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My Wine Notes

Enoriflessioni

Negli States le vendite dei pink / rosé wines aumentano del 57%. Qui invece…

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Ma ci vogliamo dare, una volta per tutte, una svegliata?

Nelle ultime due settimane, dapprima in Francia a Montpellier per Vinisud, poi in London, ho toccato con mano come quella dei rosé, dei vini rosati, dei pink wines, non sia una moda, ma un trend consolidato.

Ho degustato grandi vins Rosé (Cotes de Provence, Bandol, Tavel, ecc.) in Languedoc, scoprendo che molti 2017 (praticamente hanno tutti imbottigliato e sono sul mercato, salvo Bandol, che farà uscire i suoi Rosé nel corso di marzo) sono già molto buoni adesso, ma a Londra, nel corso del wine tasting di sabato organizzato da Decanter in London ho verificato che anche Spagna e Portogallo non stanno con le mani in mano con i loro rosados, e non solo ottengono vini di indiscutibile qualità, ma commercialmente sono molto svegli.

E ben presenti su quel mercato inglese già ben presidiato dai Rosé (spesso squallidi, dolcioni, morbidoni, noiosi) del Nuovo Mondo (California, Australia, Cile in primis) ma sul quale noi italiani siamo presenti in ordine sparso.

Nei prossimi mesi sarò molto impegnato sul fronte dei rosati (mio antico pallino: non ho aspettato la “moda”, ne scrivo almeno dal 1990 e ne sono convinto consumatore). Partirà in marzo il mio nuovo blog a loro completamente dedicato, terrò due degustazioni in aprile in località che presto vi svelerò, sto lavorando per portare alla manifestazione più importante loro dedicata in Italia una presenza francese molto qualificata.

A fine marzo dovrei poi essere alcuni giorni en Provence e anche su Londra sono al lavoro. Ieri mattina ho nuovamente incontrato l’organizzatore dell’evento numero uno dedicato ai rosé wines che si svolge nella capitale britannica e abbiamo deciso una collaborazione per la parte italiana e progetto, insieme ad un amico che vive in London, di organizzare un momento speciale nel corso del quale presentare, in una location stupenda, la crème de la crème dei nostri rosati.

E da noi? Da noi si dorme, nelle carte dei vini di troppi ristoranti i rosati sono una presenza scarna o addirittura… assente, nelle enoteche pure, nelle pizzerie (pizza e vino rosati é un abbinamento molto migliore di pizza e birra…), rara avis, i produttori delle diverse zone italiane, quelle storiche come le due sponde del Garda, Abruzzo e Puglia, e quelle nuove, non riescono o vogliono fare squadra. Allora quel tentativo proverò a farlo io anche con il mio blog che avrà un simpatico nome in inglese…

Non é possibile che ogni volta che vado in Francia trovo rosé ovunque, che a Londra ieri in un club esclusivo abbia pranzato con un amico bevendo questo Rosé, che in Portogallo, dove andrò in giugno, i rosados ottengano sempre maggiore interesse. E che negli States, come racconta Karen MacNeil, autrice di The Wine Bible, nel video che trovate sotto racconti che le vendite, dall’estate del 2016, sono cresciute nientemeno che del 57%. Mentre in Francia, da 4 anni, il consumo dei rosé ha superato quello dei vini bianchi…

Io vorrei darmi da fare e spendermi per fare in modo che i nostri rosati, fermi e magari qualcuno anche con le bollicine (metodo classico, ça va sans dire…) siano maggiormente conosciuti, apprezzati e stimati in casa nostra e all’estero, dove ci sono ampi spazi di mercato da conquistare. A patto che i produttori si diano una mossa. Non si tratta di inventare nulla di speciale, fare quello che fanno con successo da decenni i francesi, e come stanno dimostrando di fare i loro competitors internazionali.

E magari fidarsi dell’esperienza, dei consigli e delle conoscenze (non sono stato cinque volte a Londra e due in Francia lo scorso anno e non passerò per caso una settimana a Londra a fine aprile..) di chi di rosati ha dimostrato di saperne qualcosa e di saperli raccontare…

Ma come dicono gli inglesi, up to you

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. antonio

    28/02/2018 at 15:53

    Concordo pienamente. Con i nostri rosati, fermi e mossi, potremmo prendere un enorme fetta di mercato in 🇬🇧 dove da aprile fino a settembre il rosato è sicuramente il vino più bevuto. Un vero peccato non presentare le nostre eccellenze in degustazioni mirate sia al trade che ai private customers.

    • Franco Ziliani

      28/02/2018 at 18:11

      Caro Antonio, come invidio te italiano che vivi, ti sei integrato, hai avuto successo in UK e a Londra. A me é bastata solo una mezza giornata, tornato ieri sera dalla bella città dove ti trovi, per capire che l’Italia e l’Italia del vino sono terzo mondo (senza offendere il Terzo Mondo), terra di cialtroni, furbi e improvvisati, dove della professionalità si fa strame… Temo che i discorsi fatti ieri a pranzo e accennati in questo articolo siano vani… Questa Africalia non ha futuro…

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