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My Wine Notes

Libiam nei lieti calici

Capri Doc Scala Fenicia 2016

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Quanti di voi (me compreso) non hanno sognato di trascorrere questi giorni di Pasqua e Pasquetta nell’incanto, a volte un po’ disordinato, di un posto magico come l’Isola di Capri!

L’isola che si contende con Ischia il primato di essere la più bella del golfo di Napoli, posta giusto di fronte alla penisola sorrentina, dotata di una geologia particolare essendo di origine carsica.

A differenza di Ischia, dove nonostante il cemento una certa viticoltura resiste ancora e pur tenuto conto del passato, perché qui la coltivazione della vite si è protratta nei millenni, la viticoltura caprese si è progressivamente ridotta a ben poca cosa. Ed è pertanto bello salutare oggi, considerati i risultati raggiunti in brevissimo tempo, il ritorno ad una produzione regolare, frutto di un virtuoso mix tra la tradizione, ovvero il metodo di allevamento della tradizione caprese, a pergola e spalatrone puteolano, la vinificazione una cantina produttiva dal 1818, prima d’allora utilizzata come frantoio. Difatti custodisce una mola, una vasca e una grande vite in legno d’inizio ‘800, oltre a un torchio per la pressatura delle uve, del 1850. Il tutto all’un’antica cisterna romana, parte di un sistema idrico del tutto simile e presumibilmente coevo a quello di Villa Jovis, la residenza caprese dell’imperatore Tiberio.

E la modernità assicurata dai serbatoi di acciaio a temperatura controllata usati per la vinificazione e dall’essere l’intero processo produttivo curato da uno dei più bravi enologi del Sud il pugliese, grande appassionato di mare, Giuseppe Pizzolante Leuzzi.

Da una precisa volontà di recupero e rinnovamento della tradizione vinicola dell’isola di Capri è nato il progetto dell’Azienda Agricola Scala Fenicia e oggi lo Scala Fenicia Capri Bianco è l’unico DOC prodotto ed imbottigliato sull’isola, ottenuto dalle tradizionali varietà di uve, Greco o Ciunchese, Biancolella o San Nicola e Falanghina, che da 50 sono coltivate in simbiosi con l’ambiente naturale.

Niente di faraonico, solo una piccola vigna esposta a nord est che si estende per circa 4.000 metri quadrati a 80 metri di altezza sul mare, distribuita in 4 pezze (nome dialettale delle terrazze) che si inerpicano sul versante nord-est del monte Passetiello.

Il risultato è un vino bianco, raccolto a mano nella prima metà di ottobre, con attenta selezione dei grappoli, che tecnicamente viene ottenuto con pressatura soffice, chiarifica a freddo, 10/14 giorni di fermentazione a 15 gradi, seguito da un affinamento di 4 mesi.

Il risultato è di sorprendente incanto e nitore, di eleganza e grazia fantastici. Colore paglierino oro brillante, sciorina subito una corbeille di fiori bianchi, mela, pera, pesca bianca, agrumi, note di pietra focaia, una salinità delicata e precisa.

L’attacco in bocca è armonioso, soave, fragrante, suadente, di grande armonia, rotondo e succoso, senza l’ombra di uno spigolo, eppure di gran nerbo e fresco, con una leggera vena di mandorla e un’acidità calibrata che favoriscono la beva, una carezza leggera che sfiora il palato.

Complimenti, uno dei vini bianchi più delicati e originali che abbia bevuto da tempo.

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Tersi Loris

    02/04/2018 at 22:56

    Me lo ero segnato per il Vinitaly… Adesso, non posso mancarlo 🙂

  2. SFB

    03/04/2018 at 13:35

    Un post sublime. La vera ragione per bere … leggere (!) Vino al Vino. Altro che vis polemica e il critico arrabbiato: questo vino – appena esco dal mio personale ramadan del vino – me lo vado a cercare e lo assaggerò sognando l’isola delle isole e un ritorno al Mediterraneo, paradiso perduto da recuperare strappandolo agli insulti della politica.

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