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Degustazioni

Langhe Freisa Alla mia Gioia 2017 Benevelli

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Conoscete la Freisa? Nella panoplia ricchissima dei vitigni piemontesi, i pochi bianchi (Arneis, Cortese, Erbaluce, Favorita, Nascetta, Timorasso, Moscato) e una sfilata infinita di rossi (Barbera, Dolcetto, Grignolino, Nebbiolo, Pelaverga, Malvasia di Schierano, Brachetto, Malvasia di Casorzo, Neretta cuneese, Ruché, Quagliano, Albarossa, Gamba rossa, Chatus, Doux d’Henry, ecc. ne sto sicuramente dimenticando qualcuno del Saluzzese e della Valle Susa…), è sicuramente uno dei meno noti.

Eppure è ancora diffuso, soprattutto nel torinese, dove vanta addirittura una Doc, a Chieri, ha una storia antichissima, che potete leggere qui, qui e poi ancora qui. Una storia secolare, visto che “i primi riferimenti sul Freisa si ritrovano in alcune tariffe doganali di Pancalieri. In quei documenti le “carate delle frese” erano considerate tra i vini pregiati e pagati il doppio degli altri. Da studi svolti da Aldo di Ricaldone su alcuni archivi signorili tra cui quelli dei Cotti Ceres, emerge che nel 1692 furono impiantati nei dintorni di Neive dei vigneti di Freisa e meno di un secolo dopo nella proprietà dei Della Valle”.

Le prime notizie storiche (1798) si trovano nell’Opera “Sulla coltivazione delle viti” dove venne definito dal conte Nuvolone vice direttore della Società Agraria di Torino” di prima qualità tra le uve nere”; Nella prima descrizione si evidenzia che “ve n’ha di due varietà, la grossa (oggi Neretta Cuneese) e la piccola, la prima ha il grappolo grosso, acini oblunghi, …la seconda “di montagna” ha il grappolo piccolo e gli acini piccoli, ugualmente abbondante della prima”

“Nell’800 diversi autori tra cui Acerbi, Milano, Gatta, GallesioLeopoldo Incisa della Rocchetta, De Maria e Leardi il Rovasenda indicano la sua importanza e diffusione in tutto il Piemonte dal 30 al 50% della superficie vitata. Nel 1803 la Freisa piccola venne inviata all’Università di Montpellier al prof Chaptal per la realizzazione di una collezione ampelografica delle divisioni francesi. Il Gatta, nel suo saggio “Intorno alle viti e ai vini di Ivrea e della Valle d’Aosta” del 1833 descrive il Freisa come un’uva cattiva da mangiare e il cui vino soprattutto giovane è sgradevole se non addirittura nocivo”.

Sulla Freisa ci sono “lavori recenti compiuti da Anna Schneider e collaboratori del CNR-IVV di Torino con metodi genetici sui vitigni piemontesi”, che hanno evidenziato il legame di parentela di primo grado tra il Nebbiolo e la Freisa. Probabilmente il Nebbiolo si è originato da un semenzale di Freisa o forse più probabilmente, secondo le fonti storiche note fino a oggi, la Freisa è il risultato di un incrocio spontaneo del Nebbiolo con un altro genitore scomparso o ancora sconosciuta”. Ero presente al convegno scientifico quando quei geni della Schneider e di Gerbi presentarono queste loro affascinanti ricerche.

Amo la Freisa, la amo pazzamente, tanto che in un’altra vita, 14 anni fa, (com’ero giovane ancora e pieno di energie e speranze e quando collaboravo attivamente con l’amata Associazione Italiana Sommelier, fu una bella collaborazione, dapprima solo in Lombardia poi un po’ in tutta Italia), il 23 marzo 2006, presso il Ristorante la Tavernetta di Castione Andevenno vicino a Sondrio, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier della Valtellina, organizzai una folle Serata Freisa. Che ebbe un clamoroso successo, come raccontai a serata finita.

In quella serata fui ancora più pazzo perché non mi “accontentai” della Freisa di Chieri, ma decisi di concentrare l’attenzione su un unico areale di produzione della Freisa, ovverosia nell’amatissima zona delle Langhe. L’area del Barolo, del Barbaresco, ma anche del Dolcetto di Dogliani e di quello d’Alba e Diano D’Alba, nonché del Moscato d’Asti, dove la Freisa, dati Albo dei Vigneti 2004, poteva contare su 70 ettari vitati complessivi (che erano 59 nel 2000, 62 nel 2001, 67 nel 2003, a testimonianza di una leggera riscoperta in corso).

Quanti ettari vitati a Freisa ci sono ancora oggi in provincia di Cuneo? Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, se ci sei e non sei troppo impegnato a programmare improbabili trasferte in Cina, mi può dare i numeri, possibilmente senza dare i numeri?

Quella serata valtellinese dedicata alla Freisa delle Langhe riuscì a mettere insieme la crème de la crème della produzione di Freisa. C’era un produttore poco noto, Mario Cozzo di Dogliani, e poi c’era la crème de la crème, con strepitosi produttori di Barolo che la Freisa amavano e producevano e mi sembra producano ancora tutti: Gigi Rosso, Brezza, Vajra, Cavallotto, Comm. G.B. Burlotto, Beppe Citrico Rinaldi, Brovia, i due Mascarello, Giuseppe e Bartolo. C’era persino la Freisa, straordinaria, che Giacomo e Giovanni Conterno avevano (Roberto ovviamente l’ha reinnestata a Nebbiolo) al vigneto Francia a Serralunga d’Alba, quello del Monfortino! Mancava solo la mitica Bussianella di Aldo Conterno, che fu un vino di gran successo negli anni Ottanta…

Amo la Freisa, ed in attesa di mettere le mani, anzi il cavatappi, su una bottiglia di tre Langhe Freisa che non ho mai  bevuto, quelle di Marco Curto a La Morra e di Cascina Albano a Barbaresco, che ne produce una in acciaio e una in legno, mi sono “consolato”, anzi, ho goduto come un riccio, stappando e “seccando” in una serata, la bottiglia di un piccolo fantastico produttore di Monforte d’Alba, il cui Dolcetto d’Alba ho già celebrato qui.

Lui si chiama Benevelli, la bottiglia che mi ha fatto sognare è del 2017, è un Langhe Freisa che porta in etichetta la dizione “Alla mia gioia”, il modo con cui Piero Benevelli, padre di Massimo, ha sempre chiamato la sua mamma e che era il suo vino preferito. Cosi quando suo padre è mancato Massimo Benevelli ha dedicato il vino a sua mamma. Una produzione di sole 2000 bottiglie.

E che meraviglia, e che gioia questo Langhe Freisa! Colore rubino violaceo luminoso di bella intensità, naso fitto, selvatico, tutto terra, more, liquirizia, una bocca inconfondibile, con la classica piacevolissima ruvidezza burbera e appena scontrosa della Freisa, una persistenza lunghissima – terra terra terra ! – una consistenza meravigliosa che gratta e stuzzica il palato, lo invade e non lo abbandona più…

Che meraviglia la Freisa, la mamma o il babbo di Re Nebbiolo!

Azienda agricola Benevelli Piero
località San Giuseppe, 13
12065 – Monforte d’Alba(CN)
Tel.: +39 0173 78416 – +39 0173 78416  e-mail info@barolobenevelli.com

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Marco Raimondi

    24/02/2020 at 02:51

    Ho trovato il Dolcetto Benevelli raccomandato da te…Ottimo! Adesso alla ricerca di questo piccolo gioiello. Great wine writing, as always… Grazie, Franco!

  2. luigi

    15/05/2020 at 13:16

    è in versione ferma o vivace ?
    grazie

    • Franco Ziliani

      15/05/2020 at 14:53

      assolutamente ferma come tutte le migliori Freisa prodotte in terra di Langa

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