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My Wine Notes

Enovarie

Tavel unica AOC in rosa di Francia volta pagina

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Ho un antico e particolare amore, nel variegato panorama dei Rosé francesi, per i Rosé di Tavel.

Basta andarci una sola volta in visita, a me è capitato nel 2004, per restarne affascinati.

Posta ad una cinquantina di chilometri da Avignone, presenta alcune caratteristiche della poco distante e celeberrima Chateauneuf du pape, ad esempio una parte dei vigneti posti su terroir composto da grandi sassi rossi rotondi, i caratteristici “galets”.

Mentre sui 930 ettari vitati della denominazione, l’unica totalmente in rosé di Francia, ci sono altri terroir formati da lastre di rocce bianche calcaree e da sabbia e limo.

Questo fa sì che ogni Tavel, che può essere a base di nove uve diverse, rosse ma anche bianche, presenti una propria peculiarità e caratteristiche aromatiche e gustative peculiari. Unico carattere che li accomuna è il colore, intenso, molto più vicino a quello di un Montepulciano Cerasuolo che a quello, rosa pallido Chiaretto della maggior parte dei rosati provenzali.

Del resto con uve come Grenache, Mourvèdre, Cinsault, Syrah non si possono che produrre rosé ben strutturati e capaci di reggere diversi anni di invecchiamento.

Eppure, nonostante il successo, un export che tocca il 30%, con una produzione media di 60 milioni di bottiglie, per il 44% vendute nella GDO, (il canale Horeca assorbe solo il 15 %) a Tavel vogliono introdurre qualche elemento di novità.

Il Syndicat viticole, che tutela gli interessi di 4 Caves Coopératives e 32 Domaine, ha varato una nuova campagna di comunicazione esemplificata nella foto di apertura, da un nuovo logo e una bottiglia dal nuovo design.

Alcuni produttori cercano anche di rendere meno carico il colore dei vini, altri rinnovano e ringiovaniscono le etichette per renderle più appealing al pubblico piu giovane.

Una situazione molto dinamica, che rende quella di Tavel una case history esemplare, affascinante da raccontare e con vini che anche giovani (assaggiati a Montpellier una trentina di 2017) sono già di assoluta piacevolezza. Ricchi, carnosi, succosi e dai profumi intensi e di grande presa…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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