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Degustazioni

Tre Barolo 2015 di Monforte d’Alba per gridare alto: “non abbiamo paura”!

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Benevelli, Forte Masso, Pio Cesare

Il periodo è quello che è, mala tempora currunt, l’orizzonte è oscuro, nulla sembra essere sicuro se non la morte – Dunkel ist das Leben, ist der Tod, come si ascolta in Das Lied von der Erde di Gustav Mahler, canto d’addio alla vita – ma se devo morire allora che sia solo dopo aver bevuto il maggior numero di bottiglie possibile del vino del mio cuore, Re Barolo.

In questi giorni, anche se non amo bere Barolo giovani – io preferisco stapparli dopo almeno 12-15 anni di riposo in cantina – mi è  capitato, per curiosità, scelta, piacere, per scriverne, perché bere Barolo è sempre una grande consolazione e dà senso comunque alla vita, tre Barolo 2015.

sono:

Barolo Coste di Monforte 2015 Piero Benevelli

Barolo Castelletto 2015 Forte Masso

Barolo Mosconi 2015 Pio Cesare

Io sono un fan assoluto dei Barolo di Castiglione Falletto, del Monprivato ovviamente, di Rocche, Villero, Vignolo, Bricco Boschis Vigna San Giuseppe, e poi di quelli di Serralunga d’Alba, di Verduno, e ovviamente dei Barolo di Bartolo Mascarello e Beppe Rinaldi, ma il caso ha voluto che in questi giorni stappassi Barolo di Monforte d’Alba. Villaggio a me caro perché vi ha sede la cantina di Marina, Elio e Gianluca Grasso, e vi si trovano le vigne da cui nascono i Barolo Gavarini Chiniera e Ginestra Casa Maté.

E poi perché vi hanno la cantina Ferdinando Principiano, Giacomo Conterno, i Poderi Aldo Conterno, Cascina Sciulun Franco Conterno, Costa di Bussia Tenuta Arnulfo, Renzo Seghesio, Giacomo Fenocchio, il simpatico Marco Parusso, Rocche dei Manzoni, Giovanni Manzone, Fratelli Manzone, Conterno Fantino, Domenico Clerico, Cascina Fontana, Flavio Roddolo, Paolo Monti

Ma amo Monforte d’Alba soprattutto perché ci si trova il mio ristorante delle Langhe del cuore, Felicin, e ho ricordi meravigliosi della Trattoria della Posta, creata nel 1875 da Sabino Massolino, quando si trovava nella vecchia sede, con i tavoli da cui avevi accesso passando dalla cucina.

Da qualche tempo ho imparato ad amare Monforte ed i suoi vini grazie ad una piccola cantina, Piero Benevelli, Famiglia contadina così amano definirsi in etichetta, di cui ho scritto recentemente dei magnifici Langhe Freisa e Dolcetto d’Alba La Costa, e di cui scriverò anche della bellissima Barbera d’Alba Bricco del Pilone 2017.

Ma andiamo per ordine, premettendo ovviamente che tutti e tre i Barolo 2015 di cui vi parlerò sono affinati in botte grande perché per me Barolo e barrique fanno a cazzotti come insegnava Bartolo, ed eccovi le mie note di degustazione del Barolo Coste di Monforte 2015 Piero Benevelli. Colore rubino luminoso brillante, naso caldo, intenso, profumato di lampone, terra liquirizia. Bocca larga, piena, succosa, con saldo corredo tannico, buona lunghezza e persistenza terrosa lunga e piena di sapore.

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Eccoci al Barolo Castelletto di Forte Masso, azienda che fa parte della galassia dei bresciani Gussalli Beretta. E che si avvale della consulenza del bravo enologo Piero Ballario.

Come si legge sul Internet aziendale, “il vigneto è sito in località Castelletto, si avvale di un’esposizione est – sud.est in declivio con terreno franco sabbioso, calcareo; il sistema d’allevamento è tradizionale “guyot” con una densità di circa 4000 piante ettaro, la produzione non supera mai i 70 quintali ettaro e la vendemmia viene sempre fatta a mano in cassette di piccole dimensioni (20Kg)”.

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Appena vendemmiata l’uva “viene pigia-diraspata e messa a fermentare in vasi vinari in acciaio inox termocondizionati; avviata la fermentazione alcolica si iniziano i rimontaggi giornalieri al fine di facilitare l’estrazione dalla buccia del colore e degli aromi primari dell’uva; dopo 8 – 10 giorni la fermentazioni si conclude e si passa alla macerazione a cappello sommerso: fase, questa, molto importante perché, oltre a prolungare il periodo di estrazione dalle bucce, iniziato già dopo la pigiatura, facilita la stabilizzazione del colore del futuro vino. Durante la macerazione, che dura in media 25 – 30 giorni, avviene anche la fermentazione malolattica rendendo così il vino stabile dal punto di vista microbiologico. In dicembre s’inizia il periodo d’affinamento in legno, in botti grandi da 30 ettolitri, che dura in media 30 mesi, seguito dall’imbottigliamento e dall’importantissimo affinamento in bottiglia”.

Colore rubino di media intensità, brillante, luminoso, mostra un naso molto elegante, suadente, non aggressivo, con note di lampone, ciliegia, sfumature di cannella.

In bocca la nota che mi ha colpito è l’eleganza, il dinamismo del vino, la sua freschezza, un corredo tannico ben rilevato ma soffice, dolce, tannini setosi a costruire un insieme di grande armonia. Davvero un Barolo 2015 che merita attenzione.

Infine la storia del Barolo (e del Barbaresco), la bellissima cantina nel cuore di Alba, Pio Cesare, nata nel 1881, quando “Pio Cesare, Cesare di nome e Pio di cognome, un imprenditore di successo, viene attratto dall’idea di produrre per se, la sua Famiglia, i suoi amici e Clienti una piccola e selezionata quantità di vini provenienti dalle colline del Barolo e del Barbaresco”. Pio Cesare fu un vero antesignano dell’export vitivinicolo: uno dei primi italiani a ottenere il passaporto, come documenta il museo nella cantina storica lambita da mura romane.

L’azienda è cresciuta, vende in 40 mercati in tutto il mondo, è diventata un marchio sinonimo di “albesità” e oggi nella zona del Barolo controlla 31,78 ettari, di cui 20,6 a Nebbiolo da Barolo, su un totale di 75 ettari di vigne di proprietà.

Oggi a Pio Boffa si sono affiancati la figlia Federica ed il nipote Cesare, quinta generazione: “Siamo gli unici – rivendica con orgoglio Federica – a poter utilizzare nel logo lo stemma della città di Alba”.

La produzione complessiva “si attesta sulle 60mila bottiglie di Barolo Classico, a cui si aggiungono due cru Docg: l’Ornato che nasce dal 1985 nell’anfiteatro vitato di Serralunga, e il Mosconi, ultima acquisizione della famiglia nella zona del Barolo a Monforte D’Alba. “E’ stato il regalo che mi sono fatto per i miei 60 anni, dieci ettari con antiche vigne, alcuni esemplari del 1947 fino al 1961. Sono “signore vigne”. E volevo dimostrare la diversità espressiva anche in vigneti distanti appena 250 metri” racconta soddisfatto Pio Boffa.

Ed eccoci, in attesa di poterlo fare presto con il rinnovato Barolo Ornati 2015 (che dovrebbe molto meno stile moderno e meno export oriented che in passato), a parlare del Barolo Mosconi 2015, ottenuto da “una selezione di uve Nebbiolo provenienti dalle viti più vecchie ai Mosconi, una delle zone maggiormente vocate per la produzione di Barolo di grande complessità, morbidezza e lunga vita”.

Fermentazione in acciaio a temperature piuttosto alte, macerazione di circa 30 giorni, affinamento della durata di circa 30 mesi in botti di rovere e una piccola parte in barriques per i primi 12 mesi. E’ prodotto per la prima volta dall’annata 2015, quella che ho degustato.

Detto con franchezza, dei tre Barolo 2015 degustati è quello che mi ha entusiasmato meno. Colore rubino molto intenso e profondo, brillante, mostra un naso molto intenso, profondo, con note di prugna e liquirizia in evidenza, più denso e caldo del Castelletto di Forte Masso.

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Ancora molto chiuso, non compiutamente espresso ancora, molto giovane e in sé, mostra un corredo tannico molto importante, un alcol più presente, leggere note di speziatura e caffè non presenti negli altri due Barolo 2015, una certa durezza che non dà slancio al vini e tende ad asciugare leggermente sul finale. Un Barolo più ambizioso, ma al momento, pur dotato di più stoffa, più corposo degli altri due, un Barolo che non mostra ancora l’armonia, la piacevolezza, la finezza ed eleganza del Coste di Monforte di Piero Benevelli e soprattutto del sorprendente Castelletto di Forte Masso.

Ma questo è il Barolo, amici miei, imprevedibile, imprendibile, inafferrabile, ricco di mille sfumature. Per dirla con Pirandello: uno nessuno centomila… Quale altro vino in Italia mostra una simile variegata, infinita ricchezza di espressione? Conoscete già la risposta….

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Ruggero Romani

    23/03/2020 at 11:55

    Bellissimo articolo,si vede la zampata del leone!

  2. S.B.

    23/03/2020 at 12:19

    Buongiorno Franco e grazie per ricordare a tutti noi le meraviglie del vino, di cui sai così bene, e in profondità, da farci sentire quel che si sente e si prova quando si beve un vino che sa parlare al cuore (non solo enogastronomia di consumo, dunque). E tu ci parli di vini che raccontano terra, clima, gente, persone e non “investitori”. Gente che ama quel posto e lo tratta come si deve. Continua a parlarci di questo lavoro, sai che ce ne sarà sempre più bisogno con i tempi che correranno. E continua a ricordarci che un buon vino, uno di quelli che tu sai raccontare, è perfetto per combattere l’ansia che ci coglie in questi giorni, e celebrare la vita e chi la coltiva.

  3. Adolar Volles

    02/04/2020 at 04:51

    Franco, a Monforte D’Alba c’è la Cascina Disa.
    Credo que i vini ed la passione di Elio Sandri te piacerebbe.
    Salute!

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