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Mon coeur mis a nu...

L’Oltrepò Pavese del vino è una cosa seria, i mascalzoni non ne sporcano l’immagine!

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Quello che è successo, che sta succedendo nella bene/maledetta terra di Oltrepò, nel mirabellissimo Oltrepò Pavese del vino dall’alba di questa mattina che ricorderemo a lungo, è devastante.

Basta leggere questo puntuale articolo della redazione milanese di Repubblica dove si apprende che “cinque persone sono state arrestate e due sono state sottoposte all’obbligo di firma oggi nel corso di un’operazione dei Carabinieri (con il supporto della Guardia di Finanza) nell’Oltrepo Pavese e in altre zone: l’inchiesta, coordinata dalla procura di Pavia, riguarda un nuovo presunto scandalo sul vino contraffatto. I provvedimenti riguardano titolari di aziende vinicole e cantine sociali. Al centro dell’indagine la Cantina Sociale di Canneto Pavese” per capire che si tratta di un caso gravissimo.

Questo perché “La misura degli arresti domiciliari è stata disposta per: Alberto Carini, 46 anni, presidente della Cantina Sociale di Canneto Pavese (Pavia), residente a Castelverde (Cremona); Carla Colombi, 65 anni, stretta collaboratrice del presidente, residente a Montescano (Pavia); Aldo Venco, 65 anni, enologo che abita a Casteggio (Pavia), vice presidente di Assoenologi Lombardia-Liguria; Massimo Caprioli, enologo residente a Stradella (Pavia); Claudio Rampini, 63 anni, mediatore vitivinicolo. L’obbligo di firma è stato disposto per due produttori della zona, che avevano rapporti con la Cantina”.

Credo che Assoenologi il cui presidente Riccardo Cotarella da me sentito questa mattina si è dichiarato molto preoccupato e stupito dal coinvolgimento di un importante associato in questa vicenda, prenderà presto provvedimenti. Anche perché Cotarella è legato all’Oltrepò Pavese essendo direttamente coinvolto con il suo nome in un progetto promosso dalla più importante cantina cooperativa oltrepadana, Terre d’Oltrepò, e nella sua controllata storica cantina La Versa con la “selezione Cotarella”.

Penso però che ci sia urgenza di  “fare chiarezza al più presto”. E di distinguere nettamente tra farabutti che sporcano l’immagine dell’Oltrepò Pavese del vino e la stragrande maggioranza degli operatori della filiera del vino oltrepadana. Questo perché episodi come quello di cui tanto si discute, “mettono a rischio lo sviluppo di un settore strategico”. È quanto afferma Coldiretti Pavia alla luce dell’indagine della Procura su una nuova presunta frode nel settore vitivinicolo che ha portato all’arresto di cinque persone. “È una vicenda che rischia di avere conseguenze molto gravi – sottolinea Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia – e che va a colpire un comparto fondamentale per il nostro agroalimentare”.  

In provincia di Pavia – spiega Coldiretti – ci sono oltre 13 mila ettari coltivati a vigneto e circa 1.400 aziende vitivinicole. “L’Oltrepò Pavese non può più permettersi vicende di questo tipo: le eventuali responsabilità andranno chiarite velocemente dalle forze dell’ordine”, dice ancora il Presidente di Coldiretti Pavia, nel ribadire anche che “il nostro impegno quotidiano è, come sempre, al fianco di tutti quegli agricoltori che lavorano onestamente per valorizzare il territorio dell’Oltrepò Pavese e i suoi vini”.

Quasi due italiani su tre – sottolinea un’indagine Coldiretti/Ixè – hanno paura delle frodi e delle contraffazioni a tavola. Le frodi e la vinopirateria sono la principale minaccia al successo del settore del vino, dove a livello nazionale sono state smascherate dall’Ispettorato centrale repressione frodi 194 notizie di reato nel 2018”.

Che fare dunque? Io credo non ci sia da perdere tempo e che i due organismi che in misura diversa coordinano e rappresentano l’azione delle donne e degli uomini del vino oltrepadani, ovvero il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese e quel che resta del Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò (in qualche suo rappresentante toccato dalla triste vicenda della Cantina di Canneto Pavese, debbano reagire e prendere l’iniziativa. Di concerto con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lombardia, che ha nell’Oltrepò Pavese la zona produttiva più importante. Con tutto il rispetto per Valtellina, Franciacorta e le altre zone e denominazioni.

Che fare? Semplice: alzare forte la voce con una campagna di comunicazione, tramite quotidiani nazionali, testate Web specializzate e non, che dica chiaro e forte che l’Oltrepò Pavese del vino è una cosa seria, e che i mascalzoni che tornano a manifestarsi dopo il precedente scandalo di qualche anno orsonovedi ancora qui non ne sporcano l’immagine! C’è davvero una “reputazione smarrita da riconquistare” come osservava lucidamente sulla Provincia Pavese Giorgio Boatti.

Ci sono milioni di consumatori lombardi, italiani, potenzialmente anche internazionali da convincere che non deve passare l’equazione Oltrepò Pavese del vino uguale malaffare, contraffazioni, truffe. Che ci sono tantissime donne e tantissimi uomini del vino nella terra di Gioann Brera fu Carlo e di Gualtiero Marchesi, del Duca Denari e di Carlo Boatti, e di tanti altre persone perbene, che meritano fiducia, amore, attenzione e rispetto.

Questo mi aspetto che Consorzio Oltrepò Pavese e Regione Lombardia, a tutela del lavoro di tanti facciano. E che temo proprio, conoscendo i miei polli, che non faranno. Ma spero di essere smentito…

Viva l’Oltrepò Pavese e abbasso e vergogna per chi ne sporca il volto pulito…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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