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My Wine Notes

Interrogativi

Eterne aporie oltrepadane: un grande spumantista esalta il suo Cabernet Sauvignon

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En attendant l’elogio di un taglio bordolese da parte di un vigneron di Avize o Cramant… 

Vi avevo lasciato una decina di giorni orsono, reduce da Vinisud e in procinto di partire per Londra, acclamando una bella e incoraggiante pagina relativa al mondo vinicolo dell’Oltrepò Pavese, ovverosia un’approvazione bipartisan, con tutti i vari protagonisti del variegato scenario del vino locale parimenti coinvolti, dei nuovi disciplinari. E recentemente avevo salutato come intelligente la scelta del Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese di affidare la comunicazione, e immagino l’ideazione di eventi e altro, ad un serio professionista. Uno che di vino ne sa e ne mastica.

Mi assento un attimo, il tempo di avere la conferma che a Londra si danno da fare un po’ tutti (persino quelli della zona spumantistica bresciana) ma non gli oltrepadani, e cosa scopro al ritorno? Gli eterni problemi, la consueta confusione mentale.

Ho letto qui su Facebook che un importante produttore vinicolo oltrepadano, uno di quelli che davvero sono portabandiera della qualità dei vini della più bella zona vinicola lombarda, che produce straordinari metodo classico, buoni Pinot nero e Bonarda e altro, esalta un proprio Cabernet Sauvignon.

Ora dico, quando vedrò un produttore di Bourgogne fare altrettanto, oppure uno di Bordeaux sottolineare la grandezza del suo Pinot noir, uno di Champagne dire che anche i suoi Sauvignon sono buoni e uno della Loire confessare di aver abbandonato lo Chenin per convertirsi al Cortese, al Riesling italico o a chissà che prenderò sul serio le parole di quel produttore lombardo.

Cabernet Sauvignon dell’Oltrepò Pavese? Cui prodest, a chi interessa, come si può pensare che possa essere appealing, trainante, rappresentativo? E per chi, oltre Casteggio, Zavattarello, Sannazzaro de’ Burgondi e Santa Giuletta e dintorni?

E’ da queste cose, dall’incapacità dei produttori oltrepadani di ridurre la bulimica gamma dei propri vini, inutilmente vastissima, e concentrarsi solo sui vini che ne possano essere l’immagine autentica, che ne rappresentino, posso dire la parola?, tipicità, senza inutili dispersioni, che si coglie l’eterna aporia, l’invalicabile mancanza di chiarezza, di lucidità sulle strategie da percorrere del meravigliosamente incasinato e confuso mondo vinicolo oltrepadano…

E poi si lamentano che la loro immagine è opaca e provinciale, che non riconoscono loro autorevolezza, che i loro vini non vengono presi sul serio…

Ma loro, dico i produttori di vino dell’amato Oltrepò Pavese, che cosa fanno, di concreto, per essere presi seriamente in considerazione? Mah…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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