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My Wine Notes

Indignazioni

Finito il sogno franco inglese: il ritorno in Italia è subito rancido e nauseabondo

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Storie di ordinarie miserie professionali italiche

Questa serata provo un sentimento duplice e contraddittorio. Da un lato sono contento, perché dopo cinque giorni trascorsi in Francia e quattro giorni a Londra era giusto, visto che mi tocca vivere in questo Paese e non altrove, che riscoprissi e mi immergessi nuovamente nella misera realtà del vivere e soprattutto lavorare in Italia.

Era giusto che mi risvegliassi dal sogno dell’aver trascorso giorni sereni, felici, soddisfacenti, in Paesi civili, ordinati, culturalmente e socialmente avanzati, dove chi svolge la mia strana attività, quella di cronista del vino, e ha una lunga esperienza e autorevolezza vede riconosciuta la propria personalità. Così come accade con un notaio, un avvocato, un architetto, un qualsiasi professionista che in trentacinque anni di attività si sia fatto un nome.

Dall’altro lato sono letteralmente incazzato, e mi girano, cosa che non mi accadeva da almeno due settimane (beh, non ero propriamente contento quando ho scoperto che sul volo Air France da Montpellier à Paris qualcuno mi aveva fregato il cappotto…) le “scatole”.
Sono non so più se nauseato, offeso o divertito (a volte prendere certe cose sul ridere è la sola soluzione per non rovinarsi il fegato o diventare matti…), di fronte ad una proposta (inutile chiedermi da chi è arrivata, non risponderò) che mi è arrivata questo pomeriggio.

Mi è stato proposto di condurre una serie di degustazioni, che sarebbero durate ognuna due ore, con un “compenso”, diciamo così, che sarebbe stato ridicolo anche se invece di un professionista con 35 anni di esperienza fossi stato un dilettante alle prime armi…

Scandalizzarsi, urlare, incazzarmi? A cosa servirebbe? questa è l’Italia, un Paese dove ai giornalisti che collaborano con i quotidiani, quelli che ancora pagano, vengono proposti compensi di 20 – 25 euro (nel 1980 per i miei primi articoli mi venivano riconosciute 30 mila lire, divenute 50 mila nel 1984 quando scrivevo intere terze pagine per la Gazzetta di Parma o recensioni per la pagina dei libri de Il Giornale diretto da Indro Montanelli), dove chi scrive di vino o di food generalmente “si arrangia”, fa marchette, pubblica comunicati stampa spacciati per articoli, si improvvisa esperto, magari influencer… (de sto…).

Tutte cose, queste schifezze, di cui mi ricorderò bene domenica 4 marzo, quando in questo Paesello da operetta si svolgeranno le elezioni politiche, che nulla cambieranno, perché l’unica cosa che potrebbe seriamente cambiare questo stato di cose gommoso e stagnante, putrido, rancido e nauseabondo, sarebbe l’unica cosa seria che gli italiani non sono disposti a fare. Una rivoluzione. Siamo troppo buoni e ingenui per farla, stiamo troppo bene, c’è da pensare alle vacanze di Pasqua che arrivano, al campionato di calcio, a prenotare le vacanze estive. E a quali capi indossare dopo che sarà passata l’ondata di freddo…

Che dire? “Come ha scritto un uomo libero, un grande artista, che erroneamente viene ritenuto di sinistra ma che al massimo è un anarchico, Francesco Guccini, “Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse fare lo stesso,  mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso, e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!”

Attenzione !

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. antonio

    01/03/2018 at 09:28

    Tutto ciò è semplicemente agghiacciante!

  2. Paolo Boldrini

    01/03/2018 at 10:21

    Caro Franco, hai detto bene…molto bene: qui c’è solo da incazzarsi!
    Purtroppo ora siamo nel mondo degli “youtuber” e degli “influencer” (quanto mi fa inca…are sta parola!), praticamente del primo che si sveglia la mattina e pubblica online quattro stronzate…!
    Come del resto per una ragazza basta pubblicare due foto in reggiseno per dover leggere poi dai “giornalai” che quella tizia ha fatto il boom di visualizzazioni! Come controbattere, per non dire combattere, questo apparentemente inarrestabile declino?!
    Ecco che poi una consulenza professionale e qualificata, e non solo nel mondo del vino, viene valutata alla stregua di uno qualsiasi di questi soggetti….che tristezza…..

  3. Silvana

    02/03/2018 at 16:17

    “Ci regaleresti un tuo pensiero in termini di comunicazione?”
    “Nel senso di un pensiero che sarebbe una strategia di comunicazione?!”
    “Beh … sì, tu sei una grande esperta …”
    “E, scusa, a voi vi pagano?”
    “Ma certo, è il nostro lavoro!”
    “Allora io vi metto giù una strategia di comunicazione, da esperta quale sono, emetto fattura e mi pagate, no?”
    Alla fine mi hanno pagato, ma quello che non osavano dirmi era che i miei capelli che stavano schiarendosi di bianco, li autorizzavano a confondere la mia esperienza con l’età della pensione. Da sfruttare per avere consulenze gratuite.
    Il mondo è degli straccioni, ma beninteso di quelli che ritengono gli altri “straccioni”, a cui fare l’elemosina. Perché al medico esperto sono disposti a pagare qualsiasi cifra, magari anche in nero (ma ci sono moltissimi medici onesti in giro!), ma per altre consulenze, che fruttano ai committenti guadagni ben precisi, si fa finta di niente.
    Se ti chiedono – con la tua esperienza e con l’attenzione che gli appassionati ti dedicano – degustazioni pagate quella cifra miserevole, fai il nome e manda a quel paese.

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