile, bevibile, piacevole eppure con la sua personalità delicata, con la summa delle sue caratteristiche che ci regalano un esperienza che ci emoziona senza doverci subissare di sensazioni.

Qual’è il vero segreto di questo vino? Dove sta la sua vera anima?

Il suo segreto sta nella ricerca dell’equilibrio fra tradizione e modernità, fra tecnologia e tradizione. Solitamente, quando parliamo bene di un vino, tendiamo a supportare prodotti potenti e impattanti. Questa declinazione di passerina invece non è così: più che un mare in tempesta è la risacca a giugno.

La scelta di utilizzare la fermentazione spontanea (secondo me) ha dato al gusto di questo vino croccantezza e profondità, la scelta invece di non fare macerazione sulle bucce ha evitato eccessiva estrazione (che stilisticamente il produttore non voleva).

Il risultato finito è un leggero e piacevole vino primaverile che racconta molto bene il varietale di riferimento e l’interpretazione del territorio su cui l’uva è messa a dimora.

La cantina Maurizi che coltiva passerina, trebbiano, pecorino, montepulciano, fino ad adesso mi ha convinto nelle sue esecuzioni non virtuosistiche ma melodiche dei vitigni di riferimento; per terminare col solito giochino se dovessi paragonarli ad un musicista sceglierei il sassofonista Ben Webster.

Musicista dotato di una non comune capacità sul fraseggio anche se tecnicamente sempre comprensibile; insomma proprio come la nostra passerina: facile ma non scontata.

n.b.

tre vini dell’azienda sono in vendita online su Tannico

Azienda Agricola Maurizi

Via San Giovanni 28, 64010 

Controguerra  (TE)

tel. 338 5805314

e-mail giuliomaurizi61@gmail.com

n.b. non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblogwww.lemillebolleblog.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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