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Degustazioni

Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2018 Tenuta I Fauri

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Stasera sarete tutti (io no, manco sotto tortura) davanti ai teleschermi e le vostre mogli e compagni (mariti e compagni) non avranno tempo e voglia di cucinare. Si andrà di pizza, fatta in casa in anticipo, o ordinata via riders e home delivery, oppure di salumi, piatto freddi, un toast o un panino, tanto per non perdersi un solo minuto del famigerato Festival di Sanremo.

E che vino bere, niente birra o acqua, please!, mentre su Rai Uno scorreranno in sfilata Amadeus e compagnia cantante?

Un “vino pop” ovviamente, un vino che ne stappi una bottiglia e ne berresti due. E magari spegni la televisione e ti dedichi alla tua lei, al tuo lui, che ti sta accanto e che se non è più giovane come me sospira, ridateci Gigliola Cinquetti e Non ho l’età e Bobby Solo con Una lacrima sul viso…

Il vino “pop” che vi consiglio è un grande vino in rosa italiano, un Cerasuolo d’Abruzzo (non Montepulciano Cerasuolo), quello della Tenuta I Fauri di Ari, un piccolo comune della provincia di Chieti dove Valentina e Domenico Di Camillo proseguono il lavoro del padre Domenico.  

Una Tenuta nel cuore della provincia la più a Sud dell’Abruzzo, tra le colline che dalla Maiella scendono fino all’Adriatico, un nome, quello che identifica l’azienda, Baldovino, che dice tutto già dal nome. Due fratelli entrambi con studi in enologia, Luigi in cantina e Valentina in giro a raccontare, con semplicità e forza delle idee.

Una cantina piacevolmente old style, con le vecchie vasche di cemento, ereditate da nonno Luigi, ristrutturate e conservate con cura, con i nuovi vinificatori in acciaio e i legni da sempre usati con molta parsimonia. Vigne a 250 metri sul livello del mare, tendone, oh yes, condotte secondo i principi della lotta integrata, a metà strada tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica, limitando al minimo gli interventi di difesa.

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Una cantina, dicono i Di Camillo, “verace e faticata, fatta per lavorare e meno per farsi fotografare.

E questo Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2018, presentato con accattivante veste grafica con etichetta molto moderna, vinificato e affinato in cemento, 90/100 e best buy secondo Wine Enthusiast, celebrato dal mio amico Charles Scicolone, da Emily Saladino su Vinepair, da Angelo Peretti su Internet Gourmet, e distribuito ad un prezzo così onesto che mi vergogno a dirlo (poco più di 5 euro) da un grande palato e selezionatore di grandi vini italiani e del mondo come Pietro Pellegrini, com’è?

Strepitosamente buono, perfettamente calibrato in ogni suo aspetto, dal colore cerasuolo scarico – corallo, luminoso, pieno di luce e di allegria, ai profumi che sanno di primavera e annuncio d’estate, tutti frutti rossi e leggera speziatura, un tocco di liquirizia e semi di papavero e un perfetto equilibrio tra frutto, sostegno tannico delicato e acidità, e una godibilità estrema che fa vuotare rapidamente la bottiglia. Anche guardando il Festival di SanScemo, o meglio spegnendo la televisione e dedicarvi ad altro. Con la vostra lui o il vostro lei, o chi volete… Prosit! Io di rosati, pardon, di Cerasuolo, di vini rosa così, ne berrei una bottiglia al giorno…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Paola Giorgetti

    04/02/2020 at 16:02

    fa venire voglia di berlo quel Cerasuolo abruzzese il suo articolo, bravissimo!
    a lei che di rosati ne sa chiedo: cosa ne pensa del Chiaretto in anfora messo in vendita da una grossa cantina del Bardolino?
    https://www.zeni.it/chiaretto-inanfora/

  2. Franco Ziliani

    04/02/2020 at 16:05

    cosa vuole che le dica? Già un rosato in legno non lo capisco e non lo bevo, si figuri lei, con tanti buoni vini in rosa che ci sono in giro per l’Italia, se mi viene voglia di bere un Bardolino Chiaretto in anfora…
    Ma che c’azzecca l’anfora con i Chiaretto del Garda? Nulla, ma cosa non si fa nell’Italia del vino di oggi per farsi notare e far scrivere di sé qualche gonzo…

  3. Simone

    06/02/2020 at 21:08

    Caro Franco,
    Sempre un piacere leggerti. Producono un Montepulciano che si chiama Ottobre rosso e per uno come me che ha chiamato la figlia, Aurora, non certo per omaggio a Ramazzotti, capirai la simpatia a prescindere. Comunque, per dimenticare Sanremo, scaraffato due ore fa Barolo 2015 Massolino. Il loro base, lo trovo sempre più introverso dei singoli cru. In questa fase netto chinotto,poi fiore secco ed anguria, una ciliegia che va e viene. Bocca da annata più potente che elegante. Da bere tra 5/6 anni. Non prima.
    Saluti

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