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My Wine Notes

Enovarie

A Sorgente del vino live 2018 tanti vini del Sud (e isole) mi hanno emozionato

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Portate pazienza, anche se Vino al vino è rinnovato nella sua veste grafica e questi cambiamenti pare che piacciano, il poco tempo di cui dispongo tra un impegno e l’altro prima di partire, venerdì 16, alla volta di Montpellier per Vinisud, Mondial des vins Mediterranéens (il bacino del Mediterraneo rappresenta il 29% della produzione mondiale e il 28% delle esportazioni mondiali) m’impedisce di approfondire, come vorrei, e come farò sicuramente al ritorno, il discorso sui due giorni trascorsi a Piacenza per l’edizione 2018 di Sorgente del vino.

Sono stati per me due giorni interessantissimi, gioiosi, spesi bene, ricchi di insegnamenti, che mi hanno permesso di scoprire piccole aziende di vini naturali e vini, alcuni davvero straordinari, che non conoscevo, e se devo trarre una conclusione è che tra i vini che più mi sono piaciuti larga parte sono vini del Sud. E delle isole.

Oltre ai Pallagrello della brava e simpatica Paola Riccio Alepa (il suo Pallagrello nero 2010 è stato forse il vino in assoluto più emozionante insieme ad una fantasmagorica Barbera del Monferrato 2004 delle Cantine Valpane di Pietro Arditi), mi accorgo che quattro tra i più strepitosi vedono assoluta protagonista la più grande uva rossa del Sud, l’Aglianico.

I primi due, Antelio e Camerlengo sono Aglianico del Vulture dell’azienda Camerlengo del simpaticissimo architetto Antonio Cascarano, personaggio di contagiosa simpatia, poi c’é il Taurasi, classicissimo, esemplare, di Contrade di Taurasi Cantine Lonardo, nonché i due cru Vigne d’Alto e Coste. 

Poi la bella sorpresa, ringrazio Cascarano che mi ha consigliato di assaggiarli, il Taurasi Padre e il Coda di Volpe macerato, di La Cantina di Enza, ovvero Enza Saldutti, deliziosa produttrice, anche di una rarissima Coda di Volpe rossa, di Montemarano nell’avellinese. Con tutto il rispetto del Nero d’Avola e di tutti le altre bellissime uve rosse del Sud (Negroamaro a parte, che adoro…), con l’Aglianico é un’altra categoria, tutta un’altra musica….

Ancora Sud, Calabria, la vivacissima area di Cirò, con Cataldo Calabretta, e la sua magnifica Calabria Ansonica 2016. Il bianco complesso, inebriante, mediterraneo, ma ben teso, secco, elegante, grasso, profumato di erbe aromatiche, che non ti aspetteresti nella magica terra calabra, ma che invece, eccotelo lì nel bicchiere… Questa giovane nuova Calabria del vino comprende oltre ai vini sempre migliori di Sergio Arcuri e di Cote di Franze il Terre di Cosenza Magliocco di Giuseppe Calabrese vignaiolo in Saracena.

Grandissima sorpresa sono poi stati i tre vini della piccola cantina sarda Cantina Canneddu di Mamoiada, patria dei Mamuthones. Cantina giovane, nata nel 2015, da tenere d’occhio, anche se sono già una realtà. Tre bei vini, un bianco, Delissia, dalla sconosciuta e autoctona uva denominata “granatza”, forse una variante di Vernaccia, uno spettacolare rosato di Cannonau 2016, dal colore e dai profumi meravigliosamente freschi, goloso e carnoso, ma vivo e sapido al gusto, ed un grande Cannonau 2016 da vigne di 80 anni, equilibrato, polposo, ricco di energia, austero quanto basta e di grande tessitura. Cantina Canneddu fa già parte della mia Sardegna del vino da seguire e da bere.

E poi, non fate i pignoli dicendo che non era calabrese, ma lucano di Lagonegro, ma io quando trovo vini di tale straripante felicità espressiva, solari, mediterranei, non posso che pensare a questa magica canzone di una voce unica che ci ha lasciato troppo presto, Pino Mango…

Attenzione!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Silvana

    14/02/2018 at 12:55

    Giusto due parole, per dire che questo restyling mi piace. Mi piace come si apre la pagina, il modo svelto (ma non spiccio) in cui si legge il sommario, il nitore, eccetera.
    Lo prendo come un cambiamento di passo; uno sguardo – sempre zilianico – attualizzato, quello di uno che ha incontrato compagni di strada che sanno distinguere il grano dal loglio (e non “dall’olio”, come scriverebbe quello là).
    E’ il debutto di una nuova stagione; in tempi così sempre più litigiosi, vedo uno Ziliani sempre più tosto, mai bonaccione, meno ciclotimico. Tutti dovremmo provare a essere meno ciclotimici, frequentare i buoni vini di cui parli e di cui leggiamo, facendo tesoro dei tuoi consigli. Buon San Valentino.

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