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Enoriflessioni

Scandalo Cantina di Canneto: Noise from Pavia commenta

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Sull’ormai ben nota vicenda delle sofisticazioni e altro che hanno visto come centro operativo la Cantina sociale di Canneto Pavese, vicende di cui ha scritto anche la celebre rivista americana Wine Spectator, come potete leggere qui, riporto l’analisi di Claudio Nonna, animatore del blog Noise from Pavia, sempre attento alle vicende della provincia pavese e dell’Oltrepò.

Qui il link al blog e qui a seguire il testo.

“Ho lasciato trascorrere ancora qualche giorno dall’ennesimo scandalo di cronaca locale, interrompendo il lungo silenzio di NoiseFromPavia, dare il mio modesto contributo al dibattito.

Non mi unisco al coro dei detrattori tout-court, né tanto meno a quelli che, con una buona dose di tolleranza e benevolenza, dicono che “comunque c’è qualcosa di buono…”. Vi propongo, brevemente, un’analisi della struttura produttiva che, a mio parere, è la vera causa di questi continui scivoloni del settore vitivinicolo in Oltrepò.

Innanzitutto, non capisco perché incaponirsi a cercare certificazioni che non portano benefici di mercato. Imbrogliare sulle fascette, sulla quantità, provenienza e quant’altro per collocare il prodotto nei segmenti low cost del mercato non mi sembra un’idea imprenditoriale particolarmente efficace. Mi pare, pertanto, inutile truccare i registri per ottenere le denominazioni e vendere la Bonarda (ad esempio) a 2,99 EUR nella GDO. In altri termini: poiché le certificazioni non portano a benefici di prezzi di vendita e quindi di fatturato, perché affannarsi?

Il secondo luogo, uno dei miei soliti cavalli di battaglia: la struttura societaria delle “Cantine Sociali” ha fatto il suo tempo. La governance espressa da una cooperativa di produttori di uve non ha oggettivamente la possibilità di incidere sulle scelte strategiche di un’azienda moderna. L’assunto è che il conferitore è esclusivo e deve porre in atto ogni azione nella sua azienda per migliorare la qualità del prodotto. Non amo particolarmente ricordare che una parte consistente dei produttori di uve tende ad eludere tanto l’impegno di conferimento esclusivo, quanto la ricerca della qualità di prodotto (ovvero, la base per la produzioni di vini di valore)

Poi si va in assemblea sociale e si vota con modalità politiche, la creazione di gruppi interni, l’ingerenza delle associazioni di categoria ecc. Mi duole sottolineare che il risultato non può essere la creazione di un Consiglio di Amministrazione di valore, bensì di l’espressione di portatori di interessi che non massimizzano il profitto (che, credetemi, è l’unica cosa che conta in una azienda). In altri termini, un’azienda non può avere a che fare con problematiche di rappresentanza territoriale, dei conferitori o piuttosto di espressione dei rapporti di forza locali e nazionali delle associazioni di categoria.

Deve esprimere solo un management all’altezza di conseguire i risultati economici ed indirizzare tutta la strategia aziendale alla massimizzazione del valore per l’azionista (che in ultima istanza è il principale stakeholder di ogni azienda ).

Dall’ultima analisi deriva l’ultima mia considerazione: un buon manager, come un buon vino, si paga.

Perché, sempre vittime di una governance carente o inesistente, uno o due uomini soli al comando con scarso controllo interno ( Cda, Assemblea, Sindaci ) e salari non in linea con i fatturati e gli obiettivi di crescita, genera una spirale viziosa che può sfociare in simili inchieste.

Infine, vorrei sottolineare non solo il mio garantismo senza se e senza ma, anche perché le precedenti inchieste non hanno portato ai risultati preannunciati nelle conferenze stampa. Pertanto, sono convito che ogni persona coinvolta sia innocente e potrà tranquillamente dimostrarlo. Però non posso che rimarcare ulteriormente che dotarsi di strumenti societari e management di caratura internazionale unitamente agli opportuni investimenti sia l’unico modo per far crescere il brand Oltrepò e conseguire i risultati economici che porterebbero alla creazione di ricchezza, cosa che non ci aspettiamo dal settore vitivinicolo oltrepadano.

Claudio Nonna @ClaudioNonna

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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