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Degustazioni

Il vino al tempo di un’epidemia

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Il Sangiovese di Romagna riserva 2014 di Tenuta Diavoletto secondo Zombiwine…

A moderata richiesta (non ho ricevuto da alcun lettore pressanti richieste di concedergli un tris…) ritorna con un nuovo “articolo”, se così lo si può definire.., il simpatico Giuseppe Balzano alias Zombiwine. Che ieri, noncurante dell’invito di restarsene a casa per il coronavirus se ne andato al mare per degustare un Sangiovese di Romagna che ci racconta a modo suo. Con il suo consueto stile un po’ balzano..

Portate pazienza, il pezzo è breve e leggerlo non vi farà male più di tanto… Perché lo pubblico? Mistero..  Perché in fondo voglio bene a questo simpatico casinista.. Buona lettura…

Se sei costretto ad evitare i luoghi affollati, se a causa di un virus di cui sta parlando tutta Italia i luoghi di ritrovo e la struttura sociale classica sono collassati, serve un approccio diverso sia alla degustazione sia al piacere di bere un bicchiere: serve il mare.

Ho preso una bottiglia che volevo assaggiare da un po’ di tempo, un telo, due bicchieri e ho fatto una degustazione all’aria aperta (a debita distanza da altre persone)

SATIRELLO TENUTA DIAVOLETTO

Sangiovese di Romagna riserva 2014

Denominazione Sangiovese Forlì I.G.P. – Sangiovese 85%, Alicante 10%, Merlot 5%..

Sangiovese di Romagna purosangue, progetto che vede questo 2014 come prima annata prodotta.

Con una produzione di 1500 bottiglie stiamo parlando di un vin de boutique: piccole produzioni seguite in maniera maniacale e almeno in questo caso dal prezzo non proibitivo (16.90€ sul sito del produttore).

Devo dire che si è comportato da vero primo attore al punto di stupirmi: non pensavo fosse così buono.

Colore luminosissimo e cristallino, che ben si abbina alla luce diretta del primo meriggio; visto in controluce sembra di osservare il rubino di un Marajà.

Naso di ciliegia sotto spirito, spezie, sottobosco, tutto supportato da una spinta alcolica equilibrata, netta pulita: gli elementi si armonizzano in un bouquet complesso ma non scomposto.  Dotato di un bello slancio in alto che è degno del Sangiovese quando ha nerbo e stoffa.

Del Sangiovese amo la scarsa quantità di antociani che lo rende un vino non cupo e con la sua  bella luminosità; al naso mi emoziona quando sale e si stratifica come fa la chitarra di John Renbourn maestro inglese che ahimé ha sempre avuto meno successo di quanto meritasse.

https://youtu.be/xFrkrb2GwSI

Solitamente i vini mi interessano quando vibrano e quando la loro struttura è in continuo divenire e in questo vino la vibrazione è in primo piano.

Non so se fosse per merito dell’aria salmastra o del naso in sé ma ad un certo punto ha raggiunto un equilibrio nel bicchiere dove le note olfattive si sposavano con un elemento meno facilmente riconoscibile … appunto questa vibrazione drammatica che supportava il sorso.

Il sorso ha passione e intensità, con una lunghezza che si sposa bene con salumi cafoni e un ambiente non proprio da degustazione, la lunghezza è supportata da una bella spalla acida e quindi non annoia, anzi ci fa venire voglia di berne un sorso dopo l’altro e la bottiglia finisce in un baleno.

In questa situazione si immette un elemento che, anche se disturbatore, è in realtà un bonus, ovvero l’odore di alghe e di iodio  del mare.

La spiaggia ha un odore tutto suo che è così intenso che ti entra nel naso e nel bicchiere e lì si combina con il vino diventando qualche cosa d’altro. Una vibrazione profonda, sensuale, e a tratti anche erotica che ti fa dire “ma perché non mi sono mai portato una boccia in spiaggia?”

Bere vino rosso al mare seduti su un asciugamano, mi fa sentire figlio di un’altra epoca, questa suggestione mi piace molto.

Certo l’essere a marzo  senza canicola e senza orde di obesi vacanzieri unti di crema solare e vestiti con orripilanti perizoma, aiuta; lontano dalle canicole il mare aiuta e crea quella combinazione che trasforma questo Sangiovese in un vino con gli zebedei fumanti.

Quindi decomposti e decomposte, eccolo qui il vino al tempo del coronavirus: un bicchiere in quasi solitaria col culo su un asciugamano e la sabbia intorno a noi: come facevano i nostri nonni: c’è saggezza nelle vecchie usanze…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Giancarlob

    21/03/2020 at 18:40

    Massì….anche un quarto, a moderata richiesta.
    Tornando seri, colgo l’ occasione per un abbracciare tutti i bergamaschi, avete la tempra giusta per superare questo momento: vi sono vicino.

  2. BT

    24/03/2020 at 23:15

    veramente a me queste recensioni piacciono molto!

  3. Antonio

    28/03/2020 at 17:13

    Prosa imbarazzante ed errori grammaticali: “un altra epoca” si scrive con l’apostrofo se il suo caro “esperto degustatore” non lo sapesse. Gratuite volgarità che non fanno ridere, povero giornalismo. Degustazione al mare? Ma vi prego. Invece di scrivere di vino che si legga un dizionario e torni a studiare.
    Mi sorprende come lei caro Franco, possa pubblicare qualcosa del genere.

    • Franco Ziliani

      28/03/2020 at 18:33

      ma lei ha letto bene? La persona che lei insulta gratuitamente senza motivo ha scritto correttamente “un’altra epoca”. Le volgarità sono nel suo cervello. Io pubblico quello che voglio e quello che scrive Giuseppe Balzano mi garba pienamente, molto di più di avere un lettore fazioso come lei…

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