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Mon coeur mis a nu...

Contea di Neive e Maso Michei: l’emozione del ricordo e un caldo abbraccio

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E’ sempre bello lasciarsi andare alla piena dei ricordi.. e ricordare tanti personaggi indimenticabili che la sorte mi ha concesso di conoscere in quasi 40 anni di esperienza da giornalista nel mondo del vino e del cibo..

E stasera mi sono fatto il regalo immenso di risentire tre persone cui ho voluto e voglio tanto bene e che mi hanno donato momenti indimenticabili, perché espressione di autentica umanità prima che capacità professionale in cucina o tra vigna e cantina.

Ho così chiamato (grazie Internet e Wind) prima l’artista delle più grandi bollicine metodo classico per me mai prodotte (Ferrari e vecchie annate di Letrari a parte) in terra trentina. Giuseppe Tognotti, poeta e artista in quel di Maso Michei (splendida tenuta là dove osano le aquile oggi passata a Martin Foradori Hofstätter) un posto unico dove ho capito la grandezza delle bollicine di montagna. Di meravigliosi Pinot nero, Gewürztraminer e Müller Thurgau da vigneti a 800 e più metri.

E poi, grazie all’amica Katia Rivetti ho potuto volare con il pensiero a Neive, capitale del fratello non minore di re Barolo, il Barbaresco, e risentire dopo anni e abbracciare idealmente gli amici carissimi Claudia e Tonino Verro, per tanti anni mente e cuore e infinità generosità e arte dell’accoglienza e dell’ospitalità di uno dei ristoranti che porto nel cuore, La Contea in Piazza Cocito nel cuore del borgo di Romano Levi, Bruno Giacosa, Dante Rivetti, Massimo Rivetti e Cigliuti.

E’ stato emozionante davvero risentire i vecchi amici che come pochi altri mi hanno introdotto alla grandezza della cucina della Langa del fratello non minore del Barolo, re Barbaresco, (che Tonino produceva dalla tenuta Ripa Sorita insieme a Barbera del Roero) che mi hanno fatto conoscere per la prima volta quell’arnese dell’Arneis, che con i loro tajarin fatti con 30 rossi d’uovo per chilo di farina, i raviolini del plin, il capunet, la zuppa di verdure con tartufo in crosta, il capretto, il tonno di coniglio, il brus, hanno fatto gioire me e la mia famiglia ai tavoli di quel posto meraviglioso, caldo, accogliente, brulicante di umanità che è stata la Contea. E mi hanno fatto toccare il paradiso dei ghiottoni con un dito…

Quanti ricordi, quanta vita, quanta dolcezza in quella civiltà del cibo, della ristorazione  e del vino che oggi sembra diventare una mosca bianca! Un patrimonio inestimabile e unico aver conosciuto ed essere stato amico di persone meravigliose come loro! Grazie Bacco e potenti Dei! E grazie a Gino Veronelli, intervistato per la Gazzetta di Parma nel marzo 1983, senza il cui esempio non sarei mai diventato quello che, bene o male, tanti anni dopo ora sono…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Ruggero Romani

    21/01/2020 at 21:33

    Sono felice che lei abbia ripreso a commentare su “Vino al Vino”!

  2. Lino

    25/06/2020 at 17:40

    Caro Franco,

    Sono felicissimo per te, ti auguro giornate creative, ed emozionanti,
    non può che essere altrimenti, in un mare di amicizie, senza confini.

    Ti leggeremo,con grande interesse e insaziabile arsura.

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