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Editoriali

Barolo e Barbaresco in parata con la BBWO2020 a New York: tutto bene, ma…

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Tutti a battere le mani per l’operazione BBWO2020 a New York, tutti insieme appassionatamente nella Grande Mela per celebrare all’americana, in tutti i sensi, i più grandi vini base Nebbiolo piemontesi (con buona pace dei produttori del Roero, che in questa trasferta degli albesi nella metropoli non sono nemmeno stati presi in considerazione) in due giorni la grandezza dei vini di Langa. Tutti entusiasti, soprattutto quelli che hanno commentato entusiasti sui social o sulla stampa la manifestazione, anche perché erano stati invitati e coinvolti e non potevano che parlarne bene..

Ma non tutti sono d’accordo, qualche obiezione comincia a trapelare…  E si può tradurre in una serie di interrogativi che proverò ad elencare.

Bisognava andare sino a New York, spendere 27.000 dollari 24.665 euro di un bilancio del Consorzio Barolo e Barbaresco non miliardario, solo per l’inutile tabellone a Times Square che è stato visto da turisti internazionali che non compreranno una sola bottiglia di Barolo e Barbaresco, per ricordare un’evidenza solare e banale, ovvero che Barolo e Barbaresco sono grandi?

Bisognava per forza fare una vera americanata, nel senso più deteriore, ingaggiare tale Alessandro Cattelan per condurre la serata di gala, ingaggiare a caro prezzo il trio de Il Volo che ha cantato o «’O sole mio», «Volare» e «lieti calici» dalla Traviata – che con i vini di Langa c’entrano come i cavoli a merenda (erano Barolo o Barbaresco o vini napoletani o toscani?) ?

Bisognava per forza di cose affidare la cena di gala al cuoco tristellato modenese Massimo Bottura, che con la cucina di Langa non c’entra un fico secco, come se in Langa non ci fossero grandi cuochi, stellati e non, come Enrico Crippa del Piazza Duomo di Alba, Davide Palluda a Canale d’Alba, Maurilio Giarola del Tornavento di Treiso, Nino Davide Rocca del Felicin di Monforte d’Alba, Renzo a Cervere?

Bisognava per forza, svolgere la cena a Eataly World Trade Center, facendo felice il mio amico Oscar Farinetti, non c’erano altre “location” disponibili?

Bisognava per forza, nel 2020, tirare in ballo l’assurdità di affidare l’annuncio della grandezza delle nuove annate di Barolo e Barbaresco, mediante il barbaro antico sistema delle valutazioni in centesimi, ora che il suo inventore, Robert Parker (quello vero, non quello der Tufello) è andato in pensione e che il suo sistema di valutazione dei vini è messo in discussione da molti?

E ora che sono state fatte le degustazioni, con “i migliori palati di tutto il mondo”, così è stato detto, e sono stati assegnati, con la matematica e la statistica, 99,3 centesimi per il Barolo 2016 e 98,1 per il Barbaresco 2017, cosa cambia nella comunicazione del Barolo e del Barbaresco al mondo?

Che senso aveva che ad annunciare i punteggi, fossero una master of wine cinese e una argentina, un critico dal Kenya e uno dall’Australia? Sono forse i nuovi grandi esperti di vino, i nuovi Parker, Jane Robinson, Nicolas Belfrage, Hugh Johnson, Michel Bettane, Stephen Brooks, Andrew Jefford, Antonio Galloni, Kerin O’ Keefe, potrei continuare citando anche un paio di italiani, Gigi Brozzoni e un altro che non dico?

Con quale criterio e secondo quali valutazioni sono stati scelti quelli che vengono spacciati come “i migliori palati di tutto il mondo” ? Possiamo avere un elenco completo dei loro nomi e cognomi e rispettive competenze e conoscenza approfondita del Barolo e del Barbaresco?

E si può dire rappresentativa e completa una rappresentazione esaustiva del Barolo e del Barbaresco che ha pur visto coinvolto il fior fiore dei produttori di Langa, ma alla quale mancavano, provo a fare un elenco, produttori straordinari come:

Bruno Giacosa, Vietti, Beppe Rinaldi, Cappellano, Roberto Voerzio, Bartolo e Giuseppe Mascarello, Giacomo Conterno, Comm. G.B. Burlotto, Roagna, Elvio Cogno, Elio Grasso, Clerico, Conterno Fantino, Borgogno, Cordero di Montezemolo?

Perché questi produttori top, alcuni coinvolti giorni prima in un evento, non spettacolare, ma serio, di Antonio Galloni, hanno rinunciato a partecipare alla grande kermesse del BBWO2020?

E perché Monsù Gaja, che era presente all’evento, non ha presentato i suoi vini?

Sicuramente nessuno risponderà al Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, che con il BBWO non si è inventato nulla, ha solo fatto quello che il Consorzio del Brunello di Montalcino fa, con molta meno scenografia e sicuramente spendendo meno, da anni, loro stanno già preparandosi al World Opening 2021 che si terrà in Cina, Coronavirus permettendo, ma questi interrogativi andavano pur fatti, o no?

E non salti su qualche imbecille (ne è pieno il mondo) a dire che ho scritto questo articolo perché non sono stato invitato a far parte di quella giuria… Se, puta caso, si fossero ricordati che ai vini di Langa ho dedicato solo 35 anni della mia attività di giornalista del vino, e centinaia di articoli e degustazioni condotte in giro per l’Italia e a Londra, e mi avessero invitato, avrei detto no, grazie, alle carnevalate, soprattutto se fatte nel nome del Barolo e del Barbaresco, non partecipo.

So bene, perché li ho conosciuti, cosa avrebbero detto Bartolo Mascarello, Bruno Giacosa, Giovanni e Aldo Conterno, Beppe Rinaldi, Teobaldo Cappellano, Beppe Colla, Giacinto Brovia, Elvio Cogno, di queste americanate… Io il loro esempio l’ho sempre nel cuore, mi sa che al Consorzio Barolo e Barbaresco, mica tanto…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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