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Enovarie

L’altra faccia dell’Etna: il Castello di Solicchiata

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La finestra sull’Etna di Renato Gangemi

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo articolo su un’azienda storica dell’Etna che non ottiene l’attenzione che merita e che rappresenta un caso a sé, visto che i suoi vini non nascono dalle uve autocton Nerello Mascalese o Carricante, ma da Cabernet Franc, Merlot e Pinot Nero. Non piantate oggi per fare qualcosa di diverso, ma long time ago… Ecco dunque, raccontato in estrema sintesi da Renato il Castello di Solicchiata.

Questo sarà il primo articolo di un appuntamento mensile dove l’enoteca Vin-canto ci porterà alla scoperta dell’Etna del vino meno conosciuta. Benvenuto a Renato e buona lettura a tutti e viva la Muntagna!

Oggi si parla tanto di versante nord sull’Etna, dove i vari Franchetti, Marco de Grazia o Frank Cornelissen solo per citarne alcuni, dal 2001 hanno portato alla ribalta i vini dell’Etna nel mondo.

Invece la storia ci racconta altro, perché le vigne più vecchie sull’Etna esistono sin dal 14mo secolo, grazie alla famiglia Spitaleri.

Nel 1852 Felice Spitaleri, Barone di Solicchiata, fa ritorno in Sicilia, dopo un lungo tour  in Francia, fonda la casa vinicola e mette a frutto la propria esperienza  enologica, creando il primo taglio bordolese italiano.

La Cantina, il Castello di Solicchiata, divenne fornitore ufficiale della Casa Reale.

Nel  1870 fu prodotto lo Champagne dell’Etna del Barone Spitaleri, e il primo in assoluto Cognac Italiano.

L’Azienda rimane ancora oggi una delle cantine più premiate.

Quindi non Nerello Mascalese o Carricante, ma Cabernet Franc, Merlot e Pinot Nero.

Questo fu anche uno dei motivi per cui nel 1968 quando fu scritto il disciplinare dell’Etna Doc, l’azienda rimase fuori dal territorio.

Il Castello circondato dai suoi 115 ettari di vigneti si trova sopra il Comune di Adrano. La doc finisce poco prima nel territorio di Biancavilla.  

La Cantina produce circa 400 mila bottiglie.

Il Castello Solicchiata è il taglio bordolese, (80% cabernet franc, 10% cabernet sauvignon e 10% merlot), siamo su un’altitudine di 800 metri. Ne producono circa  60 mila bottiglie, in questo momento è in commercio l’annata 2013.

Che dire, rosso rubino con riflessi granati, all’impatto sentori di frutta rossa matura, poi viene fuori lo speziato, il tabacco, il caffè, ed infine note balsamiche. In bocca elegante, bel tannino, avvolgente, molto bilanciato, con una bella persistenza.  Non si produce tutti gli anni, perché quando la qualità non è come desiderata, viene “declassato” e chiamato Secondo, ed in questo momento l’annata in commercio è la 2010, anch’esso vino straordinario.

Poi ci sono i Pinot Nero, ma di questo parleremo in altra occasione.

L’azienda oggi è gestita dal Barone Arnaldo Spitaleri che è anche l’enologo ed il fratello Felice.

https://youtu.be/MEmUejZIU68

Il Castello non è aperto al pubblico, né agli operatori di settore, né per visite né per degustazioni.

Renato Cangemi

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Gino Composto

    05/03/2020 at 15:09

    Un vero grande vino “Siciliano”. Molto apprezzato negli Stati Uniti di New Jersey

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