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Degustazioni

Barbera d’Alba Bricco del Pilone 2017 Piero Benevelli e Colli Tortonesi Suciaja 2011 La Colombera

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Vini del Piemonte che passione, what else?

Datemi pure del monomaniacale, del prevedibile, del noioso, voi che amate i Super Tuscan, il Brunello di Montalcino ed il Chianti Classico (che amo anch’io peraltro…), i rossi siciliani a base di Nero d’Avola, i Merlot o i Cabernet del Veneto o del Friuli Venezia Giulia, voi che v’embriacate di Merlot del Lazio o dell’Umbria, di Taurasi o Aglianico del Vulture passati in barrique, di noiosi Lagrein altoatesini o Teroldego Rotaliano (ai quali preferisco nettamente il Trentino Marzemino…).

Io, sarò pure noioso, ma non trovo nessun’altra regione in Italia che mi regali le stesse emozioni che mi regala, con un’infinità di vini espressioni di vitigni e territori diversi, l’amato Piemonte

Non è solo merito di Re Barolo, al quale recentemente ho dedicato questo, questo, questo articolo, e infine questo, ma di inconsueti metodo classico a base di Barbera come questo e questo, di un meraviglioso Langhe Freisa 2017, ma, io sono un dolcettista nato, di Dolcetto delle varie denominazioni.

Ho celebrato qui un grande Dolcetto d’Alba, qui i Dolcetto di Dogliani dei fratelli Gallo.

Sul rilancio del Dolcetto ho le idee chiare e non condivido affatto l’uscita lunare di Le Roi Angelo Gaja che in un’intervista recente alla Gazzetta d’Alba alla domanda “Oggi le denominazioni legate al vitigno Dolcetto sono in sofferenza: perdono ettari di superficie e riducono le produzioni. C’è qualcosa che si può fare a suo avviso per invertire questa tendenza?” ha risposto in maniera lunare e surreale:

«Esplorare nuovi impianti di vigneti Dolcetto in altitudine, in luoghi più freschi. Provare a sostenere e spronare un aspirante leader a produrre un Dolcetto al quale per qualità e prestigio il mercato italiano riconosca un prezzo anche superiore a cento euro a bottiglia».

Dolcetto a 100 euro, ma chi se lo filerebbe? Nemmeno i clienti più affezionati di Gaja…

Io il Dolcetto lo bevo e lo amo in ogni sua forma. Ultimo caso, clamoroso, non mi sarei mai aspettato una qualità simile, da un Dolcetto sui generis che non viene dall’albese o da Dogliani, da Ovada, Acqui, Asti, bensì da un’area che siamo abituati a conoscere e amare per le sue Barbera e soprattutto per un bianco ormai di notorietà mondiale, il Timorasso.

Parlo dei Colli Tortonesi in provincia di Alessandria, dove nella Tenuta La Colombera di Tortona la bella Elisa Semino oltre a Timorasso splendenti, il Montino, Derthona, al Cortese Bricco Bartolomeo, alle Barbera Vegia Rampana e Elisa, alle Croatina La Romba e Arché, produce, da una vecchia vigna piantata dal nonno, anche un vino assolutamente particolare, il Colli Tortonesi Suciaja.

Di cosa si tratti è presto detto. Come si legge sul sito Internet aziendale, il nome “significa siccità” ed il vino “è ottenuto da uve localmente denominate Nibiò varietà del territorio”. E ancora: “questa antica varietà di Dolcetto, coltivata su suolo argilloso, dona un vino di un rosso rubino intenso, dagli aromi di spezie uniti ad un gioco di frutti e fiori di notevole finezza ed impatto. Il pepe, la vaniglia, il tabacco si fondono con i sentori di frutti rossi”.

L’assaggio, ma che dico, la beva golosa di un campione in forma spettacolare dell’annata 2011 (oh yes, dedicato a chi dice che il Dolcetto non invecchia e va bevuto giovanissimo… e allora come mai recentemente sono rimasto basito da un Dolcetto d’Alba 1997 di Pio Cesare e da un Dolcetto di Dogliani Briccolero 1998 di Quinto Chionetti? Sognavo forse?), mi ha entusiasmato.

Colore rubino intenso squillante profondo, naso fitto, selvatico profumato di mora e di prugna, di sottobosco, liquirizia, spezie, tabacco e pepe nero.

Bocca ricca, densa, terrosa di grande consistenza e potenza ma con una bella acidità che equilibra la materia. Stupisce per energia e integrità, per la persistenza lunghissima e piena di sapore, la perfetta armonia tra terra frutta e acidità ed un tannino presente ma non aggressivo. Memorabile.

Il secondo vino piemontese stappato in tempi recenti che mi ha pienamente gratificato è meno sorprendente sulla carta, trattandosi di un Barbera d’Alba 2017, da una vigna in Monforte d’Alba, proposto da un produttore di Barolo, Dolcetto, Langhe Freisa, di cui ho già scritto, Piero Benevelli, Famiglia contadina come ama definirsi in etichetta. Il mio assaggio è stato quello della Barbera d’Alba Bricco del Pilone 2017.

bty

Colore rosso rubino intenso profondo, naso caldo intensamente fruttato espressivo, selvatico con strati di frutta (la Barbera è femmina, deve essere generosa e avere le curve, una bella quarta…), accenni selvatici di sottobosco e una leggera speziatura.

Al gusto un gran bel vino goloso, pieno, terroso, importante ma fresco e vivo con una bellissima acidità a bilanciare e rilanciare una materia ricca persistente e consistente terrosa.

Quale altra regione italiana è in grado di regalarvi analoghe emozioni?

La Colombera
Strada Comunale Vho, 7 – Tortona (AL)
telefono: +39 0131 867795
e-mail: info@lacolomberavini.it  Sito Internet https://www.lacolomberavini.it/

Azienda Agricola Vitivinicola “Benevelli Piero” di Benevelli Massimo

Loc. San Giuseppe 14  –  12065 Monforte d’Alba  (CN) tel.  e  fax   0173/78416 cell. 333-3753327  e-mail m.benevelli@tiscali.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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