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Dolcetto d’Alba La Costa 2018 Piero Benevelli

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Ringrazio tutti per la grande attenzione che avete riservato (i numeri incredibili delle visite di questi giorni al blog lo documentano) ai miei articoli sulla triste vicenda della Cantina di Canneto e allo scandalo che ha infangato l’immagine dell’Oltrepò Pavese.

Ovviamente continuerò a seguire la vicenda e, visto che questo blog si chiama Vino al vino e non Cronache da Canneto Pavese o Gazzetta Oltrepadana, consentitemi di andare oltre. E di tornare a parlare, come è mia ferma intenzione fare dopo aver ripreso ad aggiornare questo e l’altro blog bollicinaro, di vini, vignaioli, terre.

Poi, quando ci saranno notizie da commentare, chiose, indiscrezioni, indignazioni, ecc, bene, ci sarò come sempre, ma i miei blog, anche se le visite premiano i miei articoli di rottura, quelli da franco tiratore che scrive le cose che tanti pensano ma preferiscono non dire, sono e vogliono essere altra cosa. Altrimenti meglio che li chiuda una volta per tutti. E mettiamoci una pietra sopra.

Ciò detto, ribadito e sottolineato, ricominciamo a parlare di vino, vino vero, di uno dei vini che più amo. Un vino espressione della mia regione vinicola del cuore, il Piemonte, della zona che più amo e conosco, la Langa del Barolo. Ma non è un Barolo, sarebbe troppo facile (anche se parlare di Barolo è sempre un’impresa, essendo il vino non solo più grande ma più variegato d’Italia), ma il vino che una volta era sinonimo di quotidianità e di consumo diffuso anche tra le famiglie dei produttori, e che oggi, assurdamente, sembra soffrire di un’ingiusta crisi.

Parlo del Dolcetto. Nome di un vitigno e di una tipologia che conta tante denominazioni in Piemonte (Alba, Diano d’Alba, Dogliani, Ovada, Asti, Acqui, Colli Tortonesi, Monferrato, Langhe, Pinerolese fino a Piemonte) e che sconta anche l’equivoco di un nome bellissimo che indurrebbe a pensare trattarsi di un vino dolce, mentre dolci sono solo le uve da cui nasce, coltivate su bricchi assolati.

Ho bevuto non dico ettolitri, ma quasi, nella mia vita, di Dolcetto, ne ho onorato tante delle migliori interpretazioni nelle tre denominazioni che più amo, Alba, Dogliani e Diano, (anche se a Ovada, come ho scritto qui, fanno Dolcetto da urlo ) vedete qui per avere un’idea.

E sono persuaso che se davvero una crisi del Dolcetto esiste, testimoniata dal numero di ettari in continua riduzione, soppiantati da Nebbiolo e Barbera, questa crisi si potrebbe risolvere in modi semplici. Innanzitutto producendo validi Dolcetto, cosa che già accade (e produrre un buon Dolcetto non è semplice affatto trattandosi di un’uva difficile da gestire sia in vigna che nella fase cruciale della vinificazione), poi cercando di fare squadra, lavorando insieme per il Dolcetto, tutti uniti al di là delle singole denominazioni, e poi soprattutto comunicando. Cosa che i miei cari amici piemontesi, per indole, tendono a non fare. Spesso non sanno fare, non vogliono fare…

Dunque Dolcetto d’Alba per ricominciare, un ottimo, esemplare Dolcetto d’Alba 2018, quello, il La Costa, di una piccola azienda agricola di Monforte d’Alba, dieci ettari di vigna di proprietà tutti nel territorio di Monforte d’Alba, che ho conosciuto non facendole visita in cantina, ma per il tramite del suo importatore in Australia, l’amico Anthony D’Anna ovvero Boccaccio Cellars in Melbourne. Uno che importa Down Under nomi italiani tipo Il Greppo Biondi Santi, Cà del Bosco, Giacomo Conterno, Roagna, Vietti, ecc, per citare solo i primi di un elenco lungo e qualificato.

L’azienda si chiama Cà d’Detin, di proprietà della famiglia Benevelli, con cantina in località San Giuseppe di Monforte d’Alba, conta su dieci ettari vitati (20 giornate) dove sono piantati esclusivamente Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Freisa. Due ettari e mezzo di Dolcetto (più un altro ettaro e mezzo che entrerà tra qualche anno in produzione) verso Dogliani, 1 ettaro e mezzo di Barbera in zona Ravera di Monforte, 2500 metri a Freisa sempre in zona Ravera, e poi per i Nebbiolo da Barolo 7000 metri alla Ravera, 1,5 ettari a Le Coste, 6000 metri, prima annata prodotta 2016, ai Mosconi.

I vini prodotti sono quindi tre Barolo, il Dolcetto d’Alba, la Barbera d’Alba, il Langhe Nebbiolo (mix di uve da Coste e Ravera) e la Langhe Freisa. I Barolo sono di stile tradizionale con Mosconi e Le Coste affinati in botti grandi da 25 e 40 ettolitri ed il Ravera con primo passaggio in tonneau da 500 litri e poi in botte grande.

La storia dell’azienda ha inizio nei primi anni del ‘900, quando il nonno Filiberto, tornato dall’America, fu costretto a rimanere in Italia a causa della prima guerra mondiale ed ebbe la felice intuizione di acquistare la cascina “il pilone”, prima sede della cantina. A condurre l’azienda oggi è Massimo Benevelli.

Benevelli é oggi più conosciuto all’estero che in Italia, e negli Stati Uniti vanta un importatore raffinato come Kermit Lynch, una garanzia.

Perché mi è piaciuto questo Dolcetto d’Alba? Perché sa di Dolcetto, perché questo vino è davvero espressione di una “famiglia contadina”, splendida dicitura che campeggia su tutte le etichette dei vini e che è tutto un sintetico meraviglioso modo di presentarsi. Perché è profumato di viole e liquirizia, i profumi della Langa celebrati in un meraviglioso romanzo di Nico Orengo, perché l’alcol, 13 gradi e mezzo, è perfettamente in equilibrio con frutta e acidità, perché è succoso e goloso, perché sa di terra. Perché è buono, pulito e giusto, perché la bottiglia si è fatta bere meravigliosamente in due, perché è vero e ha davvero profumo di “famiglia contadina”. What else?

Azienda agricola Benevelli Piero
Loc. San Giuseppe, 13
12065 – Monforte d’Alba(CN)
PIEMONTE – ITALIA
Tel.: +39 0173 78416 – +39 0173 78416  e-mail info@barolobenevelli.com

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. marco raimondi

    27/01/2020 at 15:18

    Quanto mi piace il Dolcetto! E quanto mi piace questo blog!! Bravo Ziliani, gustatore e scrittore di vino e bollicine.

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