Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Editoriali

WBBO 2021: niente Pechino e Cina, ma Tokyo e Parigi, vi spiego il perché

Pubblicato

il

Lettera aperta a Matteo Ascheri e al Consorzio Barolo Barbaresco

E’ stata una grande manifestazione, un grande evento, l’operazione BBWO2020 a New York, tutti insieme appassionatamente nella Grande Mela per celebrare all’americana, in tutti i sensi, i più grandi vini base Nebbiolo piemontesi in due giorni la grandezza dei vini di Langa.

Certo, qualche “rompicoglioni” ha avuto da dire, ha posto domande alle quali gli interlocutori non hanno dato ufficiale risposta, però, visto che il tempo vola, che siamo già a metà febbraio, che ci sono 3 milioni di euro (anzi meno, visto che 850.000 sono già stati spesi per lo sbarco a New York) di fondi europei da spendere in tre anni, visto che l’export è la parola d’ordine e esportare, (ma perché non tornare a parlare anche al mercato italiano come ha chiesto in questo ottimo articolo di Sapori del Piemonte, il bravo collega Filippo Larganà?) necesse est, perché non portarsi avanti e pensare già ora al BBWO2021?

Le voci dicono che il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani che ha organizzato questa prima maxi parata albese in terra americana abbia già deciso, perché i fondi europei sono destinati alla promozione extra UE, la sede del BBWO2021. Che sarebbe, o meglio, che avrebbe dovuto essere la Cina, Pechino.

Ma a parte i “problemini” legati al #coronavirus che impazza, e che sta creando i primi problemi anche al mondo vino, con due fiere del vino già annullate per precauzione in terra cinese, vogliamo metterci seriamente nell’ordine di idee di capire che quella tra Barolo & Barbaresco & China è una storia d’amore che non ha nemmeno le basi per esistere? Che portare il popolo del Barolo e del Barbaresco in terra cinese sarebbe una mission impossible peggiore che se io oggi mi presentassi alla sede del Corriere della Sera e pretendessi di insediarmi come direttore?

Avete presente come la cultura del vino, (ed il Barolo ed il Barbaresco sono innanzitutto cultura, non solo business, sono storia di un legame unico di un’uva unica con le sue terre di origine, storia di fatica e di sapienza contadina, di tradizione, di capacità di dare voce a delle terre mediante i loro vini speciali) in Cina sia ancora tutta da costruire? E che il Barolo ed il Barbaresco sono esclusivo appannaggio di una élite ricchissima che sceglie certi vini, anche certi Barolo e Barbaresco, solo perché sono vini che fanno parte di quella fascia ristretta di top wines per happy few?

Ciò detto, anche se la questione del coronavirus dovesse risolversi e 60 milioni di cinesi sinora coinvolti potessero tornare a circolare liberamente, e si potesse andare in Cina e partire dalla Cina senza problemi, pensare che possa essere Pechino la sede dell’evento 2021 dopo New York è una valutazione errata. Questo anche nel caso ancora più malaugurato che tra sei mesi Trump dovesse rivedere la sua decisione di bloccare per ora il progetto di tassazione dei prodotti agricoli europei ed il mondo del vino italiano, di cui Barolo e Barbaresco sono massima espressione, si trovasse nella necessità di trovare altri mercati che non siano quello statunitense.

Invece che in Cina il prossimo anno io suggerisco di andare in Giappone, a Tokyo. I motivi sono semplici, economici e culturali. Il Giappone è il primo mercato asiatico per il vino italiano e come si evince dai dati pubblicati dall’indispensabile blog I numeri del vino dell’analista Marco Baccaglio, l’Italia é il terzo Paese produttore di vino che più esporta in Giappone dopo Cile e Francia, con un quantitativo di ettolitri che è continuato ad aumentare negli ultimi dieci anni in volume ed in valore.

Come si legge qui “dopo diversi anni di “stasi” il Giappone è stato un mercato in forte crescita per il settore del vino nel 2019. L’incremento di esportazioni è stato del 13% a 1.6 miliardi di euro. Un dato importante ce lo eravamo già immaginato guardando alla forte dinamicità del nostro export, che secondo questi dati della dogana giapponese è cresciuto del 16%. Ad aiutare la performance del 2019 è anche il rafforzamento dello yen (da 130 a 122 yen per un euro) che ha contribuito con un +6% al +13% totale. In termini di volume, invece, il Giappone ha importato 2.9 milioni di ettolitri di vino, con un incremento del 7%.”.

Su questo mercato una delle zone che cresce di più, grazie ad investimenti mirati, è la Franciacorta ed oggi il lontano Giappone è uno dei mercati esteri più rilevanti (l’export complessivo della zona spumantistica bresciana è di poco superiore all’11%) delle bollicine bresciane.

E poi la cucina italiana in Giappone e a Tokyo in particolare ha una popolarità incredibile, con centinaia di locali aperti da giapponesi che hanno lavorato e fatto stages in Italia negli ultimi trent’anni… A Tokyo c’è anche un Eataly Tokyo che può ospitare splendidamente la cena di gala dell’evento, proprio com’è accaduto a New York…

Si vada dunque a Tokyo il prossimo anno, ma se si riescono a recuperare un po’ di fondi e si ha voglia di pensare in grande, di sognare, non si può non pensare all’Europa e ad un luogo simbolo. Non è Londra, Regno Unito, dove Barolo e Barbaresco sono già presenti e dove dopo la Brexit tutto è un’incognita, non sono Berlino, Monaco, Amburgo, Ginevra, Vienna, ovvero Germania, Svizzera, Austria, dove i grandi vini di Langa sono storicamente presenti, ma la culla della civiltà del vino, la Francia e la sua divina capitale, Paris

Non è più una follia, visto l’andamento del mercato, come si può leggere qui, e poi qui ancora, che vede i vini italiani diventare sempre più presenti nella patria dello Champagne e del Sauternes, dei grands vins de Bourgogne, Bordeaux, Loire, ecc, e visto l’incredibile exploit di un vino pop come il Prosecco, che lo scorso anno ha piazzato in Francia 18 milioni e mezzo di pezzi, pensare di proporre i magnifici Nebbiolo albesi a Parigi. Dove un piemontese Doc, Paolo Conte, chansonnier astigiano, è di casa, dove si è esibito all’Olympia lo scorso 14-15 gennaio.

Ma ve lo immaginate, amici langhetti, re di quel Nebbiolo che i francesi che sanno di vino cominciano a conoscere e ad apprezzare tantissimo (ne ho avuto prova facendo innamorare di Barolo produttori cui ho fatto visita in Borgogna e cui ho regalato loro del Barolo da assaggiare..) un BBWO2021 con la cena di gala ambientata ad Eataly Paris che si trova nel Marais, in un complesso architettonico storico del gruppo Galeries Lafayette, con i vostri vini in degustazione proposti alla stampa francese specializzata, da Michel Bettane a Thierry Dessauve che i Barolo conoscono e già degustano, dall’équipe della Revue du vin de France, a Bernard Burtschy, e poi quelli di Vitisphère, la sommellerie internazionale, Enrico Bernardo, miglior sommelier del mondo nel 2004, i cuochi stellati parigini ed i loro sommelier ospiti?

Voi schiererete i vostri magnifici Barolo e Barbaresco, con un parterre de roi di testimonial piemunteis che oltre a Monsù Gaja, ai Ceretto brothers, al mercante di utopie Oscar Farinetti, a Pio Boffa, potrà comprendere, nell’ordine, seguitemi:

Enrico Crippa e i grandi cuochi di Langa come Davide Palluda, Cesare Giaccone, Maurilio Giarola, Nino Rocca, con i loro piatti albesi. Le loro squisitezze da far perdere la testa.

Uomini di cultura come il torinese Alessandro Baricco, lo storico e medioevalista anche lui torinese Alessandro Barbero, una sfilata di moda con le creazioni della Miroglio Fashion, e quelle taglie forte e curvy della Elena Mirò, un momento pop goloso con un simbolo del food piemontese, la Nutella, una disfida tra truffe, il tartufo bianco di Alba contro la truffe noir del Périgord, una tra la carne della razza bovina piemontese e quella francese Charolaise.

E poi per l’arte, una mostra di quadri di Cesare Giaccone il grande cuoco e pittore di Albaretto Torre e magari con un accordo tra musei, una mostra parigina delle opere del mitico pittore del Quarto Stato Giuseppe Pellizza da Volpedo, quella terra meravigliosa dei Colli Tortonesi dove svariati produttori di Barolo stanno sbarcando per rendere ancora più grande il Timorasso.   

E per l’intrattenimento musicale? Niente trio Volo che canta Volare e O Sole mio, ma un trio formidabile per ogni gusto. Per il cabaret Paolo Frola, il mitico medico cantante di Rocchetta Tanaro, per il pop la sempreverde, reduce dai trionfi del Festival di Sanremo, Rita Pavone, e per la musica colta il compositore e pianista geniale Ludovico Einaudi… E quale presentatore per la serata di gala? Ma che domanda, mica quel Cattelan (che almeno è di Tortona) che avete scelto per New York, ma una notorietà del piccolo e grande schermo, il vercellese Ezio Greggio re di Striscia la notizia

Volete mettere con uno show così che giramento di… ai francesi come nella canzone Bartali di Paolo Conte?

Allora cari piemunteis, quando ci mettiamo all’opera, quando vi mettete all’opera per organizzare per tempo il tutto?

Se avete bisogno, io sono qui, sapete come trovarmi…

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
20 Commenti

20 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy