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My Wine Notes

Enoriflessioni

Oscar Farinetti sbarca in Chianti: alcuni dettagli riguardanti anche me…

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Torno su una notizia che è stata data qualche giorno fa, esattamente il giorno 15, dall’ottimo Roberto Fiori su La Stampa di Torino e poi ripreso lo stesso giorno 15 da un sito Internet solitamente ben informato che si diletta nel dare la “buca” a concorrenti come Wine News o altri siti Internet e blog del vino.

La notizia è quella dello sbarco di King Oscar, il re Mida del vino, alias Oscar Natale Farinetti, in Toscana e segnatamente nel Chianti Classico, in una bellissima azienda, Il Colombaio di Cencio, di Gaiole in Chianti, nel cuore della storica denominazione.

Si tratta di una notizia che avrei potuto dare il giorno prima, trovandomi a pranzo, proprio il 14 febbraio con Oscar a Eataly Milano (ognuno il giorno di San Valentino lo passa con chi vuole, a me è capitato di trascorrere alcune ore con “il baffo”..) e avendo appreso di questa nuova acquisizione e qualche dettaglio simpatico. Non l’ho fatto perché mi ero impegnato con Farinetti a non renderla nota (ma vedremo nel corso del tempo chi darà per primo la notizia dello sbarco di Eataly in due celeberrime, importantissime capitali europee…), fino a che tutti i dettagli non fossero stati definiti.

Poiché sono un gentiluomo ed un giornalista all’antica (e per fortuna non un cronista d’assalto come certi personaggi che vanno di gran carr(i)era… dotati di un pelo sullo stomaco lungo da qui a Las Vegas…), ho rispettato i patti.

Torno sull’argomento però, non tanto per sentirmi dire quanto sia stato bravo e corretto, ma per rivelare un piccolo dettaglio gustoso, ovvero che a dare il semaforo verde ad Oscar, a convincerlo a procedere all’acquisto del Colombaio di Cencio non è stato un toscano, bensì un illustre piemontese e langhetto che la Toscana (quella di Montalcino e quella della Maremma la conosce bene avendoci due aziende agricole), ovvero Monsù Angelo Gaja. Che avendo assaggiato i vini e visitato l’azienda ha convinto Mr. Eataly che si trattava di un buon affare.

Molto interessante questo feeling di Oscar Farinetti (proprietario di Fontanafredda, Borgogno e co-proprietario di altre aziende in Langa) con “le roi” Angelo e qualche altro “pezzo grosso” del mondo barolesco. Chissà che non porti ad un ragionamento serio (lo farò tra qualche giorno) sulla scelta di un prossimo presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco (ecc.) che sia veramente rappresentativo e possa rilanciare il Consorzio…

Ritorno sull’argomento però, perché solo oggi (rientrato da due giorni dal Languedoc ed in procinto di partire domani per Londra: il mondo del vino è grande e non esistono solo Erbusco, Montalcino e Trento…), mi hanno informato di un articolo relativo allo sbarco in Toscana di Farinetti, pubblicato qualche giorno fa da un organo di stampa serio e ben informato come Il Cittadino on line di Siena, dove, con mia grande sorpresa, sono stato chiamato in causa. Conosco l’autore, anche se non lo incontro da anni, ma francamente non riesco a capire come questo marginale aspetto della notizia data da Andrea Pagliantini possa essere arrivato al suo orecchio.

Il Cittadino on line ha difatti scritto nell’articolo di Andrea: “Notizia da compromesso storico è che il giornalista Franco Ziliani, noto curatore del blog “Vino al Vino“, non propriamente allineato sulle posizioni (politiche e vinarie) del patron di Eataly, curerà le degustazioni dei vini per conto di Oscar”.

Non è una notizia che da un paio d’anni almeno i miei rapporti con Farinetti, che incontrai la prima volta ai tempi dell’apertura di Eataly a Torino e che ho più volte incontrato in seguito (la scorsa estate a Fontanafredda) siano, soprattutto dal punto di vista umano, eccellenti.

L’ho criticato per talune sue “farinettate” o colpi di genio, come vogliamo chiamarli, ho scritto qualche zilianata diretta a criticare più il coté politico della sua attività che quella imprenditoriale, ma ho smesso di farlo avendo scoperto in lui un lato umano, anzi un’umanità, che non sospettavo potesse albergare in un potente tycoon, e che mi ha spiazzato, disarmato e conquistato. Perché in fondo sono un tenero e un romantico…

Alla luce di questi rapporti, e del fatto che operiamo entrambi nel mondo del vino, lui da produttore, io da stagionato cronista del vino, dotato di un palato che lui, bontà sua, giudica di valore, e considerando il fatto che oltre ad essere quasi coetanei siamo entrambi abbastanza intelligenti per pensare che le divergenze politiche (lui amico e sostenitore di Renzi, io direi molto lontano dal PD e dallo scaltro uomo politico fiorentino e nostalgico di una Destra che non c’è) non possano costituire un elemento divisivo nei rapporti tra le persone (almeno quelle che non hanno versato il cervello all’ammasso) potrebbe anche accadere che possa instaurarsi una qualche forma di “collaborazione”. Le idee, a me, ma soprattutto a lui non mancano.

Se così accadesse, ovviamente scatteranno due naturali conseguenze: ne darò notizia ai lettori di questo blog, che ho voluto sempre tenere informati sulle mie vicissitudini professionali e umane, e, poiché non amo i conflitti di interesse, troverò il modo o di non scrivere dei vini delle aziende che fanno parte della galassia farinettiana o di scriverne ma sempre ricordando la mia eventuale collaborazione in atto con Eataly o che altro. Anche se penso che dopo quasi 35 anni di attività mi si possa riconoscere un pizzico se non di autorevolezza quantomeno di autonomia di giudizio…

Ma poiché per il momento si tratta solo di ipotesi, di discorsi e pour parler campati per aria, devo ringraziare Andrea Pagliantini ed il Cittadino on line, con l’augurio che la loro news attualmente non vera un domani non lontano vera possa diventare. In un mondo del vino meno drogato e stravagante di quello attuale non sarebbe una “notizia da compromesso storico” ma una cosa normale, semplicemente questione di professionalità che si incontrano e scelgono di percorrere un tratto di strada insieme…

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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