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Degustazioni

Anteprima Chiaretto 2018: l’unione fa la forza!

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Bardolino & Valtènesi, ovvero il Garda in rosa

Innanzitutto un applauso. L’ottima idea di superare campanilismi e di presentarsi insieme, la sponda veronese con il suo Bardolino e la sponda bresciana con il Valtènesi, nel nome del Chiaretto, sinonimo di rosato gardesano, nell’Anteprima Chiaretto 2018 che si è tenuta domenica (nonostante Giove pluvio contrario) e lunedì, è di quelle da standing ovation. Da approvazione senza se ne ma. Chapeau!

Bravo il Consorzio Bardolino ad invitare i colleghi chiarettisti bresciani membri del Consorzio Valtènesi e bravi loro a cogliere l’occasione accettando l’invito. In questa congiuntura favorevole, internazionale soprattutto e parzialmente anche italiana che vede protagonisti i vini rosati in genere, era importante che una delle aree classiche del variegato universo del vino in rosa italiano, parlo dell’area gardesana, dell’area che storicamente ha scelto la via del Chiaretto, si presentasse unita.

Questo pur con le differenze di peso, 9 milioni e mezzo di bottiglie, il 12% in più rispetto all’anno prima, il 37% del totale della denominazione per il Bardolino Chiaretto, 2 milioni di bottiglie per il Valtènesi Chiaretto. Ad ogni modo l’Anteprima, che si è svolta in un luogo veramente suggestivo, l’Antica Dogana Veneta posta a bordo lago, ha presentato qualcosa come 65 aziende che hanno proposto in assaggio un totale di 140 Chiaretto.

Molti della nuova annata, la 2017, in bottiglia da poco più di un mese e quindi da valutare con benevolenza, trattandosi di vino che mostravano ancora percentuali di solforosa ancora sensibili, ma, cosa molto intelligente, anche svariati 2016, a dimostrare tangibilmente come il Chiaretto non sia, come dice una bella immagine tecnica, il “vino di una notte” o di una sola stagione, ma un vino che si possa bere tutto l’anno e anche dimenticare in cantina e bere l’anno successivo. O addirittura alcuni anni dopo, come hanno dimostrato alcuni sorprendenti esempi di Chiaretto con qualche anno d’invecchiamento, come ad esempio l’emozionante Chiaretto Rosa di Notte 2011 dell’azienda Montonale di Desenzano del Garda.

L’assaggio di molti campioni, non tutti ha posto in rilievo a mio avviso alcuni aspetti sostanziali: la differenza, ovviamente dovuta alle diverse uve utilizzate, ovvero Groppello in primis, poi parti minori di Marzemino, Barbera e Sangiovese per i Valtènesi, Corvina, Rondinella e Molinara per i Bardolino, ai terroir e microclimi, ad una differente impostazione tra i Chiaretto delle due sponde. Sostanzialmente più tesi, salati, verticali i bresciani, più rotondi, strutturati, fruttati, più ampi i veronesi.

Differenze che si traducono in sfumature organolettiche e aromatiche diverse, e in caratteri che paradossalmente per certi si intrecciano. Se la riduzione del colore è un fenomeno che interessa entrambi i Chiaretti, con un avvicinamento verso il modello provenzale (che non è tutto oro quello che luccica, lo dico avendo degustato un mese fa circa un centinaio di rosati, Cotes de Provence per la maggior parte, a Montpellier durante Vinisud) sempre più spiccato, e le eterogeneità cromatiche che apparivano ancora molto evidenti, almeno fino all’annata 2015, soprattutto in casa Valtènesi, si riducono progressivamente.

Nel campo del Bardolino Chiaretto, la cosiddetta pink revolution, voluta dal Consorzio, con la spinta del maître a penser e consulente Angelo Peretti, che fortemente ha spinto in tal senso, mostra di essere a buon punto. Accade così che un Bardolino Chiaretto Classico come il Rodon, dell’azienda Agricola Le Fraghe, condotta dalla presidente della presidentessa della Fivi Matilde Poggi, si mostri cromaticamente molto più vicino a svariati Valtenesi, ad esempio quello delle Chiusure, che a diversi Bardolino.

Tutto questo è giusto e bello per il consumatore, ma, discorso che coinvolge numerosi altri rosati italiani, non credo che, visto che si lavora in territori diversi e con uve diverse dalle varie uve utilizzate in Provence, per non parlare di altre due AOC straordinariamente interessanti come Tavel e Bandol, dai colori tradizionalmente sensibilmente più intensi, non credo si debba per forza arrivare, anche se il business sembrerebbe spingere in tal senso, ad avere dei rosati tutti rosa pallido, cipria, buccia di cipolla. La differenza, anche cromatica, deve restare un pregio, non un limite o peggio ancora un difetto.

Tornando agli assaggi, premesso che sicuramente questo non è il momento migliore per assaggiare vini così giovani e ancora in fieri, anche se già piacevoli in molti casi, va sottolineata una certa lettura un po’ troppo “tecnica” fatta dai chiarettisti di entrambe le sponde gardesane.

Il rosato, il Chiaretto, sono vini delicati e difficili da realizzare, ma devono possedere una loro anima, un loro carattere specifico, una personalità che li differenzi e li renda apprezzabili e gradevoli. Se la tecnologia prevale, se i vini sono semplicemente degli esercizi tecnicamente ben riusciti, graziosi, profumati il giusto, con un buon bilanciamento tra frutto e acidità, facili da bere, non impegnativi, credo che si vada a perdere buona parte del fascino che un rosato e un Chiaretto deve presentare, una complessità che è giusto pretendere anche da vini dei quali si punta ad un consumo non solo stagionale, estivo, vacanziero, da barca e spiaggia. Da lake holidays

Detto questo mi piace sottolineare, tra i vini che ho degustato (quest’anno ho preferito l’assaggio in piedi, girando postazione per postazione, alla più tecnica degustazione alla cieca, che magari potrò fare tra un paio di mesi, quando i vini saranno davvero in piena forma) l’eccellente prova fornita, in campo Valtènesi, dal Chiaretto Morena 2017 di Maurizio Pasini, alias Antica Corte ai Ronchi, che ha ormai raggiunto un livello e una costanza qualitativa notevoli, abbinando armonia, sapidità, freschezza, una vena acida lunga e piacevole, una buona sostanza, ad una succosa struttura fruttata, la consueta impeccabile prova del Chiaretto Portese de Le Chiusure, che ormai da anni non sbaglia un colpo e costituisce un punto di riferimento per la denominazione, come pure i due Chiaretto, soprattutto il Rosagreen, di Pasini San Giovanni. E come sempre bravo al giovane Giacomo Tincani, de La Basia per il suo Chiaretto La Moglie Ubriaca. Sempre con un caro ricordo a quella persona splendida che è stata sua mamma Elena…


Belle conferme dal Chiaretto, dal colore sensibilmente più intenso, complesso, succoso al gusto, di Pietta, una conferma la complessità e la particolarità del Rosamara di Costaripa di Mattia Vezzola (a proposito, ammirata l’eleganza in rosa della giovane e bella figlia Nicole).

E la consueta sorpresa, considerato il numero importante di bottiglie prodotte, per il Riviera del Garda Chiaretto Rosa dei Frati della Cà dei Frati della fantastica famiglia Dal Cero, che ho il piacere di conoscere dal lontano 1987. Ovvero quando qualità e quantità vanno strettamente d’accordo e determinano un successo tutto pienamente meritato.

Restando in Valtènesi, bene Averoldi, un po’ troppo morbido e un filo dolce il Valtènesi base della Cà Maiol entrata in orbita Santa Margherita, meglio la selezione Roseri, e detto per inciso che non capisco la necessità dell’utilizzo di una pur piccola percentuale di un’uva non territoriale come la Syrah in un Chiaretto di un’azienda valida come Pratello, devo confessare di essere rimasto felicemente sorpreso non solo dalla buona qualità del Valtènesi Chiaretto Rosa di una notte 2017 di una realtà giovane (emergente nell’universo Lugana) come Montonale di Desenzano del Garda, ma della qualità insospettabile, golosa, gustosa, piena di frutto, di un 2011, quando il vino non era ancora Doc, che ha lasciato di sasso tutte le persone che l’hanno assaggiato. Anche nel mondo Chiaretto ci sono vin de garde!

Nell’universo Bardolino Chiaretto ho apprezzato la freschezza, la sapidità, le note agrumate del Bardolino Chiaretto Le Tende di Colà di Lazise, davvero simpatico e ben fatto, la solidità, piacevolezza, gli aromi agrumati e di pesca bianca, la pulizia esecutiva e la coda lunga sapida di un classico come le Vigne di San Pietro di Carlo Nerozzi, la superiore eleganza, l’equilibrio la piacevolezza, la vivacità e la bellezza espressiva del già citato Rodon de Le Fraghe (che ho scelto a rappresentare i colori del Bardolino in una degustazione che si terrà tra un mese e di cui vi dirò presto…), bene come sempre il Chiaretto di Giovanna Tantini ed i Chiaretto di Vigneti Villabella, una sicurezza la Cavalchina, un applauso  consueto fascino di Viviana Nella Stagni che ha ravvivato la postazione di Gerardo Cesari con il suo look.

E chiudo ancora con un applauso, meritatissimo, ad un piccolo vignaiolo di Bussolengo, Lorenzo Morando, il cui Bardolino Chiaretto, schietto, sincero, ben teso, sapido, profumato di fiori, agrumi e frutta bianca, con la sua etichetta naif e old style, mi ha fatto venire voglia di passare dall’assaggio alla beva e di fargli visita in azienda. Perché sono proprio piccoli produttori, vigneron come questi che mi fanno amare ancora, dopo tanti anni, il mondo del vino…

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Vincenzo busiello

    14/03/2018 at 22:12

    Ca lojera c era?

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