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OltrepòPavese

Cavariola 2016: un grande Oltrepò Pavese rosso riserva per brindare ad un ritorno

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Anche Bruno (Paolo) Verdi rientra in Consorzio ma NON lascia il Distretto vini di qualità

La notizia è dei giorni scorsi. In provincia di Pavia, un gruppo di aziende, alcune qualitativamente significative e storicamente importanti, diverse provenienti da quello che fu il Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese, ha deciso di rientrare nel Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese.

Le aziende sono: Cà Montebello di Cigognola, Calatroni di Montecalvo Versiggia, Fattoria Fratelli Massara di Redavalle, Finigeto di Borgo Priolo, Frecciarossa di Casteggio, La Travaglina di Santa Giuletta, Manuelina e Tenuta Belcolle di Santa Maria della Versa, Monterosso di Volpara, Piccolo Bacco dei Quaroni di Montù Beccaria, Quaquarini Francesco e Verdi Paolo di Canneto Pavese, il Molino di Rovescala, Davide Scabini, Giorgi di Vistarino di Pietra De’ Giorgi.

Nel caso dell’azienda dell’irrequieta contessa Ottavia si tratta di un ritorno considerato che la Vistarino se n’era andata a fine aprile 2019 dal Consorzio sbattendo la porta… Quanti mesi resterà questa volta in Consorzio prima di fare nuovamente le valigie? Lo scopriremo, con la nobildonna tutto è possibile del resto….

In attesa che sistemino l’elenco effettivo degli aderenti effettivi del Distretto (forza presidente Fabiano Giorgi, se s’impegna ce la può fare… forza…) e sorvolando velocemente sul commento dell’Assessore regionale all’Agricoltura, tale Fabio Rolfi, che si è detto soddisfatto per questi rientri e persuaso che per ripartire “sarà necessario un Consorzio forte, autorevole e che rappresenti la voce dell’Oltrepò vitivinicolo nel mondo nelle sue varie articolazioni, come la regione Lombardia ha sempre sollecitato”, personalmente colgo l’occasione per parlare bene, come ho sempre fatto, di una delle aziende al rientro in Consorzio via Distretto.

Parlo dell’azienda Bruno Verdi posta nella frazione di Vergomberra nel comune di Canneto Pavese. Paolo Verdi, che la conduce con efficacia, poche parole e tanti fatti, ora con la collaborazione dei figli Laura e Jacopo.

Ho scritto dei suoi metodo classico nel marzo 2011, qui e qui e poi nell’agosto 2017, cosa che farò presto con la nuova annata, dell’Extra Brut Vergomberra.

Non spendo tempo a dire quali riconoscimenti i loro vini abbiano avuto nelle edizioni, pubblicate a fine 2019, delle varie guide dei vini. Di quei giudizi francamente i miei lettori ed il sottoscritto se ne fregano.

Per la serie #unbuonoltrepoalgiorno Un buon vino dell’Oltrepò Pavese al giorno, il miglior modo per andare oltre gli scandali e togliersi il medico di torno… All’insegna dell’Oltrepò buono, pulito e giusto, un grande Oltrepò Pavese rosso riserva.

Mi piace ricordare invece che in azienda da anni hanno intrapreso la strada di un’agricoltura a basso impatto ambientale, che non utilizzano alcun tipo di diserbo chimico ma inerbano completamente i vigneti. Dal 2012 le concimazioni sono solo a base di letame o sostanza organica pellettata bio-certificata. A partire dall’anno 2019 attuano la tecnica del sovescio in tutte le vigne.

L’azienda conserva ancora i locali della primissima cantina dei Verdi, ove sono sistemate le botti in rovere per la maturazione dei rossi Barbera e Cavariola.

E proprio del Cavariola voglio parlarvi, per più correttamente dire dell’Oltrepò Pavese Rosso riserva Cavariola.

Un uvaggio con questa composizione di massima: Croatina 60%, Barbera 20%, Ughetta di Canneto 10%, Uva rara 10%. Vigneti allevati a Guyot con densità di 5500 ceppi ettaro, raccolta delle uve manuale, vinificazione con diraspapigiatura soffice delle uve, fermentazione alcolica in tonneau con follatura manuale per circa 25 giorni, affinamento 22 mesi in barrique, 8 mesi in cemento e almeno 8 mesi in bottiglia. Prima annata prodotta nel 1985.

Un recente assaggio di un ancora giovanissimo 2016 mi ha convinto una volta di più che il Cavariola è uno dei migliori vini rossi prodotti in tutto l’Oltrepò Pavese e che sia rosso di grande personalità e caratura.

Rosso rubino brillante, squillante, luminoso, mostra un naso fitto, carnoso, denso, avvolgente.

La bocca è di grande soddisfazione, ricca, piena, calda, con un sostegno tannico importante e protagonista eppure un gusto vellutato e dal frutto succoso, con persistenza e pienezza di sapore.

Con cosa berlo? Carne, carne, carne (mi dispiace tanto per i vegani…), bollito misto, gallina ripiena, ravioli al brasato, zuppa di ceci,  e poi formaggi stagionati. La sua morte con il mitico formaggio Montebore, che non è oltrepadano, un formaggio antico le cui origini si perdono nei secoli e che
prende il nome da  un piccolo paese della Val Curone, sullo spartiacque tra le valli del torrente Grue e del fiume Borbera. Un angolo del tortonese (nel territorio piemontese che confina con Liguria e Lombardia).

Io sogno di tornare a bere una vecchia bottiglia di Cavariola nel mio ristorante preferito dell’Oltrepò Pavese: l’Albergo Ristorante Selvatico di Rivanazzano. Con i mitici agnolotti ripieni di stufato da carne di bovino varzese un abbinamento da urlo…

Azienda agricola Paolo Verdi

Via Vergomberra 5

27044 Canneto Pavese PV

info@brunoverdi.it

www.brunoverdi.it

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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