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Interrogativi

Derthona Sterpi e Costa del Vento 2015 Vigneti Massa

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Due interpretazioni diverse del Timorasso: quale l’autentica?

Interrogativi apparentemente banali di una domenica pomeriggio. Per quale motivo una persona normale, capace di intendere e volere, un appassionato di vino, una persona che al vino si avvicina non solo come semplice consumatore, ma con curiosità, con volontà di capirne la bellezza, l’arte, lo spirito che spinge il vignaiolo a realizzarlo in quel modo e non in un altro, a coglierne lo spirito e la “filosofia”, decide di acquistare una bottiglia di vino?

Escludiamo l’ipotesi che lo faccia per donarla a qualcuno, o per metterla come soprammobile su uno scaffale o per riempire, insieme ad altre bottiglie, spazi che si siano liberati, tra un salame e una forma di pecorino, in cantina.

Diciamo, molto più banalmente, che quell’appassionato di vino decide di spendere dei soldi, di andare in un’enoteca, o acquistare quel determinato vino via Internet, semplicemente perché vuole berlo.

E qui potrebbero aprirsi molte parentesi, perché la scelta di acquistare, stappare, versare, assaggiare e poi bere quel determinato vino potrebbe nascere da tante motivazioni, una diversa dall’altra, occasionate da situazioni, spinte culturali e cognitive, curiosità le più diverse.

Oggi voglio essere banale, terra terra. Diciamo che quel consumatore ha scelto quella bottiglia semplicemente perché ha letto qualcosa, ha sentito parlare di quel produttore, perché un amico, un articolo, il post di un blog gli ha suggerito che doveva prima o poi assaggiare un Timorasso. O meglio, un vino prodotto in quell’area della provincia di Alessandria che fa parte delle Colline Tortonesi e che si trova vicino a Volpedo, quella Volpedo patria del celebre pittore Giuseppe Pellizza, autore del celeberrimo dipinto del 1901 Il Quarto Stato, e di una coltivazione di pesche, dette appunto di Volpedo e Monleale, tra le più buone che si possano trovare nel Nord Italia, in Piemonte.

Il nostro consumatore tipo, nella sua beata ingenuità, non sa, non è tenuto a sapere, anche in un’epoca di Internettizzazione diffusa, di connessione continua, WhatsApp et similia, che il Timorasso, nome di un’uva bianca speciale, che esiste da lungo tempo nel tortonese, è diventato negli ultimi cinque-dieci anni un wine must, e i suoi Timorasso, che portano la denominazione Derthona, bianchi di riferimento, da cui non si può prescindere pena l’accusa di essere provinciali, gente che di vino non capisce un tubo e che è rimasta all’epoca dei bianchi color carta, del Gavi della Scolca etichetta nera o chissà che…

Mettetevi nei panni del nostro wine absolute beginner, lui non sa che Walter Massa è una figura intoccabile, un enfant prodige della wine scene, un personaggio in grado di conquistare le simpatie di chiunque, non solo di quel pubblico femminile di cui, dicono chiamandolo tombeur de femmes, sia un sornione, tenace, goloso estimatore.

Non sanno che ogni notizia che esce su di lui… fa notizia, sia che riesca a convincere Mister Eataly & Fico ad investire nella sua zona e diventare produttore di Timorasso a sua volta (per interposto figlio), sia che annunci e poi smentisca di candidarsi alle elezioni politiche (magari in occasione delle prossime, che mi sa tanto non tarderanno molto…, cambierà idea..). Per il nostro appassionato di vino è un nome come un altro, che non suscita magie, “incantesimi spari e petardi”, e magari vagando sulla Rete avrà scoperto che “Vigneti Massa è il nome della cantina familiare, fondata dagli antenati di Walter nel 1879, che oggi vanta un proprietà di 23 ettari sulle colline di Monleale, a circa 300 metri di altitudine”, che è stato ed è fortemente impegnato nelle battaglie della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

E che lui ed il Timorasso sono praticamente la stessa cosa, che a Walter Massa si deve l’aver salvato questa varietà di uva dal rischio di scomparsa, averla rilanciata, fatta conoscere, aver indotto svariati vignaioli a seguirne l’esempio, a far sì, che il Timorasso diventasse un vino reale tale da dare identità, immagine ad un’intera area vinicola dove in passato si puntava soprattutto sul Barbera, oltre che sulla produzione frutticola.

Bene, allora il nostro appassionato medio, ormai entrato nell’ordine di idee di conoscere il Timorasso, essendosi incuriosito e ingolosito dalle notizie che via su Massa e su quest’uva andava scoprendo su Internet, prende la grande decisione. Non acquisterà una sola bottiglia di Timorasso, ma crepi l’avarizia, del resto non ci dicono che la crisi economica è finita, che le cose vanno meglio, che i soldi sono tornati nelle tasche degli italiani e bisogna dunque consumare, far girare la ruota, ma ne acquista due.

Cerca su Internet e si trova di fronte ad un primo ostacolo, scopre che per ognuna delle due bottiglie che ha scelto, annata 2015, dei Derthona denominati Sterpi e Costa del Vento, deve essere pronto a spendere da un minimo di 40 ad un massimo di 50 euro (spese di spedizione comprese). Insomma, deve programmare una spesa da 80 a 100 euro.

Ormai però chi lo ferma? Il nostro, visto che si tratta di tirar fuori una cifretta e non vuole discutere con la moglie, cui non riferisce di questo acquisto per non suscitare le sue ire, coinvolge un paio di amici e decide di dividere spesa e bottiglie con loro.

Arrivano i vini, che si fa spedire in ufficio, organizza la cena, a base di pesce, con gli amici eno appassionati e dopo averle rigorosamente messe in fresco stappa, tirati fuori i bicchieri più belli di cui dispone, le due bottiglie. I tappi, fortunamente, sono a posto, e si può assaggiare. Sa di trovarsi di fronte, deve anche convincersene, visto che ha speso molto di più di quello che spende normalmente per una buona bottiglia, a due vini annunciati come fuoriclasse, straordinari nel loro genere, fantastici.

Inizia con il Derthona Sterpi 2015, uve Timorasso provenienti dal vigneto Sterpi, posto su terreni ricchi di calcare e argilla, con esposizione a Sud, Sud-Ovest, a un’altitudine di 280 metri di altezza, fermentazione con l’utilizzo esclusivo di lieviti indigeni, affinamento per 10 mesi in acciaio sulle fecce fini, seguito da sei mesi in bottiglia. E poi prosegue con il Costa del Vento, su vigneti esposti a Sud-Ovest, a una altitudine di 300 metri di altezza, anche in questo caso fermentazione spontanea in acciaio e macerazione sulle proprie fecce per almeno 10 mesi, seguita da un anno in bottiglia.

Assaggia lo Sterpi e le cose sembrano andare bene: colore paglierino squillante, naso fitto, profondo, salato, con frutta bianca e agrumi in evidenza, mandorla, di grande purezza e nitore, un qualcosa che stuzzica subito la fantasia del nostro assaggiatore alle prime armi con il Timorasso e lo conquista.

Poi, il primo sorso e la sorpresa meravigliata continua, bocca viva, nervosa, salata, appuntita, verticale, profonda, ricca di energia, piena di sapore, tutta freschezza e sale, avvolgente, intensa, ma fresca, nervosa, con una coda lunga e vivace che invita a bere, che si sposa magnificamente con il cibo, che mette allegria, tanto tutto sembra all’insegna dell’armonia, tutto sembra danzare nel bicchiere con spontaneità e leggiadria…

E poi passa al Costa del Vento 2015, che secondo alcuni dovrebbe essere un’apoteosi della grandezza del Timorasso, identica annata dello Sterpi, e la musica sembra subito cambiare.

Il colore è un paglierino oro molto intenso, il naso molto caldo, solare, mediterraneo, all’insegna di un fruttato molto maturo, mele e pere, ma stramature, miele, agrumi canditi, frutta esotica e una sensazione di grassezza, di consistenza, che prevale sulla linearità, sulla freschezza, sulla nitidezza di espressione.

La bocca conferma in pieno le sensazioni olfattive, e il dubbio, divorante, che ci si trovi di fronte ad un vino tutto diverso rispetto allo Sterpi, ad un’interpretazione del territorio in un certo senso spaesante. Gusto largo, pieno, ampio, caldo, voluminoso, intensamente fruttato, molto maturo, la struttura, la densità, la consistenza quasi di un rosso, con un alcol eccessivo e troppo presente, e tracce quasi impercettibili di quella freschezza salata, petrosa, appuntita, energica ed energizzante che dominava nello Sterpi pari annata e lo rendeva davvero un grande vino…

Ovviamente, come avrete capito, quella del neofita Timorassiano era una trovata retorica, un espediente per raccontare lo sbalordimento che l’assaggio dei due Derthona di Walter Massa, che conosco bene, che so chi sia, che considero una persona intelligente e simpatica e di piacevolissima compagnia, mi ha suscitato.

Allora non posso che chiedermi, rivolgendomi come un neofita a Walter, due semplici cose: qual’è la vera identità del suo Timorasso, quella essenziale, petrosa, stuzzicante, fresca e nervosa, originale e personale dello Sterpi o quella un po’ invadente, massiccia, materica, debordante, un po’ chiassosa, non proprio elegantissima, del Costa del Vento? E se simili dubbi nascono a me, che di Timorasso, i suoi  e di altri produttori (cito la Cascina I Carpini, di cui ho bevuto di recente un Colli Tortonesi Brezza d’Estate 2011 in ottima forma) ne ho bevuti e ne bevo, come non possono non nascere in persone che al Timorasso si avvicinino per la prima volta?

E infine, detto inter nos, a bassa voce, perché non ci senta nessuno, 40 o addirittura 50 euro, ricorrendo alle enoteche on line, non sono forse una cifra eccessiva, un po’ esagerata, per questi vini?

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Vincenzo busiello

    20/03/2018 at 21:35

    Eh sì. Cifra molto esagerata

  2. Vincenzo busiello

    21/03/2018 at 08:05

    Ma in cantina costano molto meno. Quindi walter c entra poco nel prezzo enotecario

    • Franco Ziliani

      21/03/2018 at 09:42

      Qualcuno ha mai accusato “San” Walter Massa della cosa? Ovviamente la colpa dei prezzi alti è altrui…

  3. gianni

    21/03/2018 at 10:18

    Senza ombra di di dubbio, caro Ziliani, poi per un vino così controverso.A questo prezzo poi hai voglia di comprarne di vini bianchi.Volendo ci sono anche grandi champagne a prezzi inferiori!!Cmp W. Massa per me è un vignaiolo esoso e forse un pò montato come lo ERA il PD!!.
    Gianni

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