Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa
My Wine Notes

Mon coeur mis a nu...

Il mondo del vino salentino e pugliese piange Severino Garofano

Pubblicato

il

E’ morto il “lievito padre” della rinascita del vino pugliese di qualità

Dalla Langa del Barolo al Salento del Negroamaro è tutto uno straziante ripetersi di dolore e di lutti nel mondo del vino in questo avvio di vendemmia 2018.

A 83 anni, spesi pienamente e con soddisfazione, agendo davvero come un creatore, un innovatore, direi quasi un “inventore”, in vigna e soprattutto in cantina, si è spento oggi Severino Garofano, avellinese di San Potito Ultra, ma dal 1957 “cittadino salentino”, essendo arrivato in giorni che non potevano essere più tempestosi, data la rivolta contadina in atto nelle campagne attorno a San Donaci, e non essendosi più spostato e scegliendo il Salento come patria di adozione.

Chi sia stato Severino Garofano, lo dico ad uso dei più giovani, è semplice e impegnativo: l’insuperabile e insuperato autore (e il termine vale nella sua accezione più artistica e gli aggettivi in tutto il loro peso) dei più emozionanti vini base Negroamaro (talvolta con un piccolo contributo di Malvasia Nera) mai prodotti in terra salentina. E a che a me sia capitato di bere.

Un enologo umanista (la conferma che per produrre grandi vini e autentici le buone letture fanno di certo bene) che per tanti anni è riuscito nel miracolo, credetemi, un miracolo vero, di lavorare come direttore della Cantina Sociale di Copertino (oggi Cupertinum) e contemporaneamente essere consulente (e nel suo caso spesso lo era a 360 gradi), in svariate cantine sparse in terra salentina riuscendo a non ripetere mai lo stesso vino, a ottenere ovunque qualcosa di originale. Un enologo geniale che riusciva a cogliere, nelle diverse zone nelle quali le cantine con cui collaborava avevano i loro vigneti, la multiforme anima, la duttilità e plasticità del Negroamaro, realizzando vini che di quest’uva mettevano in evidenza ed esaltavano ogni sfumatura.

Operando nell’area di Sandonaci, dove era arrivato per collaborare con Francesco Candido, padre dell’attuale patron Alessandro, era riuscito a realizzare dai vini più diretti, schietti e beverini come il Salento rosso Cappello di Prete, il Salice Salentino La Carta, a vini fascinosi e complessi come il Duca d’Aragona, chiamando il Montepulciano a temperare il forte carattere del Niruamaru. E poi grande attenzione e non perdere la tradizione salentina dell’Aleatico continuando a produrne poco ma buono e scegliendo la più pratica bottiglia da mezzo litro.

E mentre faceva questo, dirigendo la Cantina di Copertino e conquistando i mercati del nord Europa con il fantastico Copertino Rosso Riserva, in terra pugliese, molto più a nord, a Gravina, da Botromagno, rivitalizzava la tradizione dell’omonimo bianco, e nel 1991 s’inventava un mix di Aglianico e Montepulciano come Pier delle Vigne, presso le Agricole Vallone se da un lato creava la grandezza del Brindisi rosso Vigna Flaminio (anche in versione rosato) cavava fuori dal cappello del mago, un vino unico e fantastico, come il Graticciaia (spesso i nomi dei vini era proprio lui ad inventarseli, come pure le etichette..).

Chi, se non un genio, poteva inventarsi un rosso base Negroamaro da uve lasciate ad appassire per una decina di giorni sulle verande di Castel Serranova, una sorta di Amarone o Sfursat made in Puglia? Un vino che da me introdotto a sorpresa in degustazioni coperte dei due grandi rossi da appassimento finiva per incantare e piacere più di ogni altro…

E la storia non era finita, perché alcuni dei risultati più splendenti Severino Garofano ed i suoi collaboratori (chiaramente una boutade la mia, perché era l’enologo il collaboratore, ma con un potere e un’autorevolezza tali da far pensare che fossero i patron, i proprietari a collaborare con lui….) e vertici straordinari, per me tra i più alti da lui toccati, Severino li aveva raggiunti lavorando al fianco di un personaggio indimenticabile e dal carattere tosto come Cosimo Taurino nel magnifico agro di Guagnano.

Non accontentandosi di produrre diverse centinaia di migliaia di bottiglie di Salice Salentino (in larghissima parte appannaggio del mercato americano) e poi un quantitativo decisamente minore del Rosato Scaloti (ringrazio ancora Lillino Silibello, geniale oste di Ceglie Messapica per avermi fatto assaggiare nel giugno 2013 un esemplare dello Scaloti annata 2003: indimenticabile), ma creando un duo di rossi potenti, stratiformi, ma suadenti base Negroamaro densi di frutto, ma profumati di terra, di sole, ricchi di aromi mediterranei come il Notarpanaro e il mitico Patriglione.

Tutto questo lo posso scrivere e sottoscrivere avendolo toccato con mano e sentito con il mio naso e gustato con il mio palato nelle mie visite a queste cantine, visite successive al lungo e avventuroso tour del luglio 1994 (da Bergamo con un’auto senza aria condizionata) che feci grazie alla disponibilità di una Signora quale la Direttrice della Cucina Italiana e del Codice della Cucina Italiana, Paola Ricas, che aveva accettato la mia proposta di andare a scoprire questo mago dell’enologia che tramutava l’uva in oro per realizzare un ampio articolo.

Per quasi una settimana visitai le cantine, degustai vini, camminai i vigneti di tutte quelle diverse realtà che vedevano Severino collaborare e potei cominciare a conoscerne meglio l’ironia e autoironia, lo straripante sense of humour, l’arguzia, l’eleganza dei modi, la signorilità, la classe, la cultura enciclopedica e un infinito desiderio di capire.

Non solo in Puglia, ma anche in Calabria, a Cirò marina nel corso della lunga collaborazione con Tonino e Nicodemo Librandi che vide la creazione di vini straordinariamente eleganti, soprattutto per quelle zone, come il bianco Critone, il Cirò rosso riserva Duca San Felice e l’innovativo Gravello dove una piccola parte di Cabernet Sauvignon vivacizzava e dava sprint al Gaglioppo.

Quanti ricordi da riempire pagine e pagine! Quanti aneddoti divertenti, circostanze spiritose potrei raccontare, episodi di giornate intere (dal 1995 al 1998 trascorsi con la mia famiglia periodi di vacanza proprio in Salento) e dunque incontrare Cosimo, Alessandro, Beniamino, Donato Lazzari (il carissimo ex direttore di Agricole Vallone) e Severino era un must.

Nel frattempo ai vini già citati si andavano ad aggiungere quelli della Masseria Monaci di Copertino, che Severino e Librandi avevano acquistato in società e che poi fu rilevata interamente dai Garofano, rosati splendenti per fragranza e piacevolezza come Girofle, e un ultimo grande rosso base Negroamaro come Le Braci, e altri ancora.

E trascorrendo gli anni, accanto al pater familias e alla squisita consorte Teresa crescevano, impegnati in azienda, e a rappresentare l’azienda in giro per il mondo i figli Renata e Stefano, ma Severino, come dimostra questa intervista dell’anno scorso, bella, preziosa e rara, perché l’enologo aveva ristretto il raggio d’azione alla Tenuta Monaci, rimaneva il deus ex machina, il centro dell’azienda, il punto di riferimento: in cantina a Copertino ed in casa a Carmiano.

Non ho timore di affermare di aver conosciuto con Severino Garofano una delle persone più intelligenti, brillanti, ironiche, svelte di pensiero e capaci di sintesi fulminanti mai incontrate nella mia vita. Una persona con cui era possibile e bello parlare di ogni cosa, non solo di vino e vigneti. Un personaggio speciale, dai modi squisiti, che è stato bello conoscere, frequentare (anche in spiaggia, a Porto Cesareo) e vedere in azione. E non posso che concordare con il giudizio del senatore Dario Stefàno, già ottimo Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, che oggi ha reso omaggio a Garofano come “un uomo illuminato che ha scritto la Storia della nostra terra”.

Mi piace chiudere, esprimendo anche a nome della mia famiglia, che ha conosciuto questo sorta di Giambattista Vico dei tempi nostri e lo ricorda con affetto, le più sentite condoglianze alla Signora Teresa, e ai figli Renata e Stefano, riprendendolo e sentendolo come mio, quanto ha scritto nel suo ricordo il collega Andrea Gabbrielli: “Il ricordo di Severino è senza tristezza; con rimpianto semmai o meglio con nostalgia, che è il sentimento dell’assenza e della mancanza”.

Tanta malinconia e nostalgia di quei tempi andati, quando eravamo più giovani e non ci sfiorava ancora la percezione chiara di come il tempo passi inesorabile e la sabbia nella parte superiore della clessidra attimo dopo attimo scenda senza fermarsi mai sino a vuotarla…

p.s.

Quando frequentavo più spesso Severino (che era anche un grande fotografo) non disponevo di un apparecchio digitale e praticamente tutte le sue foto di cui dispongo sono su carta. Non avendo il tempo per trasformarle in digitali ho dovuto giocoforza sceglierne via Google una, bellissima, pubblicata dal Nuovo quotidiano di Puglia, che cito e cui invierò l’articolo informandolo della mia scelta. A disposizione, ovviamente, per rimuoverla se il quotidiano ritenesse sia il caso…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy