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My Wine Notes

Enoriflessioni

Miracolo a Broni! L’Oltrepò Pavese del vino sceglie di darsi un futuro

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Approvati i nuovi disciplinari: finalmente le basi per affermarsi ed essere competitivo

A volte l’incredibile accade e se pensiamo al mondo del vino dell’Oltrepò Pavese, l’esperienza insegna che ’incredibile, tra Santa Giuletta, Canneto Pavese, e soprattutto Casteggio, arriva ad essere più incredibile ancora.

Oggi era in programma a Broni, presso l’Enoteca Regionale, la tanto attesa assemblea dei soci del Consorzio vini Oltrepò Pavese per approvare quelle modifiche dei disciplinari condizione indispensabile per dare al mondo vitivinicolo della più bella terra vinicola di Lombardia (Valtellina a parte) la possibilità di voltare pagina, darsi un futuro, un’indicazione del percorso da seguire e le basi per costruire un nuovo capitolo della propria storia.

I bookmakers, ammesso e non concesso fossero interessati a raccogliere scommesse sulla modifica dei disciplinari del Pinot nero  e della Bonarda, del Casteggio e del Sangue di Giuda, non avrebbero di certo previsto che le cose sarebbero andate come sono andate. Si dava per scontato, soprattutto dopo la chiara presa di posizione contraria alla loro approvazione della potente Cantina Terre d’Oltrepò, che da sola contava su un 45% dei voti, che i cambiamenti dei disciplinari voluti da un Consorzio che ha lavorato con tenace pazienza e nell’interesse di tutti i viticoltori (un bravo al Presidente Michele Rossetti, sapiente diplomatico…), non sarebbero passati.

E si parlava anche della seria possibilità che il Consorzio, non potendo contare su una sufficiente rappresentatività potesse cadere. Con grande gioia degli imbottigliatori cui la qualità e l’immagine dei vini oltrepadani interessa ben poco e che avrebbero potuto acquistare a prezzi ancora più bassi degli attuali. E con un ulteriore svilimento di immagine della zona.

E invece… Invece le cose stanno andando come ben pochi avrebbero scommesso, come in una sceneggiatura di Zavattini, come in una sorta di Miracolo a Milano ambientato in terra oltrepadana.

I dati parlano chiaro: facendo sistema, ritrovando orgoglio, dignità, una tenace voglia di scrollarsi l’immagine di terra dal potenziale enorme ma umiliata dalla cattiva volontà degli umani e da una sorta di maledizione che le vieta di volare alto, l’Oltrepò Pavese del vino, la terra sacra a Gioann Brera fu Carlo, volta davvero pagina. O quantomeno sceglie di darsi una possibilità di riscatto.

Approvati i nuovi disciplinari del Pinot grigio (con il 99% dei voti), del Pinot nero Doc, dell’Oltrepò Pavese Doc (ad esclusione dello Chardonnay), con il 50,4 dei voti, del Sangue di Giuda, che d’ora in poi potrà essere vinificato esclusivamente in Oltrepò Pavese (con grande irritazione da parte del più grande imbottigliatore di questa tipologia fuori zona, la Vinicola Decordi del Borgo Imperiale Corte Sole di Motta Baluffi nel cremonese, che avrebbe voluto che fosse consentito ancora per cinque anni detto imbottigliamento in nome dell’attività pregressa).


Un’approvazione dell’impossibilità di imbottigliare fuori zona, va sottolineato, che è avvenuta anche con il voto di Terre d’Oltrepò, che ha votato contro il suo principale acquirente di Sangue di Giuda… E parlando di aziende che hanno votato magari contro i personali interessi ma a favore dell’interesse generale va ricordata La cantina di Torrevilla, nata nel 1907, che ha votato per l’Oltrepò Pavese Doc, eliminando le tipologie Chardonnay Doc e Malvasia Doc pur essendone il maggior produttore. Un sacrificio, motivato dal Presidente della Cantina Barbieri, “necessario per fare chiarezza e pulizia”. Un doveroso chapeau ad entrambe le cantine.

Approvato il disciplinare del Casteggio Doc con sei mesi minimo di affinamento e una riserva a 24 mesi minimo, e, clamoroso, passa il nuovo disciplinare della Bonarda Doc, che potrà essere sia vivace che frizzante, ma non ferma. Anche l’Igt cambia nome e dall’indistinto, geografico stradale Provincia di Pavia passa ad un ben più adatto Colline Pavesi. Una Igt che non comprenderà i comuni di pianura e quelli posti al di là del Po.
E le rese, reali, vengono abbassate: la Barbera da 240 a 230 quintali ad ettaro, Croatina da 230 a 200. Rese più alte rispetto a quelle scelte nella propria analisi dall’Università di Milano scelte per accontentare quelli che hanno dovuto digerire le rese più basse delle Doc e Docg e per fare della Igt una sorta di “sfogo per il mercato”…

Anche in questo caso va sottolineata una posizione di grande responsabilità presa da Terre d’Oltrepò, che nonostante abbia soci conferenti in pianura, che avranno un danno da questa nuova impostazione della Igt Colline Pavesi, ha scelto, come ha dichiarato in un intervento molto applaudito il presidente Andrea Giorgi, di votare a favore, nonostante una perdita economica non indifferente… Doppio chapeau…

C’è di che essere soddisfatti dunque e guardare al futuro dei vini oltrepadani, alla loro immagine e credibilità, con una nuova speranza e fiducia. E c’è di che essere entusiasti di questa inedita prova di unità che il mondo vinicolo oltrepadano tutto inaspettatamente ha saputo dare oggi, in un 22 febbraio che verrà ricordato.

Come non chiudere dunque questa cronaca a caldo, resa possibile grazie al fondamentale contributo di una persona presente all’assemblea (che ovviamente non poteva essere il mio buon amico direttore del Consorzio Emanuele Bottiroli, troppo impegnato per farlo, ma un produttore amico che mi ha fornito una fantastica cronaca disciplinare per disciplinare approvato…), con le parole di un grande cantore dell’Oltrepò che a questa terra meravigliosa ha dedicato pagine indimenticabili? Come non chiudere con l’immagine poetica delle colline pavesi tratteggiata da quel Maestro che fu Gioann Brera fu Carlo, nativo di San Zenone Po?

“Guardo ogni volta commosso le colline pavesi, che sono il mio dolce orizzonte di pampini. La terra padana si ondula come un immenso mare sfrangiato in profili per me familiari fin dall’infanzia. Le onde sono di intenso verde e via via si fanno violette azzurre celesti fino a confondersi appunto, con il cielo. (…). Le colline emergono roride fuori dai bassi vapori di aprile. Lunghe trecce di filari ne compongono le strane e pur simmetriche pettinature. La vite è di un tenero verde a primavera: il grano di un verde metallico, quasi azzurrino”.

Evviva l’Oltrepò, gaudeamus igitur, nunc est bibendum !

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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5 Commenti

5 Commenti

  1. Riccardo

    22/02/2018 at 13:05

    Sicuramente una buona notizia per il territorio.

    Segnalo però un’imprecisione nell’articolo, ovvero nella parte in cui si parla di quell’imbottigliatore fuori zona. Se ha svolta tale attività precedentemente per due anni continuativi alla modifica del disciplinare può tranquillamente continuare a imbottigliare in futuro senza alcun limite temporale. Personalmente non sono affatto d’accordo, ma purtroppo la legge è questa e sempre purtroppo è chiara all’art. 35 comma 3,c del Testo unico:

    “In caso di presentazione di domanda di modifica del disciplinare intesa ad inserire la delimitazione della zona di imbottigliamento, in aggiunta alle condizioni di cui alla lettera b), la richiesta deve essere avallata da un numero di produttori che rappresentino almeno il 51 per cento, inteso come media, della produzione imbottigliata nell’ultimo biennio. In tal caso le imprese imbottigliatrici interessate possono ottenere la deroga per continuare l’imbottigliamento nei propri stabilimenti siti al di fuori della zona delimitata a condizione che presentino apposita istanza al Ministero allegando idonea documentazione atta a comprovare l’esercizio dell’imbottigliamento della specifica DOP o IGP per almeno due anni, anche non continuativi, nei cinque anni precedenti l’entrata in vigore della modifica in questione”

    Nella vecchia legge, la 61/2010 tale deroga andava rinnovata ogni 5 anni, ora, erroneamente a mio modestissimo parere, non ha scadenza temporali.

    • Franco Ziliani

      22/02/2018 at 13:12

      Lei ha ragione, però é accaduto così, e la scelta dei rappresentanti dell’azienda in oggetto di lasciare la sala dell’assemblea una volta approvato il divieto di imbottigliamento fuori zona dimostra che tale decisione fosse sgradita all’azienda stessa

      • Riccardo

        22/02/2018 at 13:16

        Ah allora bene! Magari non conoscevano la normativa però! Alla fine dovrebbero solo mandare una scartoffia in ministero, che in questi casi concede la deroga d’ufficio, non mi pare quel gran problema! In ogni caso non chiedono la deroga sicuramente sono tutti più contenti!

        • Marco B.

          22/02/2018 at 21:06

          Si trattava di avere o meno il diritto a frizzantare il Sangue di Giuda fuori zona di produzione, diritto che era stato perso già nella revisione disciplinare del 2012, se non erro. Oggi l’azienda Decordi proponeva di poter riprendere questo diritto, ma l’assemblea ha scelto la vinificazione in zona.

  2. Marco B.

    22/02/2018 at 21:13

    Chapeau a Torrevilla, rappresentanta dal presidente Barbieri! Ha difeso e portato avanti la riforma dei disciplinari in toto, scegliendo il bene comune all’immediato interesse personale. Questo è vedere e credere in un futuro migliore. Franco, prossima visita da fare in Oltrepò.

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